venerdì 31 dicembre 2010

cose che non avevo pubblicato prima che l'anno nuovo arrivasse

facciamo pure che per l'ultimo dell'anno ti racconto come mi sento,tanto dicono che cambi tutto dopo la mezza notte e in sostanza metà di questa giornata è già andata,che ti costa,in fondo..che mi costa,in fondo..

"come sciabole negli occhi",non riesco a smettere di pensarci da ieri,e l'associo a te,unico vero dolore ancora pieno.sei vittima della mia elaborazione ma sei scappata alla digestione.niente metabolismo assassino,non ancora.ma vedrai,un pò di tempo e poi..un pò di tempo ancora e magari..
ho ripreso ad usare questi fottuti puntini di sospensione.ma tanto è l'ultimo dell'anno e mezza giornata e già praticamente andata e allora sarà che posso..e allora sarà che..
dove sei?


cose che ho capito e imparato quest'anno:
ad andare più veloce della luce;
a stupire me stesso;
a fare buoni risotti con il radicchio tondo che è meno amaro di quello lungo (ma anche con quello lungo i risotti vengono buoni);
a respirare di nuovo,a fermarmi a scrivere e appuntare al sole;
a guardarmi nello specchio e a uscire di casa con estrema leggerezza anche quando mi faccio particolarmente schifo;
che posso bere tantissimo,davvero tantissimo te,più di quanto ne ricordassi;
che posso disegnare meglio di sempre(il sempre che viene prima del sempre di domani);
che Como è bella anche quando piove;
che basta un sorriso a farti dimenticare tutto;
che ballare sotto la pioggia era la sensazione migliore che avevo lasciato indietro;
che mamma e papà mancheranno anche a 30 anni,specialmente se torno a casa così poche volte l'anno;
che l'amore è più incoerente di quanto lo ricordassi ma che non è stupido,sa il fatto suo e se gli stai bene torna a trovarti;
a vivere da solo,per davvero.stando bene!
a fare più cose e a dirne di meno;
a mettermi in gioco,ad allargare le braccia e cantare in metro anche se sembro pazzo;
a vivere senza di lei e a vivere senza di lui;mi son detto che tanto senza di loro ci son nato,prima o poi avrei ritrovato un equilibrio..
(quei puntini di sospensione significano che la stabilità non è perfetta,giacchè si va solo in avanti ed una volta che qualcuno c'è, è difficile viverci senza.ma succede.e devi affrontarlo,e va bene così.);
a capire che non sono più quello che ero,che ora mi sento meglio,ho fatto pace con me;
che prima o poi tornerò a dipingere e che allora sarò davvero felice;
che viaggerò da solo quest'estate e mi andrò a prendere il mio pezzo di vita senza farlo decidere a nessun altro;
che mi manchi,che non siamo più quello che eravamo,che ho perso fiducia e tanta e non solo in te..
che voglio ritrovarla ma so che servirà altra vita,altro ossigeno;che non so se in tutto questo, ci sarà ancora nuova aria per noi;
che so essere un sacco simpatico,che non sono più cinico,anche quando va tutto storto;
che stare fuori ti porta inevitabilmente ad un'evoluzione che in pochi sanno decifrare al tuo ritorno;
che le mie mezze misure non sono più così mezze;
che non mi sta più bene l'ipocrisia,smorzo subito anche la mia;
che so amare e anche tanto,a dispetto di tutto,a dispetto di quello che pensavo;
che se avessi deciso io le sorti del mondo,allora Freddy Mercury sarebbe ancora vivo e si godrebbe la vita lontano dalle voci e le infamie, e Oskar sarebbe vero e abiteremmo vicinissimi, e quell'incidente due anni fa non ci sarebbe stato, e che il mare sarebbe pulito ancora, perchè il petrolio sarebbe cioccolato, e comunque sempre una droga meno schiavista dell'amore per il futuro sconosciuto,la vita in se,e la Huston starebbe bene e canterebbe ancora;
che prima o poi cambierà tutto un'altra volta,che la libertà ha una casa e quella casa sta nei tuoi polmoni;
che Milano mi ha cambiato ma che ogni volta che torno a casa,una volta appurata la mia posizione geografico-emotiva,c'è una parte di me che risale e scopro che "mi manco" e capisco che sono ancora vivo;
che mi bastano solo due anni e poi tento il salto;
che ci sono rapporti speciali che si curano da soli,anche se sai che devi prendere e andare,che li non è casa;
che io imparo dai bambini;
che mi emoziono per ogni stronzissima virgola,che tutto questo è un corridoio di preparazione in cui io non vivrò in eterno,che nel frattempo posso mettere i miei sogni nell'incubatrice;
che le persone di cui senti parlare sono diverse quando le senti parlare;
che i fastidi ora si sbrandellano presto,tanto poco mi interessa stare male;
che i vuoti ci sono,è umano sentirli,è giusto non ignorarli,è necessario non ingigantirli,prima o poi saremo più sereni di così,se pensi che fin ora siamo arrivati fino a qui.

Ho voglia di sorridere stasera,ne ho davvero voglia perchè ho passato due giorni ad accasciare la testa contro il finestrino e questo significa che mi sono lasciato trasportare dal tuo costante fluire via. ed io non voglio,non voglio respirare il tuo abbandono,non voglio sentirmi stanco,voglio solo sentirmi così,come mi sento adesso,con la voglia di iniziare qualcosa di nuovo,di più bello,in un posto più fresco,in una stanza senza bugie,anzi,vorrei iniziare tutto all'aria aperta.
Se fossi io a decidere le sorti del mondo,ti lascerei comunque andare anche se magari accenderei un lumino in più a ogni singhiozzo di speranza.
il fatto è che l'ultima volta che ho ricordato cos'è il singhiozzo,è stato perchè Ernesto sobbalzava.Ernesto è un bassotto.

lunedì 6 dicembre 2010

ma questo non era il governo del fare?


"ma questo qui non era il governo del fare??! ma allora fare,fare,non grattarsi le balle!"

e che parole devo aggiungere io?

giovedì 2 dicembre 2010

somma randommizzata di briciole


(i miei appunti su una conversazione telematica. che forza!!!)

non riesco più a scrivere e pubblicare tra i muri naba ma cerco di farlo in qualche ritaglio di tempo quando sono a casa e il suono dell'aggiornamento anti-virus mi avvisa che il pc è connesso alla solita linea da scrocco.
sostanzialmente questo è un post-somma.
un post somma di piccole briciole.Un pò random!
perciò,pur conservando inalterata la mia tranquillità è successo che:
che ho parlato con Arachide,mi ha aggiornato riguardo alla sua situazione sentimentale,a quello che pensa di fare,a quello che hanno pensato di fare e dire gli altri attorno a lei.Ci sarebbe da dire "ASSURDO!!!" ma ormai ci siamo abituati all'assurdo e ancora c'è da capire in cosa quest'abitudine ci abbia migliorati e in cosa no.
Lei è arrabbiata e delusa:ottime basi per credere in un riscatto del proprio benessere.
Io solitamente una vera abitudine non so portarmela dietro per troppo tempo.
Poi è successo che ho provato a dire che mi dispiace,perchè è vero,anche se devo ancora digerire tante cose.
E' successo che sono stato a Pavia dalla NanaNina per il suo compleanno,che mi ha sconvolto parlando tranquillamente,che mi ha fatto ricordare com'è che ci si sente vicini dopo un anno come se fosse passato un solo giorno.
Poi è successo che per caso abbia saputo altro di quello che mi porto in giro da una vita:le voci strane degli altri.Si,sempre quegl'altri.che ti fanno incazzare alle volte!
Ho saputo che ancora una volta è stato facile inventare bugie,metterle in giro come fossero dati di fatto,come se poi non compromettessero nulla.Si badi che ho imparato a reagire non calcolando il contenuto assurdo di quelle parole,solo che ancora alle volte mi chiedo perchè,come mai io;non mi conoscono nemmeno.
Poi ho sommato in un piccolo puzzle anche certi discorsi,certe frasi,le opinioni riguardo a quell'unico aspetto su cui sembra bello interrogarsi solo perchè io poco mi esprimo.Sarebbe bello poter uscire da me,capire quel divertimento.
E allora arrivano,i pareri,senza averli chiesti,senza averli sollecitati,semplicemente arrivano in un'onda frenetica di rigurgito e sproloquio:"so che sei bianco,sei nero per forza,sicuramente sarà giallo!"
Fate voi,prego!
si,lo so che già si sente che mi annoia,scrivo vivido.
non mi interessa cosa,non mi offende un parere o l'altro,la parola,il pensiero,non è quello:mi infastidisce che sia in esame ogni volta o mi da fastidio che Nicolò sia sempre accompagnato da una definizione sintetica e dedotta.
Ma perchè vi importa?

Poi ho sentito la Poetessa,giusto stamattina,dice che viaggia in cerca di se stessa,ha chiesto un parere ed io spero che presto lei si rassereni l'animo.
Ieri poi,è successa una cosa bellissima:ho visto per la prima volta dopo tanto tempo una immagine concreta del futuro,nemmeno troppo lontano:ho visto un frammento della mia prossima estate.Voglio che si avveri,mi ci impegnerò.E ancora sorrido!
Ogni tanto ripenso ai treni,ai pensieri che ho lasciato su quei sedili durante le corse;penso anche alla gita al lago.E' stato come concedersi una pausa dal mondo per un attimo.Faceva freddo,ma nemmeno troppo poi :) .
E poi ho visto i vestiti del papà di Maja e Sanja in compagnia di altre care amiche e con Maja siamo andati al mercato e c'è un nuovo tipo di sguardo adesso,forse ci capiamo di più,forse abbiam voglia di impegnarci a farlo o lasciare che accada.
E poi,e poi domani faccio colazione con la mia adorata Laura e il Puffo e poi pranzo e film con Lyana e Consuelo.

Ieri sera mi sono mancati i miei più del solito.Due lacrime giù me le sono concesse, sorridendo a tutti prima di dormire.

E poi la vita è bella,anche se ci sono mille motivi per cui incazzarsi perchè gli uomini,quelli si che sanno essere orribili!

martedì 30 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

appunti su Lisbon Story


Teresa la Cantante: È preoccupato per Frederico?

Teresa la Cantante: Tornerà,è solo un pò..

Philip Winter: e già, un po'..

Teresa la cantante: già!

Teresa la cantante: Ce l'ha una chiave della casa?

Philip Winter: No, tanto la porta è sempre aperta

Teresa la cantante: una è meglio averla. Ecco, prenda la mia!

Philip Winter: è anche quella del suo cuore?

musicista Madredeus: lei ora ne è il custode

Philip Winter: cos'è la chiave senza un bacio?!


“Il suono dell'assenza di Frederic!”


Philip Winter: grazie per la tua cartolina.

Teresa la cantante: l'hai ricevuta?!

