lunedì 9 agosto 2010

dal sesso alla macchina fotografica.

(Henri Cartier-Bresson)

Serve una penetrazione,questo è ovvio e lo sapete tutti.
Serve per la vita,serve per il piacere,serve per rilasciare liquido seminale,serve per entrare in contatto.
Si, lo so che si sprecherebbero illazioni riguardo chiodi fissi o perversioni, o ancora sui manuali più indicati,cartine topografiche minuziose e tom tom che indichino strade,circonvalle e caselli per arrivare dritti dritti al punto g,il narvana,la dimensione onirica ma..noi parliamo di punto di contatto,il varco del confine come viaggio avventuroso!
E non basterebbe una stretta di mano,un bacino a destra e a manca d'uso occidentale od uno sguardo di rapida intesa?
Ebbene si,ma anche no.
Studiata con gli occhi di un bambino di sicuro la realtà non sarebbe poi così interessante se tutto restasse sul piano immateriale,pura teoria enfatizzata (spesso pure lontana dalla realtà); un bambino c'ha bisogno di toccare,mangiare,impiastriciarsi le dita e bruciarsi per capire dolori,piaceri,fastidi;per ripetere solo ciò che gli aggrada o quantomeno per evitare ciò che gli duole.
Sarà che a quel bambino non hanno ancora spiegato che da grandi ci si involve diventando masochisti....ahh beata inesperienza...vabbè,dettagli divaganti!
Si insomma,ma che c'entra adesso con la penetrazione?
Bella domanda!
Un intro supersonico per dire che,allegretti,un giorno io e un mio amico ci siamo ritrovati a giochicchiare a "qual'è stata la volta migliore?" e,pessimo come sono a mantenere una sbornia volgare,ho veicolato tutto sui miei soliti punti di vista da ragazzo menoso e, parla tu che parlo io,dal sesso s'è finiti a parlare dell'amore con un pò più di parole per me un pò più di silenzi per lui.
Però non ha sbuffato,perchè anche gli "uomini normali" ogni tanto c'hanno bisogno di parlare d'amore,o di ascoltare raccontarlo.O beh,si,insomma,non m'ha lasciato solo a incespicarmi nei mei discorsi alticci.
Bene,la penetrazione,quindi?
E sì,un attimo,ci arrivo!
Quella sera ho guardato la sterpaglia attaccata al marciapiede infilata nei solchi dell'asfalto,i comignoli delle canne fumarie,l'anello al dito,le gambe nei jeans,aria e luce negli occhi,le statue in mezzo alle fontane..d'improvviso mi è sembrato che tutto,ma proprio tutto si concedesse alla "legge" della penetrazione.
Ma insomma si,che fanno le radici col terreno cercando acqua?Che fa il dito nell'anello per trovare sicurezza e creare definizioni?Che fa la luce con la pupilla;quel tritone in vasca tonda che sembra nascere dal suolo?Che fanno le gambe vanitose per scoprire il cotone fibroso di un jeans e mostrare il culo o i comignoli o i grattacieli che,presuntuosi come quella famosa storiella babeliana,penetrano giorni,stelle e notti e nuvole?
Ebbene,scoprire significa entrare,significa che non puoi fare lo spettatore (che detta alla Bersani sarebbe un pò come "lo scrutatore non votante");che devi fare,se serve(e serve),anche il lavoro sporco,che devi diventare parte del tutto,come immergersi testa e corpo in mare per cercare di toccare il fondo con i piedi.
Come la mano di Amelie che affonda nel sacco di legumi,come il mio polso nei bracciali per darmi identità,il mio corpo che varca una soglia per entrare in un ambiente nuovo e scoprirlo.
Perchè arriva il momento in cui,per quanto strano sia,anche un "ragazzo menoso" ha voglia di concretezza,di esperienze tangibili,di contatto che diventa materia,fisicità degli eventi.
E' una sorta di bacio alla francese con le circostanze,togliendo di mezzo,doloroso o no, tutto quello che per anni è stato si favola,ma non ti ha regalato lividi visibili o baci saportiti di saliva.
Nel meccanismo della rivalutazione non me la sono scampata ed ho pensato al mio solito modo di comunicare,di raccontare e soprattutto scoprire l'ivisibile scrivendo,disegnado,fotografando..ascoltando.
(cito da questa canzone che mi ha ossessionato il dì: "lo so che ormai non la rivedrò però vorrei fosse in viaggio verso me, stanotte mi dormisse accanto.Di lei vorrei quelle volte che camminerà per le strade senza me" . Perchè il cuore penetrato fa desiderare quell'intangibile bello denso,che si può quasi toccare.)
Combattuto sul "com'è che si cambia mò sto modo di fare,per essere attivi,meno spettatori eccetera eccetera?",ho riletto i mei diari,riguardato le mie foto,i miei collage,i miei disegni;
ho pensato a tutte quelle grandissime personalità che prima di me sono state capaci di guardare con gli stessi mezzi il mondo,ho provato ad immaginare come vivessero.
Nella biografia della grandssima Diane Arbus su biografieonline.it compare : "Diane vive, fra agi e attente bambinaie, un'infanzia iperprotetta, che forse sarà per lei l'imprinting d'un senso di insicurezza e di "straniamento dalla realtà" ricorrente nella sua vita."
Lei dice addirittura :"Una fotografa è un segreto che parla di un segreto.Più essa racconta,meno possibile è conoscere."
Lo so,lo so,detta così sembra che non avesse poi tanta voglia di comunicare,di entrare in una vera e propria narrazione che parlasse col punto di vista dei suoi occhi penetrati,eppure "credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate" e "la cosa che preferisco in assoluto è andare dove non sono mai stata", non vi sembrano forse affermazioni convinte di chi sulla "esperienza tangibile" abbia fondato la propria esistenza?!
O Richard Avedon che pur dichiarandosi affezionato alla superficie delle cose,lascia gli studi noiosi per arruolarsi come fotografo nella Marina Militare dove -cit.-" ha modo di girare per il mondo e di fare varie esperienze nelle situazioni più difficili. "
O il sommo maestro della fotografia,Henri Cartier-Bresson che non sopportava la stasi dell'ambiente altolocato e che usciva tra la gente comune guardando alla fotografia come la cattura di un momento perfetto,apice descrittivo di una storia di vita.
Bene,per descrivere un momento,devi essere li e per essere li hai già varcato la porta di casa o delle tue paturnie o più semplicemente hai aperto gli occhi e penetrato la reltà,quindi vissuta.
Ecco perchè,dal sesso all'amore,dai jeans a comignoli,alla fotografia,passando per il sottoscritto,in cerca di concretezza ho capito che certi modi di "osservare" non stanno a significare "non vivere concretamente", e per quanto sia di quel genere di persone che depone la macchinetta se c'è da vivere un ballo,da saltare sull'erba o stare immobili sotto la pioggia,definisco l'obiettivo della macchina fotografica un pò come un sesso eretto che penetra il mondo e la vita per andarci a fondo o farsi una sveltina,capace di raccontare tutto e di vederci anche di notte.

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