lunedì 27 settembre 2010

cosechefaccio quandosonosolo

(impazzire a Manhattan,rivisitato digitalmente.)

Ci sono quei giorni in cui hai solo voglia di silenzio.
Che poi è un finto silenzio perchè c'è fuori
ma dentro resiste un'acuta logorrea da curare.
E' come continuamente ascoltare le parole di qualcun altro che ha la tua stessa voce.
Quei giorni però li cerco;sono i giorni in cui sono solo.
La mattina qui già fa freddo per chi apre gli occhi alle 6.
In questi giorni di cui ora necessito mi do il tempo di fare tante cose e poche cose,mi do anche il tempo di annoiarmi,perchè mi serve anche quello.
Nella mia lista delle "cosechefaccioquandosonosolo" compaiono voci tipo..:

togliermi la copertona con un gesto che simula l'apertura di una grande ala destra per poi richiuderla ai brividi.e per questo ridere di me;
farmi le boccacce allo specchio contemplando a posteriori la mia infinita idiozia infantile..e per questo continuare a ridere di me;
con la stessa idiozia,riempire la lavatrice ed accorgermi solo a centrifuga avviata e non stoppabile che ho messo a lavare troppe lenzuola che non saprò dove stendere.e per questo sbuffare!
incontrare lo sconosciuto dirimpettaio tra i miei sbadigli sguaiatamente concessi al mondo e le sue telefonate mattutine in balcone;
ricordarmi e continuare a tessere i discorsi della sera prima, senza più semafori rossi;
mettere il faccioneocchiblu di Johan sul mio desktop,per ricordarmi che la vita è bella;
pensare che nonsochisonoio;
ascoltare fake plastic trees per otto volte senza mai fermarla,fare lo stesso con high&dry;
uscire di tardo pomeriggio per procurarmi una dose di additivi chimici inpastati a zucchero e coloranti per sentirmi piccolo e coccolato;
amare la falla nel divano,giacchè la doga vien via sempre dalàsotto e stringermi nella felpa per guardare film che mi insegnano come fare,su cosa ragionare,giacchè alle volte mi perdo e mi tartasso;

spegnere tutto,luci,pc,tv..restare al buio ad ascoltare il diluvio;
guardare,leggere,osservare..capire che l'amore mi rapirà tutte le vene del corpo,tutte le vene in filo porpora delle mie felpe rammendate;

rendermi conto che sognare di se non è essere il sogno.
anche chi tu ammiri e veneri non sa piacersi.Un uomo è speciale nella sua incapacità di capire d'esserlo.

Ragionare su questi anni,ribadire la conquista,ribadire la perdita e poi la perdizione.
alzare quel poco che basta la voce leggendo,per non far parlare l'altro nella mia testa,per farlo ascoltare;
capire che alzare quel poco che basta la voce per leggere, mi fa male alla gola ed ugualmente adorare sussurrare e continuare a farlo;
mangiare un abbraccio alle 2 e quarantuno del mattino,che ancora son sveglio a leggere di gente alla quale è rimasta la voglia di migliorare;
capire cosa significa andare avanti dopo gli errori,aggiungere definizioni al percorso e non giustificazioni: per un essere umano non dev'essere un martirio,perchè ciascuno di noi affronta un percorso o milleedue tra quelli passati e mai chiusi e quelli nuovi appena aperti.
La verità è che se siamo capaci di perdonarci e di andare avanti,dobbiamo anche essere capaci di accettare che ci basta o che ci deve bastare,senza lasciare spazio al peso dell'egoismo di chi c'è stato prima a soffrire per noi.Perchè si sa che certe cose le pesi e le capisci solo dopo.
Perchè,ci fosse un manuale scritto,probabilmente eviteremmo prima per non pentirci poi.Ma non si può.

Sorridere alla notte,disporre panni nel carrellino delle persiane per non fare entrare in casa l'acqua del diluvio;
ballare come in mezzo alla folla,anzi meglio,perchè gli occhi della folla non ci sono e non sono accompagnati da tante bocche storte e tu senza ci stai meglio,soprattutto quando si tratta di sbollire il sangue,il gesto più libero;

pensare a lei,a lui,a loro,al mondo,a me,a quello che è successo,ai miei genitori,a quello che ho,a quello che non voglio,a quello che potrebbe essere domani se mi piombassi giù ad avere più coraggio di sempre,che tanto lo so che so bene inventarmelo quello;
scrivere,scrivere che mi viene così,scrivere,che non voglio più farlo a colori perchè spiegare tutto è come non lasciar capire niente.tanto ognuno ha un'idea di te sempre e quello che sei è una storia diversa ogni volta;

divorare yogurt,sognare un fisico diverso,più alto,più fiero..
e pensare che poi forse ci descrive quello che ci hanno dato in prestito;perchè io sono anche un tipo che sparisce ogni tanto e solo se non ne avessi bisogno potrei rendere onore al corpo sognato;
finire uno tra i miei libri preferiti e capire che anche io ho dei pensieri che mi “appesantiscono le scarpe”,che camminare mi aiuta a metterli in ordine,a spiegarmeli;
trovare su una strada la rivelazione e cioè che tutto dipende da come decidi di stare al mondo.
Pensieri e cosechefaccio quandosonosolo.

1 commento:

  1. Adoro immaginarti a prima mattina, mentre sbatti l'ala.
    Con la felpa stretta tra i pugni, gli occhi chiusi e il sorriso infantile che ti illumina i lineamenti.
    Tu resti un bimbo. Lo sei quando te lo consenti.
    Tipo quando, tanto per dire, sfoghi il piccio. Anche se questo compare tra le cosechefai quandoseiconme.
    In realtà, non mi dà fastidio. Al contrario
    Mi fai sorridere.
    … Il più delle volte! :]

    “tutto dipende da come decidi di stare al mondo”. Dovremmo affiggerla all'ingresso di casa, insieme a “fuori!”. Anzi, dovremmo tatuarcela sul corpo, in una zona ben visibile ed in profondità, nelle vene.
    Ci vuole coraggio. Con un pizzico di codardia. Quanto basta a permetterci di avere paura e di essere ancora umani, troppo umani.

    oggi lollo

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