Philip Winter: Mi sei mancata.Che mi dici del brasile?

Teresa la cantante: fantastico.

Philip Winter: raccontami tutto!

Teresa la cantante: volentieri ma non ora.

Philip Winter: quando ?

Teresa la cantante: più tardi...come va la tua gamba?

Philip Winter: ooo uff e.... le tue come vanno e come,come vanno le tue labbra ,come va il tuo collo,come vanno i tuoi occhi,come va la tua voce?!... sei talmente bella....

Teresa la cantante: torneranno tutti tra un paio di giorni

Philip Winter: e come faccio a ritrovarti?

Teresa la cantante: lascia la porta aperta!

Philip Winter: dormirò sulle scale!

(c'è tutto il mondo che ti viene in aiuto quando non riesci ad acchiappare un pensiero tra tutti quelli che ti svolazzano attorno.e allora adesso sono frasi,piccoli imput,viaggi brevi.Va benissimo così.non so trovare conforto che nella nuova aria da respirare.nulla,nulla che parli di passato,nemmeno un attimo.l'aria attorno,sarà anche bizzarro e poco romantico,ma dell'aria attorno è l'unico abbraccio che sono in grado di sentire davvero adesso.respiro la vita..perchè domani finisce in fretta ma oggi è ancora qui.)

venerdì 19 novembre 2010

la mia vecchia stanza era il mio blog

video

la mia vecchia stanza ne ha viste di cose.
era uno spazio in continua ricerca,con un'identità sempre in nuova definizione.
la mia vecchia stanza c'ha sui muri la mia vita scritta ed ogni tanto,quando posso tornarci,aggiorno il percorso lasciando una traccia nuova.
la mia vecchia stanza era il mio blog.
anche i muri hanno le tasche,spazi per i commenti,le tags sconclusionate per associazioni allucinate.
la mia vecchia stanza ha profumato di vita,sempre,anche quando spegnevo la luce e mi chiudevo la porta alle spalle.
il posto magnifico,immaginifico al quale oggi faccio ode.
è la mia vecchia stanza e chi ci è passato sa che dire "è" può essere abbastanza.
la e con l'accento il cima vuol dire vita e la mia stanza lo sa!

giovedì 18 novembre 2010

giusto il tempo di una canzone



un pensiero malinconico,
che dura giusto il tempo di una canzone.
Oggi,che è un giorno in cui piove e l'aria è triste ma felice.
scommetto che anche durante il temporale peggiore saremo sempre in grado di costruire qualcosa dal nulla,di metterci all'opera anche senza le basi,per pura necessità di resurrezione.
Siamo fatti così,noi:ci attacchiamo alla vita come un avido a una coscia di pollo nel giorno in cui ha più fame di tutti.
E anche se mi ignori,non smette di battere niente,ho imparato a distinguere i momenti morti dalle pulsazioni morenti.Sono due cose differenti,spesso anche indipendenti.
Sii felice,ombra d'una amica.
Pensandoti,non ho altro desiderio più grande.

uova


Uova


fotografate,illustrate,rotte,mescolate,infornate,bollite,osservate,associate,mangiate..

sempre per un motivo,anche quando non lo dici,anche quando non lo sai.

Dentro alle uova,fuori dalle uova.

L'intimità,lo stato embrionale delle cose,il potenziale di vita inespresso.

Tutto sottoposto,anche contro la mia volontà,agli occhi curiosi,invasivi,scrutatori e indelicati del mondo,del “fuori dalle uova”.

Ma crescere e cambiare significa accettare che qualcuno ti cali le mani nello stomaco e vedere che succede.E' da tanto tempo che me lo dicono ma è solo da questa estate che davvero io so osservarlo,il cambiamento.E' una cosa naturale,è come imparare:ci va di pari passo e si esprime un pò alla volta che quasi non ti accorgi.Anche se in verità in altre ti sorprende; I ritmi sono strani e tutto si stravolge e tu non lo sai gestire.

E il mondo si spaventa a guardarti.E tu devi dargli del tempo,ma non il tuo,non tocca a te.

Dopo quella esperienza,dopo una strana amicizia,dopo un anno intenso a cercare di capire,a non sapere dove andare,tutto in un book che c'ha dentro la mia vita passata(nessun aggettivo,basta,è stato quel che è stato) messo in mano ad altri,adesso un box 40x40 di plexiglass,chiuso per due anni con dentro “pezzi di fuori” e “pezzi di dentro” di un uovo, a stabilire una realtà che conosco e che non mi andava di pronunciare stasera.

Perchè tutto può cambiare;non credete a chi vi dice di no,anche se quei “chi”spesso siete voi..e spesso anch'io sono uno di quei “chi”.

Che male potrà fare guardarlo?Che male se,mentre cammini trasportando quella scatola,il micromondo dentro trema e si risistema sbottando in quattro angoli e poi nel centro?Non è forse già successo in altre scatole più grandi,non è forse già successo prima d'oggi?

No,non è una vera domanda,io ho la mia risposta,ed ho anche la vostra,perchè in tal caso sembra l'unica.

Presuntuoso?!Sperate di si,altrimenti vorrebbe dire che voi non esistete.

E sono uova,non a stabilire chi sono o chi ero,non a stabilire me o qualcun altro,in realtà a non stabilire.E poco importa quel che ci vede un altro:puoi invitare ad osservare,puoi anche inorridire,non sta a te decidere reazioni,cuoriosità e smarrimenti dei pezzi di dentro e di fuori di qualcuno che non sei.Io ho deciso di osservare,di forzarmi un pò,di provare a guardare da vicino il circuito invisibile,monitorarne il divenire.

Cosa è cambiato?

Ho chiuso le porte che intendevo chiudere da tempo,ho detto I miei no e poi ho iniziato a dire anche I miei si;a pensare che è questione di atteggiamento,di equilibrio precario tra decisioni ponderate e scelte impulsive,tra pentimento e coscienza,tra dispiacere ed esperienza,tra vita e morte.Faccio adesso della vita il mio più grande interrogativo senza affogare in un pessimismo limitante,sperimentando cure preventive alle patologie ed accettando che il malanno se ti becca,ti becca;guarire è scelta,è sacrificio,è forza,è bellezza,è condizione esistenziale.

Tra dentro e fuori,tra rumore e silenzio,tra passato e presente,tra quel che posso e quello che potrei, non butto niente e lo metto in saccoccia perchè se tutto è fermentato fino a qui,tutto continuerà a mutare anche oltre.Ad esclusione di nessun passaggio,nemmeno quello della morte, o della vita dopo la morte.

lunedì 15 novembre 2010

martedì 9 novembre 2010

sotto il cavalcavia

attraversando la strada,sotto un cavalcavia,mi son chiesto:chi non ha mai visto il mondo con i propri occhi,purtroppo,i colori sa immaginarseli?
mi sono risposto di no e mi si sono appesantite le scarpe;ho pensato a tutto quello che io non so fare ad occhi chiusi ed ho capito che sono io a non saper immaginare i colori perchè li conosco già.
mi si sono alleggerite le scarpe ma a metà.
ho scrollato le spalle ed ho superato quel pezzo di strada,sotto il cavalcavia.
poi ho pensato che Bjork m'avrebbe aiutato anche se non sapevo bene in cosa.

lunedì 8 novembre 2010

appunti,sulla circolare sinistra


perchè diventiamo capaci di fare grandi discorsi che sembrano poterci cambiare la vita,rivelazioni di un minuto che si aprono come portoni dietro i quali ci impegnavamo a citofonare da un pò e poi si crolla ancora?
perchè siamo così tanto affezionati al dolore?
perchè se racconti una storia o la tua storia,quando "gli altri" sentono l'odore di una ferita si fermano a dirti che ne avete una uguale ma che la loro è peggio,fa più male?
ma che gioco è questo?
non mi piace,ora che sta cambiando tutto.
no,non sono disposto alle contaminazioni nere quando potremmo alleggerire il carico e ripartire,in qulunque modo,con qualsiasi soluzione.
bisognerebbe imparare che non è questione di quanto la vita ti condiziona ma di come tu condizioni lei.
io mi sto appuntando la lezione.

mercoledì 3 novembre 2010

meno male che ci sono le vecchiette qui a milano



MENO MALE CHE CI SONO LE VECCHIETTE QUI A MILANO A RALLENTARCI IL PASSO(anche se non le ricopriamo di belle parole) E MENO MALE CHE CI SONO LE PATATINE ALLA PAPRIKA(perchè c'ho fame e non c'ho soldi,mica per altro!)

