giovedì 16 settembre 2010

allucinazione parallela



E poi ti accorgi in una sera in cui non ci sei particolarmente,che saresti capace di restare a guardare i suoi occhi tremanti per ore o,le diresti,per tutto il tempo che resta.Raggruppando briciole ed avanzi di vita trascorsa,in un film che incolli a pezzetti e a casaccio,lasciando il piatto vuoto e sporco..ma così,disordinatamente.



Si dice sempre "sporco" d'un piatto dai cui lo sporco si è mangiato.Lavi il piatto.il tuo didentro no.
Bisogna cambiare i termini:esiste un vocabolario intero,concetti diversi,visioni del mondo.


Vagando così in quella sequenza reinventata, riscopri com'era bello contemplare la sua forza leonina,spietata contro i torti della vita.Avida,ingorda di forza;mangiava più di undici chili di carne al giorno.Come un ligre.


Pare che il ligre non lo crei la natura,è l'uomo che si sforza di far "fare all'ammore" un leone africano con una tigre.Ne consegue un miscuglio di geni da cui nasce un colosso di tre metri messo in piedi.Le leonesse hanno in se un inibitore della crescita che le tigri non hanno.E' per questo che serve il leone per creare il colosso.Bello,dicono.Pare abbia le strisce della madre e la criniera del padre.Alle volte cresce così tanto che non sa reggersi in piedi per camminare,diventa presto cieco e sordo e non gli aspetta una vita lunga.In più un ligre non potrà mai accoppiarsi con un ibrido della propria specie:è sterile.La sua razza si estinguerebbe nel giro di una sola generazione.C'ha anche gli amori limitati.
Piangerà?


La ricordi in una fotografia in cui non ci sei ma ti pare di esserci:tu seduto su un basso gradino di marmo e la testa in sù;lei,il sù,raggiante nella sua criniera del successo,maestosa e colossale nell'incedere sicuro,con la vittoria che le brilla d'oro addosso.


Oro.E' un lavoraccio andar la sotto a prenderlo.E' un casino respirare;muoiono,si fanno male sotto quegl'elmetti.La terra viene sviscerata,sbudellata per qualche misero pendaglio.
Ma noi compriamo tutto ugualmente.


E poi una sera sul divano in una qualunque parte del mondo, lei cambia.
E' una sera,una sera in cui canta sottovoce la canzone della sua vita mancata,dei suoi nervi tesi che si sciolgono ad un sole di primavera che non può vedere giacch'è inverno.o quasi.
è una sera,
una sera in cui non ci sei particolarmente,che saresti capace di restare a guardare i suoi occhi tremanti per ore o,le diresti,per tutto il tempo che resta.
Le crolla il capo dal collo in un disincastro rumoroso delle vertebre.
i palmi agli occhi,come piccole foglie aride,finalmente baciate da un'acqua bastarda.



Un bicchiere d'acqua salata è in grado di dissetare un uomo disidratato per nemmeno mezzo secondo.
Se fossimo rivestiti nell'interno d'una membrana a pori elastici,potremmo assorbire il necessario e vomitare cristalli di sale.


Bella com'è nell'essere persa,non cerco di frenare nulla dei suoi misteriosi intimi moti.
L'incanto è assurdo e poco sano per chi vorrebbe poter proteggere chi ama.
E non è come pensare che le serve andar da sola.E' farlo,farlo e basta in un'immobilità irreversibile e naturale.
Poi 90 gradi esatti e su quel divano m'incontra.
Una rotazione della testa le porta il naso verso il mio incanto.Non mi rimprovera,le guardo gli occhi,un Kandinsky disegnato sulle palpebre dal trucco sbavato e appena mi dice:"come balla il mondo dietro a queste tende liquide."
Sorridendo,come sempre,per qualcosa che non ha ed ha bisogno di creare.



il bosogno porta l'uomo a modificare gli eventi nel tentativo di veicolare tutto verso
la soddisfazione di quella data necessità.Chiamasi istinto di sopravvivenza.

La mia,invece,allucinazione parallela.

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