Ieri ho seguito la prima lezione di quel mostro di corso da cui tutti hanno tentato invano di mettermi in guardia,display;prima lezione: sound design.
Esaltazione pura!
Avevo mille domande e mille appunti da fare,mille osservazioni e mi pareva di sentire l'eco nelle testolone degli altri recitare: "tappati la bocca,secchia!".
Inutile dire che quell'eco non ha funzionato(forse non troppo inutile giacchè lo scrivo ugualmente.vabbè)
E allora abbiamo parlato degli studi e delle filosofie sul suono sintetizzandolo in un arco di tempo lunghissimo a pensarsi ma brevissimo a dirsi;siam passati in fretta dal sedicesimo secolo al finire del diciannovesimo,al ventesimo coi futuristi e gli "intonaromori";dal francese Schaeffer nel '48 al tedesco Karlhein Stockhausen nel '51 con lo studio fur elektronische musik per la ricerca dei suoni puri, per poi approdare nel contemporaneo tra Alva Noto,Sakamoto,Ben Burtt e Lasse Gjertsen...
tanta roba tra taxi driver,alien,wall-e,Alan's psychedeli breakfast dei Pink Floyd.
Allora,per riprendere il giuoco delle libere associazioni con Puppu e Lollo,ieri estasiato ho iniziato a fare attenzione a tutto e a indagare per scoprire se quell'attenzione ai suoni l'avessi già posta in precedenza.
Quasi otto anni fa credo d'aver iniziato davvero.
Ero in camera di mia sorella col suo stereo (perchè il mio l'avevo già rotto...ma và!)
e c'avevo caricato su un cd,ai tempi della finestra di fronte,ai perenni(sembravano interminabili) tempi da "Raul Bova è un figo",per lei,e "Senti la voce di Giorgia" per me.Ossessionavo i miei "ex coinquilini" con le sue canzoni.
Vabbè,comunque quel giorno ero li, nella sua stanza e tornavo indietro e ancora indietro e ancora e ancora su un verso che diceva "quello che non abbiamo",quel punto preciso li,capace di sciogliermi,quel punto preciso li,che sembrava che la voce si piegasse,si abbracciasse sola,come una donna nuda,esposta al vento.
Mi è capitato con le voci,con le lettere marcate,le parole modificate dalla lingua che batte sui denti più del solito,che resta li due secondi in più,ferma.
All'epoca forse puntavo più a quelle parole che alla musica,al suono che provenisse da organismi morfologicamente simili a me.
Col tempo ho talmente svalutato le parole,che anche se con le parole scrivo,se i pensieri sono fatti di parole,se parlare è fatto di parole,ho iniziato a cercare l'inesistenza del silenzio,o la verità in descrizioni espresse in linguaggi sonori differenti.
i tick-tock o i tick-tack,le mascelle;la porcellana;come nella canzone dei pink floyd,perchè con il rumore della porcellana puoi sapere grandi cose su chi la utilizza,la sposta;le fibre...la schiena sudata che alle medie si distaccava dal dorso dello zaino,lo corde da tirare per stringerla addosso,l'attrito;le ciglia,dannate ciglia dall'amore facile;le mani,l'incastro fa rumore;i passi,che hanno infiniti suoni,dipende da dove cammini,dipende da come cammini;quel ticchettio della penna,il legno della matita che si incrina e si spacca sotto i denti d'avorio,la felpa,il cotone che striscia sulla tua pelle,il mio ginocchio contro il tuo,tamburellare di dita,risucchio di saliva nervosa,i capelli mossi dalla mano,il rumore sottilissimo di quel morso alle labbra,le ruote,rugose come le labbra,che sgommano via,le pietruzze dell'asfalto,una contro l'altra,l'altra contro l'una..le mie chiavi di casa.
oddio,che interminabile elenco potrei tirar già.é una vita che conservo sensazioni.Anche i brividi fanno rumore.
Avevo la presunzione di sentirmi alieno nell'appoggiarmi alle note quotidiane,mi pareva fossero il mio universo parallelo dentro alla bolla che escludeva gli altri.
Li additavo,"superficiali",dicevo,li giudicavo.Cattivissimo,ignorante,beando me stesso in un distacco di cui colpevolizzavo gli altri,famosissimi,ignoti,altri.
Senza contare che la placchetta metallica delle nuove scarpe da ginnastica, stava già tintinnando contro il bullone di un tombino in piazza Vittorio,accomodata ai piedi di qualcuno che mi vedeva ridere in lontananza,puntando me e pensando "gli altri!".
L'avessimo saputo tutti quel giorno,in piazza Vittorio che nessuno e tutti eravamo "gli altri",immagino ci saremmo sentiti meno soli e un pò più liberi di fare attenzione ai suoni,di parlare un pò di meno.
Da piazza Vittorio in terra mia ai tavoli di fòrmica qui,in Nuove arti a Milano.

MENO MALE CHE CI SONO LE VECCHIETTE QUI A MILANO A RALLENTARCI IL PASSO(anche se non le ricopriamo di belle parole)

martedì 2 novembre 2010

le decisioni importanti


ascolto i velvet,non mi deprimono più.
Ritorno a pensare nei giorni "tutti da rifare",sotto "la pioggia di stelle".
Io oggi penso solo a me,accetto incarichi e proposte,accetto che la mia vita cambi,accetto me,i miei colori strambi.
accetto,oggi,di prendere decisioni importanti,come la decisione di svegliarsi ed essere felici,così,per gli stessi identici motivi per cui ero triste ieri.
Mi chiedi come sto? Come un pittore impazzito,euforico!Mi chiedi perchè?
Ti rispondo "la vita",la bevo.A ritmi miei.Sto bene e bevo,rido per il singhiozzo di quando sono avaro.
Crescere vuol dire tante cose,ma togliamoci dalla testa che ne trarremo certezze,non succede,succede solo che impari a decidere,anche quando non hai idea di quello che sarà.
E' bello curarsi,riprendersi,perdonarsi,darsi nuove possibilità.
Ritornano i colori,uno ad uno o tutti assieme e li riscopri,e quante belle storie.
No,non sono andati via i problemi,non sono andati via quei motivi lì,li ho stesi tra i panni bagnati,attendo che s'asciughino,mi fido del sole anche se pallido,mi fido di me.
Mi fido delle mie mani.Hanno tanto da fare.
E' un viaggio dentro la vita,la mia,per raddrizzare tutte le mire sbagliate,per centrare i barattoli,per scansarne qualcuno magari,massì!
Aspetto la prima neve,non più la prima nave.
So nuotare con le braccia mie.
Decido di stare bene!

giovedì 28 ottobre 2010

t'ho fottuto


(non so quanto tempo fa,con Ly' alla mostra di Ivan)

e vabbè,facciamo così,giacchè di cose ne sono successe,giacchè mica non ho niente da raccontare,giacchè dico troppi giacchè.
allora mi tocca di prendere a picconate questo muro scritto perchè voglio scrivere ancora e mi sembra di aver bisogno di uno nuovo,e prendere a picconate pure il muro anti-tempo,che è stato parecchio ingombrante anche quello ultimamente.

"Maddai,Nico,Gnico,Nì,dimmi tutto che già vedi che saltello sui miei piedi che non riesco a metter il fuoco basso sotto il pentolone curiosone.."
"innanzi tutto,non chiamarmi Nico così non mi viene voglia di prenderti a cazzotti ma magari mi viene la voglia di raccontarti!"
ecco,mbè,comincio ad elencare più o meno (tanto so che poi vomito parole) così ci prendo gusto e almeno rompo il ghiaccio.
Ho sentito Annalisa.Si,altro nervosismo,altra rabbia,altro bla bla del cazzo ma è perchè mi sento cambiato,cresciuto e fottutamente stanco.magari sbaglio,magari è insofferenza,magari le sto pure rompendo le palle ma un pò me le son rotte pure io;
Ho scritto a Cinzia,che una risposta se la meritava,i miei amici li sto trascurando un pò ultimamente ma questo è sempre per il muro anti-tempo,non è propriamente colpa mia,cioè si,anche,ma tra raffreddoraccio,notti insonni,tentativi disperati di finire e consegnare,progettare e i tentativi di tentare a tentare tentando d'essere felici.mb'è oh,che volete,il tempo se ne va.che il tempo è più fisico di quello che sembra.e passa lui,pure il fisico passa.
Vabbè ma pure la scrittura è fisica.e ultimamente non c'è stata.mò c'è.almeno tento di tentare.
-si vabbè ma mò che c'entra?!-
ZZitto(con due zeta)che continuo.
Vabbè,siamo andati a sentire gli Hurts,che sono dei grandi anche se noi non abbiamopotuto ballare ma almeno abbiamo pianto e saltato.Dò di più perchè dice che la musica è tanto intima,che svuota e riempie.C'ha ragione che è invasiva e pure prepotente,mica te lo chiede il permesso,anche se son convinto che la nostra è proprio una resa a prescindere,glie lo daremmo comunque il via libera.
stupidi quelli che non vogliono sentire "quellacanzonelà"perchè "i ricordi,sai i ricordi,i ricordi fanno male.." e sì,grazie al cazzo,lo sappiamo,i ricordi fanno male ma mica puoi punire la musica,ascoltatela e esorcizzatela.Comunque questo è il mio ennesimo tentativo di monopolizzare tutto con le mie idee.è che sono presuntuoso quando sono accellerato,ma presuntuoso buono,dico io.mi sento bene,cazzo.sono io.
Ah mi sono tolto le scarpe per farle fotografare a Dò che ha detto che era la foto più strana che stava per scattare tra quelle già collezionate per il suo progetto.Minchia se è uscito bene.Ma lei è sempre stata una tipa interessante,stimola,a differenza di tanti.
ok,che altro ho fatto?!
Ho disegnato e disegnato e disegnato e bevuto quella fine di tequila con Puppu e ci siam fatti in tre gli spaghetti piccantissimi col peperoncino bruciato ma solo perchè lui ha sbagliato ma non lo voleva dire;pure il pepe c'ha aggiunto.
DEVO COMPRARE I PENNELLI E I COLORI,voglio sfruttare l'entusiasmo.
In brera siamo andati con Lollo,ci siamo respirati una bella aria di vinello profumato,la musica vicino alla gelateria che le ricordava il viaggio a Nantes che le è un sacco piaciuto;abbiamo fatto i turisti in questa Milano-corridoio e ci siamo visti in silenzio la mostra di alcuni artisti per sopperire alla porta che ci hanno chiuso a corso como 10.che sfiga.ma almeno abbiamo mangiato i biscotti tedeschi.
Mi sono appesantito un pò le scarpe (citando il mio amico Oskar,che è un grande!) con il gruppo da cinque che è difficile far funzionare ma alla fine ce la si è fatta.Abbiamo pure deciso una collezione durante un aperitivo.difficile da crederci ma quella sera abbiam lavorato e io ho scoperto che se sto in giro nel casino lavoro meglio.mi eclisso meglio.Ho inventato nuove definizioni,slogan e grafiche.niente male in tempi da record!L'ho detto a Lollo,mi sa che prima o poi ci toccherà stilare la nostra lista di caffetterie e vinerie preferite.previa calcolo veloce ed approssimativo dei rimasugli nel portafoglio.ma veloce veloce,giusto per non scoraggiarci :).
Lavorare sotto pressione,pare dia frutti.Abbiamo parlato con la prof dei suicidi di massa dei giappo,ho detto che non sono razzista ma ho paura dei giappo lo stesso,lei s'è messa a ridere e ha detto che "loro se gli va male a lavoro scappano a buttarsi sotto una metro",ne parlavamo in modo facilotto,chiaro,lungi da noi sminuire la questione con una dose di tuttologia ma le ho detto: "prof,secondo me tra un pò lo faranno anche i milanesi!".S'è messa a ridere di nuovo.
ecchè ti devo dire più?...Si,si,mi piace scrivere sgrammaticato mò che vuoi?! ah ok!
Ho riscoperto un pò di autostima,lo sai?! minchia se serve.
S'è progettato tre collezioni in due settimane e mezzo,praticamente inventato un esame dal niente,elaborato trame,discorsoni,concetti,tessuti,maglie..tè,caffe al ginseg,takiflù tarocco style,amicizie,nervosismi,malattie.uno zainetto bello pieno per un bimbo che come me ha appena iniziato ad andare all'asilo,no?!
vuoi sapere come è andata,dici?!
Mbè trenta.ma non è quello,è che una prof innamorata degli studenti non è che la trovi in giro così facilmente,ed è che la mia voglia di lavorare mica è sempre così stimolata,è che tante cose.
Mi sto riscattando di tante cose che ho fatto e mi son fatto!Ce la dobbiamo fare a spaccare quest'anno,cazzo,il potenziale che ho tanto lasciato a dormire non è svolazzato a posarsi in qualche altra vita!
La vita è come vuoi che sia??! frasaccia,sai,ma per fortuna dico io! almeno non è noiosa.
Senza delusioni,scazzi,complicazioni,chi saremmo mai?chi e come ci stimolerebbe a nuovi pensieri,chi ci spingerebbe a divincolarci in cerca di nuove soluzioni?
Artisticissima la vita,noi siamo burloni,lei peggio di noi ma non è mai un gioco a peredere anche se per noi è una soddisfazione poterlo dire quando dobbiamo fare i depressi cronici.
Sono tornati i Negrita nelle orecchie,lo sguardo volpino sotto le sopracciglia.
RESPIRO RESPIRO RESPIRO!
l'odore del caffè è una figata,il sapore non troppo.
Ho mandato giù pillolette omeopatiche e strana carne cinese con spaghetti viscidosi e piccanti.e una tortina fumante di mela e marmellata e un nuovo cookie...e un altro paio di cose nuove.
Devo dire a Marica che sto mantenendo la promessa su tutti i fronti.
mi sto riempiendo,devo andarlo a gridare sulla tibaldi e un pò più giù sul naviglio.
ho scritto,pure tanto,non vedi?
t'hoo fottuto,muro del cazzo!
:D
to all

giovedì 21 ottobre 2010

.

non riesco a scrivere!

lunedì 11 ottobre 2010

il cane corre


"Era solo un cane ma con se si porta la certezza di aver affidato la tua vita a persone sbagliate. Solitudine e smarrimento. Non era un cane piccolo e indifeso, ma un cane che incute timore e riverenze. Troppa importanza agli altri. Poca a te stesso."

Ho bisogno di bloccare questo sogno,prima che scappi,prima che si dissolva senza più ritornare.

Siamo partiti con quella vecchia macchina scura,probabilmente era verde ed io non vi conoscevo,la vostra fisionomia non mi ricordava nulla di familiare.Ricordo che c'era un sole d'agosto rovente,che io dovevo recuperare le ciabatte insabbiate del guidatore prima di salire a bordo.

Cerco di tornare indietro,di cercare qualche immagine più nitida ma proprio non ricordo perchè fossimo li,sembrava una gita al mare ma sembrava anche uno squallido cimitero dimenticato tra tanta sabbia e quattro piastrelle da bagno bianche;piccole fotografie in bianco e nero e vecchie anche loro,senza nemmeno un fiore,un gesto d'affetto.

Io non avevo fiducia in una giornata così nè dei miei compagni di viaggio sconosciuti,mi sentivo terribilmente angosciato.La macchina è partita.

Stavamo cercando un rifugio sperduto,ipotizzo un bed&breackfast in cima a una collina desolata e piena di ingiustificato asfalto,ricordo solo metà di uno stereotipato nome russo che stamattina ancora sapevo,avrei dovuto appuntarmelo.Assomigliava al nome di uno scrittore e al risveglio l'ho reso irreale,sarà per questo che l'ho dimenticato.

Ricordo bene il paesaggio in corsa fuori dal finestrino,era uno di quelli che piacciono a me,pieni di racconti silenziosi nella semplicità brulla e rozza e ancora romantica di terre e pareti di argilla rossa addensata;luoghi che l'uomo non cura,che al massimo deturpa.

D'un tratto mi sono voltato verso l'interno del mezzo e gli sconosciuti sono diventati volti amici,Vincenzo al posto di guida e Marica accanto,che guardava all'esterno.Tutto ciò mi ha rassicurato mantenendo invariato il mio senso di angoscia.

Non so dove fossimo ma qualcuno in quel rifugio dal nome russo aveva predisposto per noi una breve visita guidata alle rovine del luogo sconosciuto e noi ci siamo andati.

Siamo entrati in una sorta di grotta,in realtà un arco naturale di roccia,eravamo noi tre la sotto a meravigliarci del groviglio di foglie e fiori incastonati nelle crepe come diamanti.

Io sentivo fisicamente di non riuscire a reggere i ritmi del sogno,non capire mi rendeva sempre più angosciato e stavolta iniziavo anche ad innervosirmi.

L'arco finiva tornando alla luce,luce in cui ci aspettava Maristella,semplice con i suoi ricci,una t-shirt rossa e un paio di jeans,la riconoscevo senza conoscerla ed è strano da dire.

Come se la rivelazione di chi siamo (nel caso del sogno,di chi saremmo stati),salisse dai bollori interni della pancia.Lei era appassionata ma distratta da un velo di preoccupazione costante,di apprensione che la portava velocemente a scusarsi e a rispondere al telefono appena le squillava.Probabilmente attendeva notizie di cui non conosco la natura.Era la nostra guida.

Io Marica e Vincenzo restavamo nell'ombra di quell'arco mentre lei spalancava il suo braccio sinistro per indicare quell'enorme santuario davanti a noi e che a vedersi non sembrava affatto in rovina,tutt'altro.

C'era una targa ,“Isabella e il piccolo”, c'era scritto. Ma lei non ci ha spiegato di più ed io non ho idea di chi fossero gli individui a cui abbiamo fatto visita.Poi Maristella è scoparsa percorrendo delle scale dietro il santuario,rapita dagli impegni preoccupati.

Io ero più interdetto che in precedenza.

Abbiamo raggiunto il rifugio col nome russo,sembravano trulli su un'enorme salita ma non ho avuto il tempo di entrarci perchè siamo subito ripartiti oltre il cancello,verde come la macchina che ci aveva portati fin li.

Avevo detto a Vincenzo che scendendo avremmo dovuto proseguire dritto ma lui ha svoltato a destra,ci ha fatto paura mentre,dall'asfalto alla sabbia,sembrava aver perso il controllo del mezzo,tanto che credevo ci saremmo trovati sommersi dall'acqua in pochi istanti.

Ma lui è stato bravo nella sua imprudenza,ha sterzato velocemente e la sabbia è volata via dalle ruote veloci.Eravamo a pochi centimetri dal bagnasciuga.Lui ha riso ancora ma ho indovinato lo spavento anche in quel sadismo inventato all'improvviso.

Era tutto terribilmente buio,non c'erano luci eccetto i fari dell'auto ed il cielo non aveva che piccole tracce di blu:era tutto nero e dell'acqua si percepiva solo il rumore, qualche riflesso e accenni di schiuma salata.

Siamo rimasti li per qualche minuto,il tempo di riprendere contatti con la realtà,capire cosa stava succedendo mentre i fari continuavano ad illuminare quell'unica porzione di sabbia umida e non battuta.

E' stato un attimo, e lui è passato,credo di aver rallentato io da solo quell'immagine.

Era un cane,un cazzutissimo pit-bull a pelo castano-arancio e correva via,correva velocissimo con una forza tale che la raccontava ogni singolo muscolo del suo corpo in movimento.

Potrei dipingere quella scena sperando di essere bravo nel trasportare quanto vuoto e smarrimento mi abbia dato.L'ho visto sparire nel buio ed ho sentito staccarsi qualcosa,si è spenta anche la mia luce,si è chiusa la scena mentre conservavo l'eco del tamburo dei suoi passi,dei suoi nervi tesi,della sua fuga così impegnata e assorta.


Ho sentito Maristella,le ho raccontato alcuni particolari di questo sogno.

Lei mi ha risposto così:

“non sai per quanto tempo ho messo quei jeans e quella maglia.Ho fatto un esame sui sogni e ti direi che la grotta è il tuo ventre,il tuo interno,l'inconscio.

Il cane è un simbolo di amicizia che in questo caso va via,scappa.E il raggio di sole è la speranza che riponi in un momento così,buio ma pieno di cose.”

poi mi ha proposto una visione più accurata in un secondo momento,ha detto: "ho scritto di getto,con il cuore e senza occhi" aggiungendo: "Quando si parla di me scrivo in terza persona così mi riesce piu' facile prendere le distanze, come non fossi coinvolta".

In realtà mi ha proposto un viaggio,un viaggio strano che a farlo fa rabbrividire tanto ti attraversa mentre tu attraversi lui.

Il resto di ciò che ha scritto lo lascio a me,alla mia intimità,a chi mi abita dentro,così ribelle e composto al contempo.


Tutto ciò io non l'avevo calcolato eppure sembra così vicino alla realtà.

sabato 9 ottobre 2010

X452


Nei sotterranei di Menticor,un laboratorio sperimentale spacciato per un ospedale per vecchi veterani di guerra, qualcuno ha gettato in luride celle con porte metalliche gli scarti viventi di esperimenti mal riusciti,sono mezzi uomini e mezzi animali.

Nel tentativo di scappare dalla sua prigionia,l'esperimento x452,un risultato perfetto di carne umana transgenica che si fa chiamare Alex, creato e addestrato come il soldato perfetto,l'arma umana,si infiltra nei corridoi sconosciuti in cerca di un'uscita e incontra Joshua,un uomo alto con denti da gatto e volto felino.

Con lui individua una possibile via d'uscita.

Joshua: Alex va fuori?

X452: Si Alex va fuori,questo è il piano.

Joshua: Joshua va fuori.

X452: Tu vuoi uscire Joshua?

Joshua: Si Alex e Joshua fuori.

X452: Sei sicuro? È che li fuori non ci sono altri come te e la gente si spaventa facilmente,ha paura delle cose diverse.Dico solo che passeresti da un sotterraneo all'altro.

mercoledì 6 ottobre 2010

l'incendio


una sera è stata strana,non perchè strana significhi brutta o chissachè.
insomma,una sera è stata strana perchè strana,come al solito per me,vuol dire rivelatrice.
non che rivelatrice significhi necessariamente che porti nuove gradite rivelazioni.
ma questo è il mio solito modo di perdermi in mille preamboli in cui annodarsi è facile ma uscirne diventa sempre più difficoltoso.e ho gia cambiato discorso.
punto e a capo.

L'altra sera(non mi ricordo esattamente quando),
erano più o meno le due e mezza della notte ed io camminavo nella porzione sporca ed umidiccia di città che mi accoglie ormai da un pò.
farmi quel tratto di strada alla sera mi rende felice di quella condizione esistenziale che solitamente si definisce solitudine.ma è una solitudine all'aria aperta,piena di respiri buoni,comunque vada,tra i riflessi delle pozzanghere milanesi.
Quella sera nel mio tratto di strada notturna,il fruscio del traffico rarefatto e le luci brune si sono spezzati al suono della sirena dei vigili del fuoco e al suo colore blu lampeggiante.
Quel suono e quel colore rotolavano in corsa su ruote spesse verso casa mia.
Io lento,sereno,con nessun allarmismo ho continuato,destra sinistra,sinistra e destra,cappuccio sulla testa, mani in tasca e tintinnio di chiavi e catena.
Ho passato il tempo a chiedermi se la casa che stava bruciando fosse la mia,se il fumo denso che adesso vedevo e odoravo fosse quello delle mie tende gialle,dei miei libri,dei miei progetti,dei miei quadri;ho immaginato che tutto si stesse consumando come una vecchia fotografia lanciata nel fuoco vivo di un camino.Rattrappendo,sparendo in se stessa.
Non ho trovato nulla per cui valesse la pena correre precipitandomi in un'ingenua eroicità da "adesso salvo tutto".
Mi ricordo giusto qualche anno fa,quanto mi sembrava assurda l'idea di partire senza portarmi dietro le "coseimportanti",e la valigia si riempiva e riempiva(libri,musica,pennarelli,le felpe preferite,i pantaloni del nonsisamai,il bracciale portafortuna,le scarpe in più del semivestostrano..),ingombrato ed ingombrante.
E poi la valigia ha iniziato a diventare sempre più leggera,più essenziale,più piccola,uno zaino.
Perciò adesso era inevitabile cercare di passare nel mio scanner mentale ogni oggetto in quella piccola casa affogata di me e non trovarci nulla di essenziale,appunto.
Come immensamente si cambia nel corso del tempo.
Come ininterrotamente ci si critica.
E allora ho continuato a camminare lento trai bagliori dell'umido sull'asfalto,osservato la punta di ciascun piede,di ciascuna scarpa,mi è venuta voglia di tirar dritto per chissàdove,fermarmi solo quando avrei trovato un posto che valesse la pena di essere salvato dalle fiamme,che valesse la mia corsa.
Ma poi ho sorriso.
Ho pensato a come si eleva un'anima,a quanto bello diventa accorgersi di essere così distaccati dalla materia anche a costo di sentirsi un pò più soli e persi ogni tanto.
Ho pensato a Guido di "duedidue",come lo pronuncio fitto io,con la terra che gli scotta sotto i piedi troppo in fretta;l'ho guardato per un pò attraversare al penultimo incrocio prima di arrivare nella casa in cui vivo adesso,vestito di quel completo grigio e corto per polsi e caviglie,rapato a zero e la pistagnina stretta in gola.Non mi ha guardato,sono io che ho visto lui.
Nemmeno lui correva ma era svelto e andava al 16,come me.
Diresti che fin ora Guido s'è costruito solo una vita triste e vuota,come se avesse camminato su lunghe strade con muri altrettanto lunghi sulla destra;come se lui avesse proceduto per tutto questo tempo puntando sempre il pastello a cera rossa su quel muro, senza mai guardarlo.
Come se avesse lasciato segni senza davvero lasciarsi segnare.
una linea continua,non dritta.Variazioni che seguono l'andamento di un braccio attacato ad un corpo,un corpo che contiente vene,del sangue;del sangue pompato da un muscolo che fa troppo lavoro per una vita sola.
Un segno R,come di ritorno o di rinascita o di restare.
Non vuol essere il solito tentativo di assomigliare alla descrizione di qualcun altro,sarebbe anche triste,ma Guido è esattamente quella parte di noi,in questo caso di me.
Lascio ogni giudizio a persone diverse,persone che non sono io.
Perchè io non ne ho bisogno.

quando sono arrivato al 16 non era in fiamme casa mia,non era in fiamme nemmeno una parte piccola del palazzo.Nella via del 16 non c'era fumo ne puzzo di fumo,non c'erano sirene nè luci blu lampeggianti.C'era Guido che stava andando,aveva suonato al mio citofono senza insistere una volta di più.Io sempre lento,sereno,con nessun allarmismo ho continuato,destra sinistra,sinistra e destra,cappuccio sulla testa, mani in tasca e tintinnio di chiavi e catena.
Non ho tentato nemmeno un attimo di trattenerlo.
L'ho visto andare via nel suo vestito grigio,di spalle.L'ho visto dissolversi piano,poi ho aperto il cancello,il portone,la porta di casa.
Ho guardato con non curanza tutto il micro mondo attorno,l'ho avvolto di indifferenza,quasi come fosse scontata la presenza di ogni singolo oggetto;ho guardato con gli occhi di chi dice che nulla gli è indispensabile.
Lì al 16 era tutto al suo posto ma qualcosa di invisibilmente reale stava bruciando e non di certo l'acqua sarebbe stata sufficente a spegnere quell'incendio.

lunedì 27 settembre 2010

cosechefaccio quandosonosolo

(impazzire a Manhattan,rivisitato digitalmente.)

Ci sono quei giorni in cui hai solo voglia di silenzio.
Che poi è un finto silenzio perchè c'è fuori
ma dentro resiste un'acuta logorrea da curare.
E' come continuamente ascoltare le parole di qualcun altro che ha la tua stessa voce.
Quei giorni però li cerco;sono i giorni in cui sono solo.
La mattina qui già fa freddo per chi apre gli occhi alle 6.
In questi giorni di cui ora necessito mi do il tempo di fare tante cose e poche cose,mi do anche il tempo di annoiarmi,perchè mi serve anche quello.
Nella mia lista delle "cosechefaccioquandosonosolo" compaiono voci tipo..:

togliermi la copertona con un gesto che simula l'apertura di una grande ala destra per poi richiuderla ai brividi.e per questo ridere di me;
farmi le boccacce allo specchio contemplando a posteriori la mia infinita idiozia infantile..e per questo continuare a ridere di me;
con la stessa idiozia,riempire la lavatrice ed accorgermi solo a centrifuga avviata e non stoppabile che ho messo a lavare troppe lenzuola che non saprò dove stendere.e per questo sbuffare!
incontrare lo sconosciuto dirimpettaio tra i miei sbadigli sguaiatamente concessi al mondo e le sue telefonate mattutine in balcone;
ricordarmi e continuare a tessere i discorsi della sera prima, senza più semafori rossi;
mettere il faccioneocchiblu di Johan sul mio desktop,per ricordarmi che la vita è bella;
pensare che nonsochisonoio;
ascoltare fake plastic trees per otto volte senza mai fermarla,fare lo stesso con high&dry;
uscire di tardo pomeriggio per procurarmi una dose di additivi chimici inpastati a zucchero e coloranti per sentirmi piccolo e coccolato;
amare la falla nel divano,giacchè la doga vien via sempre dalàsotto e stringermi nella felpa per guardare film che mi insegnano come fare,su cosa ragionare,giacchè alle volte mi perdo e mi tartasso;

spegnere tutto,luci,pc,tv..restare al buio ad ascoltare il diluvio;
guardare,leggere,osservare..capire che l'amore mi rapirà tutte le vene del corpo,tutte le vene in filo porpora delle mie felpe rammendate;

rendermi conto che sognare di se non è essere il sogno.
anche chi tu ammiri e veneri non sa piacersi.Un uomo è speciale nella sua incapacità di capire d'esserlo.

Ragionare su questi anni,ribadire la conquista,ribadire la perdita e poi la perdizione.
alzare quel poco che basta la voce leggendo,per non far parlare l'altro nella mia testa,per farlo ascoltare;
capire che alzare quel poco che basta la voce per leggere, mi fa male alla gola ed ugualmente adorare sussurrare e continuare a farlo;
mangiare un abbraccio alle 2 e quarantuno del mattino,che ancora son sveglio a leggere di gente alla quale è rimasta la voglia di migliorare;
capire cosa significa andare avanti dopo gli errori,aggiungere definizioni al percorso e non giustificazioni: per un essere umano non dev'essere un martirio,perchè ciascuno di noi affronta un percorso o milleedue tra quelli passati e mai chiusi e quelli nuovi appena aperti.
La verità è che se siamo capaci di perdonarci e di andare avanti,dobbiamo anche essere capaci di accettare che ci basta o che ci deve bastare,senza lasciare spazio al peso dell'egoismo di chi c'è stato prima a soffrire per noi.Perchè si sa che certe cose le pesi e le capisci solo dopo.
Perchè,ci fosse un manuale scritto,probabilmente eviteremmo prima per non pentirci poi.Ma non si può.

Sorridere alla notte,disporre panni nel carrellino delle persiane per non fare entrare in casa l'acqua del diluvio;
ballare come in mezzo alla folla,anzi meglio,perchè gli occhi della folla non ci sono e non sono accompagnati da tante bocche storte e tu senza ci stai meglio,soprattutto quando si tratta di sbollire il sangue,il gesto più libero;

pensare a lei,a lui,a loro,al mondo,a me,a quello che è successo,ai miei genitori,a quello che ho,a quello che non voglio,a quello che potrebbe essere domani se mi piombassi giù ad avere più coraggio di sempre,che tanto lo so che so bene inventarmelo quello;
scrivere,scrivere che mi viene così,scrivere,che non voglio più farlo a colori perchè spiegare tutto è come non lasciar capire niente.tanto ognuno ha un'idea di te sempre e quello che sei è una storia diversa ogni volta;

divorare yogurt,sognare un fisico diverso,più alto,più fiero..
e pensare che poi forse ci descrive quello che ci hanno dato in prestito;perchè io sono anche un tipo che sparisce ogni tanto e solo se non ne avessi bisogno potrei rendere onore al corpo sognato;
finire uno tra i miei libri preferiti e capire che anche io ho dei pensieri che mi “appesantiscono le scarpe”,che camminare mi aiuta a metterli in ordine,a spiegarmeli;
trovare su una strada la rivelazione e cioè che tutto dipende da come decidi di stare al mondo.
Pensieri e cosechefaccio quandosonosolo.

domenica 19 settembre 2010

quello che alla gente non piace pensare dell'amore



Mary Bradford: Pauline, ascoltami, Tory non è una lesbica, perciò tu cerca di dimenticartela, okay?
Pauline Oster: Lesbica? Che cazzo ti salta in mente, credi che io sia lesbica?
Mary Bradford: Sei una donna innamorata di una donna, no?
Pauline Oster: No! Io sono Pauline innamorata di Tory!

da "lost and delirious"

giovedì 16 settembre 2010

allucinazione parallela



E poi ti accorgi in una sera in cui non ci sei particolarmente,che saresti capace di restare a guardare i suoi occhi tremanti per ore o,le diresti,per tutto il tempo che resta.Raggruppando briciole ed avanzi di vita trascorsa,in un film che incolli a pezzetti e a casaccio,lasciando il piatto vuoto e sporco..ma così,disordinatamente.



Si dice sempre "sporco" d'un piatto dai cui lo sporco si è mangiato.Lavi il piatto.il tuo didentro no.
Bisogna cambiare i termini:esiste un vocabolario intero,concetti diversi,visioni del mondo.


Vagando così in quella sequenza reinventata, riscopri com'era bello contemplare la sua forza leonina,spietata contro i torti della vita.Avida,ingorda di forza;mangiava più di undici chili di carne al giorno.Come un ligre.


Pare che il ligre non lo crei la natura,è l'uomo che si sforza di far "fare all'ammore" un leone africano con una tigre.Ne consegue un miscuglio di geni da cui nasce un colosso di tre metri messo in piedi.Le leonesse hanno in se un inibitore della crescita che le tigri non hanno.E' per questo che serve il leone per creare il colosso.Bello,dicono.Pare abbia le strisce della madre e la criniera del padre.Alle volte cresce così tanto che non sa reggersi in piedi per camminare,diventa presto cieco e sordo e non gli aspetta una vita lunga.In più un ligre non potrà mai accoppiarsi con un ibrido della propria specie:è sterile.La sua razza si estinguerebbe nel giro di una sola generazione.C'ha anche gli amori limitati.
Piangerà?


La ricordi in una fotografia in cui non ci sei ma ti pare di esserci:tu seduto su un basso gradino di marmo e la testa in sù;lei,il sù,raggiante nella sua criniera del successo,maestosa e colossale nell'incedere sicuro,con la vittoria che le brilla d'oro addosso.


Oro.E' un lavoraccio andar la sotto a prenderlo.E' un casino respirare;muoiono,si fanno male sotto quegl'elmetti.La terra viene sviscerata,sbudellata per qualche misero pendaglio.
Ma noi compriamo tutto ugualmente.


E poi una sera sul divano in una qualunque parte del mondo, lei cambia.
E' una sera,una sera in cui canta sottovoce la canzone della sua vita mancata,dei suoi nervi tesi che si sciolgono ad un sole di primavera che non può vedere giacch'è inverno.o quasi.
è una sera,
una sera in cui non ci sei particolarmente,che saresti capace di restare a guardare i suoi occhi tremanti per ore o,le diresti,per tutto il tempo che resta.
Le crolla il capo dal collo in un disincastro rumoroso delle vertebre.
i palmi agli occhi,come piccole foglie aride,finalmente baciate da un'acqua bastarda.



Un bicchiere d'acqua salata è in grado di dissetare un uomo disidratato per nemmeno mezzo secondo.
Se fossimo rivestiti nell'interno d'una membrana a pori elastici,potremmo assorbire il necessario e vomitare cristalli di sale.


Bella com'è nell'essere persa,non cerco di frenare nulla dei suoi misteriosi intimi moti.
L'incanto è assurdo e poco sano per chi vorrebbe poter proteggere chi ama.
E non è come pensare che le serve andar da sola.E' farlo,farlo e basta in un'immobilità irreversibile e naturale.
Poi 90 gradi esatti e su quel divano m'incontra.
Una rotazione della testa le porta il naso verso il mio incanto.Non mi rimprovera,le guardo gli occhi,un Kandinsky disegnato sulle palpebre dal trucco sbavato e appena mi dice:"come balla il mondo dietro a queste tende liquide."
Sorridendo,come sempre,per qualcosa che non ha ed ha bisogno di creare.



il bosogno porta l'uomo a modificare gli eventi nel tentativo di veicolare tutto verso
la soddisfazione di quella data necessità.Chiamasi istinto di sopravvivenza.

La mia,invece,allucinazione parallela.

domenica 5 settembre 2010

legame


(foto di quel giorno al parco a ridere di noi,a sentire il vento,a dondolarci in mezzo.)




com'è?
ah si.
è che solo se li controlli, battito e passo sono diversi.
non lo fai di certo perchè lo vuoi,non lo fai perchè ci pensi:lo fai perchè sei un essere umano,lo fai perchè sei un uomo,animale,lo fai perchè sei natura,sei impulsi,sei gesti prima di essere te,col nome che t'hanno dato.E' per questo che quando sei con qualcuno,piano piano,senza accorgerti,il tuo respiro va a tempo col suo,il tuo passo cambia..e prima destro e poi sinistro e le gambe danzano di cordinazione.
Siamo inevitabilmente portati a questo.
Anche il lupo,anche l'eremita.lo fanno tutti.
Lo faremmo tutti.
Se solo si concedessimo di stare,di
essere un pò con gli altri.

basta poco.poco così.
non di più.
forse un giorno saprò dire.
adesso non so che osservare.
fa un pò male,ma solo certe volte.
poi ho imparato a non pensare.a non pensare troppo.
il vento sa trasportare.
e insieme a te so starci bene.non mi serve impegnarmi.

il nostro è un legame strano.non le vedi mai le radici.le senti,le senti solo.
in un bicchiere,in un gambo di sedanoecertosa,in un
canto stonato della solita canzone da oreeore,in una
lacrima,in una porta in mezzo al parco,in una
corsa a perdifiato.
è cambiato tutto,i modi di reagire.
forse prima o poi non sentiremo nemmeno un dolore piccolo piccolo.
ti sorrido.
ti abbraccio.
e mi abbandono al tempo.

martedì 31 agosto 2010

post di fine estate


Prepariamoci a sentire che sta finendo un'estate.
Mediocre avrei detto.Ma non mi piace.
Perciò mi sono ricordato di quando un certo Luca mi ha insegnato (scopo pecunia.Per lui si intende!)che quando c'hai già in testa una parola,un aggettivo che non proprio ti mette di buon umore,basta cambiarlo consapevolmente e dirottare il pensiero mezzo bucato e lercio verso le piccole zone sane rimaste della superficie.
Dice.
Io per un pò,ammetto,convinto c'ho provato.
L'ho fatto pure con le parolacce e oh,funzionava davvero!

Pareva che fossi un ometto di tutto rispetto,di quelli di una volta.
Poi si sa,che la vita ti prende,che tu ti rilassi mò oggi,mò domani e butti tutto nel dimenticatoio (luogo che da bambino immaginavo come un gran scantinato buio e angusto,pervaso da cigolii e strane presenze in stile vecchie gattare).

Ahh,mannaggia a stà capoccia!!!

Mi piaceva accorgermi di tanto in tanto che quel metodo funzionava;arrivare a fine mese e tirare le somme,fare una sorta di resoconto,la statistica del mio benessere,il mio profilo FIL.

E adesso?
Adesso è un pò di tempo che Luca l'ho dimenticato in quella cantina.
Che chissà quante bestemmie all'inizio da là sotto.Adesso,ci scommetto,di sicuro si sarà ambientato a farà comizi assurdi alle gattare tra pentole,secchielli,vecchie madie e scope malconce.

Dell'estate,dicevamo.
Settembre si sente già stasera,col vento fresco che scuote le spalle dei milanesi.

Si,settembre sta arrivando e dire "ciao" all'estate,ebbè,effetto un pò lo fa.

Come ridefinire un'estate in un post seguendo la regola del buon vecchio Luca?

Riassumendola in breve (ma tanto breve lo è stata davvero) direi che ha deviato ancora una volta verso strade diverse da quelle progettate.Direi più spoglie ma non vuote.

Tornato in terra mia di sei luglio,ho dapprima richiuso le porte della mia torre d'avorio per poi spalancarle al caso e all'umore.

Lo studio c'è stato anche se poco e non costante,la mia voglia di contatto umano,forse poca anche quella,mi ha portato a vagabondare un pò in cerca di un sorriso,inseguendo l'occasione.

Un mare casalingo familiare all'inizio,una cena con sangria in terrazza per rivedere Stefania e Francesco;luglio poi non lo ricordo!
So solo che il mio luglio è stato Maristella in pochi attimi e che ho festeggiato san Valentino con gran sopresa ed un video bowling.

Le stelle al parco una sera.Tante,si,ma i desideri???
Poi Gallipoli,Il Salento,Giuliano,gli Après,mia sorella,i tramonti,Gae Lele e Anna e la tavolata allegra al bed&breakfast del 14 agosto, dove scorreva vino ed allegria tra noi sconosciuti,amici in pochi attimi con Federica,Ines e i loro parenti.

Al ritorno smarrimento,una sola lacrima,un meccanismo rotto di qualcosa che non va.Lei,l'amicizia.
Perchè alla fine mettila pure come vuoi ma è per amore che si piange.

Di qualunque amore.

Il compleanno di papà il 20 agosto.Lui contento,io con lui.Noi tutti stretti.

Il 22 si parte,all'ultimo minuto(perchè così si fa!)per un riscatto:
Ariano per meno di 24 ore per ballare a suon di Goran Bregovic,per rivedere Giusy e Carmela in una delle due volte all'anno che succede;per saltare,perchè saltare fa bene,fa bene calpestare i malumori,il sangue andato,il passato che non torna (e menomale!) ,calpestare chi ti ha fatto bene e che poi ti ha fatto male in un gesto di liberazione,in un suolo che ti accoglie, in un canto che ti svuota.

Il 23 ritorno, il 24 ci mettiamo in macchina per il Gargano per vedere posti di cui presto racconterò per immagini.
La mia famiglia dentro la macchina,la mia famiglia fuori.La mia famiglia.

Bancarelle di peperoncini,un finestrino rotto che non torna su,qualche bisticcio,tante fotografie.
Tanti respiri!

Tu che guardi? La vita.Adesso mi sembra di essere in standby.

-Signora quanto vuole per quei peperoncini?- -Pochi pochi cinque euro!-

-Murtacc!!!-

Qualche legno bruciato sul mare a traballare sotto i miei piedi con mamma che diceva
-Scendi giù!- ed io che mi sentivo vivo in mezzo ai brividi lassù.

Che faccio,scendo?!

Una terrazza,la trattoria "pane e pomodoro",omonima ai miei ricordi;tanti piatti di mare,la luna tondissima nel suo specchio migliore.
Papà che dice "spero ti ricorderai questa serata.." e io che lo accarezzo e gli dico che lo farò di certo.
Perchè adesso so amarlo anche d'estate,mio padre.
Col tempo è diventato un amore di 12 mesi.

Strade,bicchieri,granite,un mare che non c'è piaciuto,a noi.

Poi ho affogato di cose da fare il giorno successivo al rientro e mamma ha riposato accanto a me,e non lo fa mai.
Sarei partito di li a poco.

Basta star zitti su quant' è dura rientrare.Basta ingoiare.E ributtarsi nella vita.

Ora?
Indovina dove sono ora?

Nel mio disordinato spazio milanese.
Milano che finchè non si riempie mica sembra la stessa.

E dire che sa dormire anche in mezzo alla confusione invernale,se vuole.

In virtù di quel senso di concretezza,nella pesa estiva io voglio togliere il mediocre e mettere "familiare",mettere "sincero comunque",con un comunque che c'ha un peso,lui.

Che un'estate è un'estate,comunque.E che comunque è pur sempre stata la migliore estate da due anni a questa parte o forse tre.

Ecco perchè ci sta il comunque.
Perchè abbiamo la brutta abitudine di sminuire le cose che non hanno soddisfatto l'idea di partenza;perchè troppo spesso facciamo gli stupidi e non guardiamo abbastanza con "gli occhi buoni";perchè quando fai la pesa sconsolato,inizi a ricordare e ti accorgi che tutto può sempre migliorare ma che le cose migliori le hai sempre avute.

Perciò,caro Luca,io mi ci impegno a riprendere il metodo,che chissà che come dici tu,nella costanza non si trovi la pillola del buon umore.

La mia estate se ne va e per ovvie ragioni anche la vostra.

Dicono esistano le stagioni dell'anima.Personalmente so che significa.

Speriamo che anche nelle vostre ci siano delle cose migliori da metter sulla pesa a fine evento.

lunedì 30 agosto 2010

l'assicurazione sulla vita


"(...)Tuo nonno voleva l'assicurazione più cara.Venne un perito a scattare le foto.Se fosse successo qualcosa,ci certificavano di rifare la casa esattamente come nuova.

Consumò un rullino intero.Fotografò il pavimento,il caminetto e la vasca da bagno.

Io non ho mai confuso quello che avevo con quella che ero.Quando il perito andò via,tuo nonno prese la sua macchina fotografica e cominciò a scattare altre foto.

Che cosa fai? Gli chiesi.

Lui scrisse: la prudenza non è mai troppa.

In quel momento pensai che avesse ragione,ma adesso non ne sono più così sicura.

Fotografò tutto. I lati inferiori dei cassetti dell'armadio.I lati posteriori degli specchi.Anche le cose rotte.Le cose che non hai voglia di ricordare.Avrebbe potuto ricostruire l'appartamento incollando insieme le foto.

E i pomelli delle porte. Fotografò ogni pomello dell'appartamento.proprio tutti.Quasi che il mondo e il futuro del mondo dipendessero da ciascun pomello.Quasi che,se veramente avessimo dovuto usare le loro foto,avremmo pensato ai pomelli.

Non so perchè questo mi fece tanto male.

Gli dissi: non sono neanche bei pomelli

Lui scrisse: ma sono i nostri pomelli.

Anch'io ero sua.

Foto di me e lui non ne ha mai scattate e non abbiamo mai fatto nessuna assicurazione sulla vita. (...)"


da "molto forte,incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer


(i miei pensieri adesso???non li conosco affatto.E' una chiara bugia che potrà piacere a tanti.)

domenica 22 agosto 2010

io prendo e vado


Io prendo e vado.Poi si vedrà.
Intanto sento,sogno,guardo l'Australia.

mercoledì 18 agosto 2010

tock tock


- quando verrai a bussare al mio finestrino?

. quando sarà il tempo.

- e come saprai che non sarà ne troppo tardi ne troppo presto?

. perchè sarà il momento giusto,quel giorno tu passerai da qui ed io busserò!

- e se ti dicessi che per me è già troppo tardi?

. tu puoi dire quello che vuoi.io aspetterò fino ad allora e busserò comunque.

- lo giuri?

. lo giuro!

- e allora non scenderò mai da quella macchina! ...è una bugia,vero?

. perchè dovrei giurarti una bugia?

- perchè passerà del tempo,tanto tempo e sai che non saprò aspettare,che nel frattempo mi prenderà la vita ed io la prenderò e che così sarà più facile giustificare il tuo mancato arrivo!

. un tempo credevi alle bugie,volevi crederci!

- adesso no,non so più vivere appeso aspettando il niente.

. e allora è una bugia,e allora non passare mai da lì,non avvicinarti nemmeno,io non ci sarò!

un mare di silenzio;nemmeno i passi dell'andare possedevano suono.


poi il tempo che si dilata,la vita nel mezzo, il pianto che diventa sorriso triste,poi sorriso, poi un angolo,poi due,poi una risata senza pensieri in un giorno per caso.

"Tock-Tock!"


martedì 17 agosto 2010

appunti d'agosto in terra salentina.



14 agosto 2000dieci.

In mezzo al mare,tra l'acqua calda che rincorre quella fredda nelle correnti salate,tra il divertimento dell'incolpare Valentina per quegli sbalzi di temperatura.
E' qui che sono,finalmente,per un pò!
Parlavo con Anna e Raffaele del grande progetto per il prossimo anno.
SARA' DAVVERO CHE...???
Sarebbe bello,partire,iniziare da zero,sogno australiano.
Ho parlato di Danilo,della vita che ha scelto,di come la sta mandando avanti,o almeno di quello che so.Ho detto di essere come lui nel profondo.
E' vero.
Poi sono seguiti minuti di silenzio ad osservare le mie mani giocare con i riflessi di luce nell'acqua.
E' successo che ho iniziato a parlare con me stesso,uno di quei discorsi che non può sentire nessuno;discorsi in cui mi perdo a bocca chiusa.


"essere così ed essere il contrario di così".Questo significa vivere da esseri umani.
E' la difficoltà dell'essere poliedrici,di pensare alle fondamenta mentre si sogna il viaggio.
Immersi e pervasi nella e dalla empatia per il mondo e le cose.
E' questo che rende più complesso capire qual'è la nostra strada.


sempre 14 agosto 2000dieci
(Raffaele)

C'era un una bella luce di fine giornata,guardavo gli occhi di Raffaele che mi parlava e non riuscivo a distinguere iride e pupilla,tant'era invadente quel raggio di sole.
E' umile,buono,ama.
Alle volte credo che mostrare a persone come lui più di quello che conoscono di già,significhi mutarle drasticamente estinguendo la bellezza disarmante che posseggono.
Nonostante l'imbarazzo,lui non frena la curiosità e fa domande.
Credo sia bellissimo riscoprire la semplicità in questi anni terribili.


15 agosto 2000dieci
(Valentina)

Se esiste...
Ringrazio Dio perchè sempre e comunque eravamo almeno in due.
Forse per questo dovrei ringraziare mamma e papà.
Meno male che ci sei,che ci sei sempre stata.Comunque andasse!
Però sta attenta:più che sentire, ascolta!


(gli innamorati)

Innamorati sulla spiaggia,distesi e addormentati in un abbraccio dolcissimo.
E' l'estate della giovinezza,delle passioni spontanee.
Li guardi e ti innamori anche tu!
Ad un tratto vorresti mandar via quel pensiero inatteso;lo urla il cuore invidioso.
Mai contro agli amanti,però.
Il muscolo mio gioisce per loro e con poca ma tanta pazienza aspetta il suo momento,il sonno abbracciato,la sua estate giovane.
Iniziano a morire gli ultimi raggi di sole di questa giornata.
Chi si ama adesso e così,potrebbe anche amarsi per sempre.
Salento!


16 agosto 2000dieci
(Gaetano)

tu,tu sei strano:ti avvicini,ti allontani..
amore,non amore,intolleranza.
Che ti succede?
Vorrei fossi felice,di qualunque felicità.Ho questa speranza sempre.Anche per te.


(Anna)

Che bella che sei.
Non credo tu possa immaginare quanto.E che belli siete in due!
Hai bontà,hai eleganza,femminilità e carattere deciso.
Hai amore anche tra le mani.
Hai sorrisi splendidi.
Guardarti amarlo con tutto questo,è uno spettacolo magnifico.


17 agosto 2000dieci
(mare)

A te gli occhi,sempre;a te il corpo,la testa i pensieri,le vene,le ossa.
A te il dolce e l'amaro,le correnti interne.
Questo amore grande si ricopre adesso come pezzi di riva tra le onde.
Non morire mai,mare mio.Se tu non muori,virò per sempre anch'io.

giovedì 12 agosto 2010

sono un pagliaccio



Sono un pagliaccio.
no,non faccio finta,non mi sforzo,mi riesce facile.
Sono uscito stamane per andare in città e stampare quel book per l'esame di fotografia.
mi aspettavo di trovare compagnia ma ci sono andato da solo e come al solito l'ho trovato bello.
però mi intimorisce.Essere così affezionato alla mia solitudine,intendo.
Non che non pesi alle volte,anzi..direi che sa farsi sentire benissimo.
Il fatto è che,volta e gira,con tutta la guerra che mi faccio,io con me ci sto,ci parlo.Forse anche troppo.
Sono un pagliaccio perchè non sto molto bene ultimamente,non è troppo facile smaltire questa pseudo rabbia,la stanchezza per questo rapporto-non rapporto che emana fumi di arresa,disinteresse.E in tutta la solita autocritica,stavolta proprio non riesco a capire dove ho sbagliato.
Hei HEI Hei!!!!che sia chiaro una volta per tutte: amici,ex e compagnia bella,io non mi oppongo alla vita,agli imprevisti,anche se soffro sono io quello che onestamente guarda alla realtà delle circostanze,ne prende atto e agisce e vive,sempre e comunque.le soluzioni per me le trovo!Ho capito sbagliando.
Se dall'altra parte fosse facile almeno una presa di coscienza,due parole dritte e chiare,ci si risparmierebbero tante tribolazioni inutili del "che faccio,ci spero ancora?".
e vabbè ma andando oltre..
sono un pagliaccio perchè dopo il mio book per l'esame (chiaramente non stampato,perchè vuoi che in un afosissimo giorno d'agosto ti si attacchi al culo pure la fortuna???) ho aspettato Ale e Burney su quella sedia di plastica,con la mia sacca mimetica e il mio libro aperto ed una volta accomodatomi, ho spremuto la mia angoscia,inghiottito il bicchiere e proceduto tra le pagine.
Sono un pagliaccio perchè sono poi salito su quella macchina,ho preso posto tra il cibo e le borse già caricate e siamo andati dritti dritti a casa di Cinzia che l'aveva imbellettata in nostro onore.
Che nonostante il piacere della compagnia qualcosa si sia spento negli anni,questo lo sapevamo ma non avevo voglia di sentirlo oggi quel silenzio da rimaneggiare e ho iniziato a giocare,a giocare con tutti,con tutto,con le parole,gli occhi,le risate per le battutine stupide,l'esasperazione dei gesti ingenui e divertenti.Non mi sono impegnato,m'è venuto,ero lì e l'ho fatto.
Gli altri ridevano,io ridevo,ridevo senza pensieri e con un solo però.
Poi le ore corse veloci,i piatti da lavare,quelle zucchine bruciacchiate,il caffè alla nocciola,il divano e il suono di lei abbracciata a quell'arpa,e il suo nuovo amore,finalmente.
Ho guardato,ho sorriso,ho ringraziato,ho gioito,ho ingoiato un pò di più il mio però.
Sono un pagliaccio e poi "ahh,se ti dicessi!" e Ale che fa : "no,ora tu dici!",ed io qualche pausa,un pò di rabbia e la spadellata abbondante sul fuoco alto.E ho detto!
Sono un pagliaccio e torno dilà saltellando sul mio però che anche se ho ingoiato ancora non è sceso bene giù.
E adesso che finisce questo pranzo ormai pomeridiano?
e adesso un treno,un treno verso casa,un treno in compagnia e lui che dice "devi decidere che fare,che ti piace" e io che gli dico che avevo un sogno che non trovo più,che vorrei saper riconoscere in questo istante il mio nuovo obiettivo.E lui che fa "nella confusione devi fermarti!" e io che gli dico che non ho voglia di fermarmi perchè quando sei confuso devi tentare e tentando forse trovi. E lui che mi ripete che "devi decidere!" e io che gli dico che una passione non si decide,tutto il resto magari si.Non è bello perdersi. E lui che mi dice "immagino di si,non mi è mai successo!" ed io che gli dico "beato" e poi resto in silenzio.
Sono un pagliaccio perchè poi scendo da quel treno senza sedili disponibili e gli faccio un sorriso d'arrivederci,una smorfia un pò strana mentre sento risalire il mio però.
Sono un pagliaccio perchè?! perchè dico ad Ale che dentro qualcosa brucia ma che tento di sorridere,di sintonizzare la mia radio su frequenze positive e non parlarne troppo e lei risponde "come al solito!".sorridendo.
Sono un pagliaccio perchè stasera col mio però esco là fuori a cercarmi una stella,a correre ancora magari,ad ascoltare la mia canzone,ad urlare con lei.
Sono un pagliaccio perchè gioco a ridere anche senza mentire?
No,sono un pagliaccio perchè mi importa di te,dei nostri dieci anni strani e sofferti ma devo insegnarmi a palleggiare con la tua assenza e a tamburellare marciando sulla tua indifferenza.

Alibi

se non dovessi fermare questo momento in tempo,
se non riuscissi a frenare il sale dagl'occhi,
se il vento che arriva dalla finestra non smettesse di portare i brividi..
fermati e ascolta.
perchè ascoltando capirai.
chiunque tu sia.

mercoledì 11 agosto 2010

pensieri confusi con poco profumo

com'è che anche quando giuri di farlo per te e basta,sotto sotto ancora resiste qualche tizzone ardente dell'altro?


sto cercando poesie,quelle giuste per le mie foto troppo articolate.
ho in mente qualcosa che non so se verrà fuori.
vorrei raccontare con qualche cartolina questo momento,questa terra.
ma inevitabilmente ho impresso tutto con i miei occhi ed ho timore dell'odore che quelle cartoline si porterebbero in giro,sotto il naso della gente che le guarderà.
poi mi dico che ho già affrontato molte cose per avere ancora una paura così stupida.
e poi sarebbe come contraddire la buona regola di cui ho parlato nel post precedente.
"mettere fuori serve all'artista,è impulso incontrollabile e violento,non c'è pensiero alcuno per lo spettatore."
queste parole che dovrei sempre ricordare mi spingono a pensare al dialogo tra un islandese e la natura,del Leopardi.
in quel caso l'artista era la natura,chiaro.
sarà che un tempo sono stato qualcuno che ora non son più.
ho dato tutte le colpe a quell'accademia ma so bene che la mia irrequietezza è data dalla consapevolezza che anche fossi fuori da lì sarebbe lo stesso.
sto maledettamente cercando di capire dove,come..
amo il mio bel modo di reagire quando ci riesco;mi fa sentire forte,più adulto,meno di nessuno.
"non farti dire stè cazzate dalla gente,tu sei una bella persona".
parole di donna che hanno riscaldato poco,si son sciolte in un sorriso.
E poi giuro che tutto cabierà e tutto cambia per davvero.
E poi tutto torna se gli permetto di tornare.
Di questo momento strano amo la corsa nel vento di notte,in silenzio,tra i puntini di stelle che non cadono mai.
Spero Sandy non la prenda male ascoltando il mio amore per lui,per il vento tra pelle e tessuto,tra le ciglia,sui polpastrelli affamati..
Ma Sandy,tu lo sai,se lui è mio per una notte,presto tornerà da te.Concedimi solo un attimo di corsa in compagnia,una carezza nei capelli,un abbraccio avvolgente,pochi istanti di passione.
tanto la notte finisce,lui fa il giro e torna a baciare te,le tue labbra.

(foto di Dorotea Pace, che è una che con la macchina ci sa fare anche a luce scarsa se uno come me gli rompe parecchio le scatole. potete trovarla su www.vecchiamoleskine.wordpress.com
alle volte scrive più duro della roccia ma non solo così.)

lunedì 9 agosto 2010

dal sesso alla macchina fotografica.

(Henri Cartier-Bresson)

Serve una penetrazione,questo è ovvio e lo sapete tutti.
Serve per la vita,serve per il piacere,serve per rilasciare liquido seminale,serve per entrare in contatto.
Si, lo so che si sprecherebbero illazioni riguardo chiodi fissi o perversioni, o ancora sui manuali più indicati,cartine topografiche minuziose e tom tom che indichino strade,circonvalle e caselli per arrivare dritti dritti al punto g,il narvana,la dimensione onirica ma..noi parliamo di punto di contatto,il varco del confine come viaggio avventuroso!
E non basterebbe una stretta di mano,un bacino a destra e a manca d'uso occidentale od uno sguardo di rapida intesa?
Ebbene si,ma anche no.
Studiata con gli occhi di un bambino di sicuro la realtà non sarebbe poi così interessante se tutto restasse sul piano immateriale,pura teoria enfatizzata (spesso pure lontana dalla realtà); un bambino c'ha bisogno di toccare,mangiare,impiastriciarsi le dita e bruciarsi per capire dolori,piaceri,fastidi;per ripetere solo ciò che gli aggrada o quantomeno per evitare ciò che gli duole.
Sarà che a quel bambino non hanno ancora spiegato che da grandi ci si involve diventando masochisti....ahh beata inesperienza...vabbè,dettagli divaganti!
Si insomma,ma che c'entra adesso con la penetrazione?
Bella domanda!
Un intro supersonico per dire che,allegretti,un giorno io e un mio amico ci siamo ritrovati a giochicchiare a "qual'è stata la volta migliore?" e,pessimo come sono a mantenere una sbornia volgare,ho veicolato tutto sui miei soliti punti di vista da ragazzo menoso e, parla tu che parlo io,dal sesso s'è finiti a parlare dell'amore con un pò più di parole per me un pò più di silenzi per lui.
Però non ha sbuffato,perchè anche gli "uomini normali" ogni tanto c'hanno bisogno di parlare d'amore,o di ascoltare raccontarlo.O beh,si,insomma,non m'ha lasciato solo a incespicarmi nei mei discorsi alticci.
Bene,la penetrazione,quindi?
E sì,un attimo,ci arrivo!
Quella sera ho guardato la sterpaglia attaccata al marciapiede infilata nei solchi dell'asfalto,i comignoli delle canne fumarie,l'anello al dito,le gambe nei jeans,aria e luce negli occhi,le statue in mezzo alle fontane..d'improvviso mi è sembrato che tutto,ma proprio tutto si concedesse alla "legge" della penetrazione.
Ma insomma si,che fanno le radici col terreno cercando acqua?Che fa il dito nell'anello per trovare sicurezza e creare definizioni?Che fa la luce con la pupilla;quel tritone in vasca tonda che sembra nascere dal suolo?Che fanno le gambe vanitose per scoprire il cotone fibroso di un jeans e mostrare il culo o i comignoli o i grattacieli che,presuntuosi come quella famosa storiella babeliana,penetrano giorni,stelle e notti e nuvole?
Ebbene,scoprire significa entrare,significa che non puoi fare lo spettatore (che detta alla Bersani sarebbe un pò come "lo scrutatore non votante");che devi fare,se serve(e serve),anche il lavoro sporco,che devi diventare parte del tutto,come immergersi testa e corpo in mare per cercare di toccare il fondo con i piedi.
Come la mano di Amelie che affonda nel sacco di legumi,come il mio polso nei bracciali per darmi identità,il mio corpo che varca una soglia per entrare in un ambiente nuovo e scoprirlo.
Perchè arriva il momento in cui,per quanto strano sia,anche un "ragazzo menoso" ha voglia di concretezza,di esperienze tangibili,di contatto che diventa materia,fisicità degli eventi.
E' una sorta di bacio alla francese con le circostanze,togliendo di mezzo,doloroso o no, tutto quello che per anni è stato si favola,ma non ti ha regalato lividi visibili o baci saportiti di saliva.
Nel meccanismo della rivalutazione non me la sono scampata ed ho pensato al mio solito modo di comunicare,di raccontare e soprattutto scoprire l'ivisibile scrivendo,disegnado,fotografando..ascoltando.
(cito da questa canzone che mi ha ossessionato il dì: "lo so che ormai non la rivedrò però vorrei fosse in viaggio verso me, stanotte mi dormisse accanto.Di lei vorrei quelle volte che camminerà per le strade senza me" . Perchè il cuore penetrato fa desiderare quell'intangibile bello denso,che si può quasi toccare.)
Combattuto sul "com'è che si cambia mò sto modo di fare,per essere attivi,meno spettatori eccetera eccetera?",ho riletto i mei diari,riguardato le mie foto,i miei collage,i miei disegni;
ho pensato a tutte quelle grandissime personalità che prima di me sono state capaci di guardare con gli stessi mezzi il mondo,ho provato ad immaginare come vivessero.
Nella biografia della grandssima Diane Arbus su biografieonline.it compare : "Diane vive, fra agi e attente bambinaie, un'infanzia iperprotetta, che forse sarà per lei l'imprinting d'un senso di insicurezza e di "straniamento dalla realtà" ricorrente nella sua vita."
Lei dice addirittura :"Una fotografa è un segreto che parla di un segreto.Più essa racconta,meno possibile è conoscere."
Lo so,lo so,detta così sembra che non avesse poi tanta voglia di comunicare,di entrare in una vera e propria narrazione che parlasse col punto di vista dei suoi occhi penetrati,eppure "credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate" e "la cosa che preferisco in assoluto è andare dove non sono mai stata", non vi sembrano forse affermazioni convinte di chi sulla "esperienza tangibile" abbia fondato la propria esistenza?!
O Richard Avedon che pur dichiarandosi affezionato alla superficie delle cose,lascia gli studi noiosi per arruolarsi come fotografo nella Marina Militare dove -cit.-" ha modo di girare per il mondo e di fare varie esperienze nelle situazioni più difficili. "
O il sommo maestro della fotografia,Henri Cartier-Bresson che non sopportava la stasi dell'ambiente altolocato e che usciva tra la gente comune guardando alla fotografia come la cattura di un momento perfetto,apice descrittivo di una storia di vita.
Bene,per descrivere un momento,devi essere li e per essere li hai già varcato la porta di casa o delle tue paturnie o più semplicemente hai aperto gli occhi e penetrato la reltà,quindi vissuta.
Ecco perchè,dal sesso all'amore,dai jeans a comignoli,alla fotografia,passando per il sottoscritto,in cerca di concretezza ho capito che certi modi di "osservare" non stanno a significare "non vivere concretamente", e per quanto sia di quel genere di persone che depone la macchinetta se c'è da vivere un ballo,da saltare sull'erba o stare immobili sotto la pioggia,definisco l'obiettivo della macchina fotografica un pò come un sesso eretto che penetra il mondo e la vita per andarci a fondo o farsi una sveltina,capace di raccontare tutto e di vederci anche di notte.