mercoledì 3 novembre 2010

meno male che ci sono le vecchiette qui a milano



MENO MALE CHE CI SONO LE VECCHIETTE QUI A MILANO A RALLENTARCI IL PASSO(anche se non le ricopriamo di belle parole) E MENO MALE CHE CI SONO LE PATATINE ALLA PAPRIKA(perchè c'ho fame e non c'ho soldi,mica per altro!)

Ieri ho seguito la prima lezione di quel mostro di corso da cui tutti hanno tentato invano di mettermi in guardia,display;prima lezione: sound design.
Esaltazione pura!
Avevo mille domande e mille appunti da fare,mille osservazioni e mi pareva di sentire l'eco nelle testolone degli altri recitare: "tappati la bocca,secchia!".
Inutile dire che quell'eco non ha funzionato(forse non troppo inutile giacchè lo scrivo ugualmente.vabbè)
E allora abbiamo parlato degli studi e delle filosofie sul suono sintetizzandolo in un arco di tempo lunghissimo a pensarsi ma brevissimo a dirsi;siam passati in fretta dal sedicesimo secolo al finire del diciannovesimo,al ventesimo coi futuristi e gli "intonaromori";dal francese Schaeffer nel '48 al tedesco Karlhein Stockhausen nel '51 con lo studio fur elektronische musik per la ricerca dei suoni puri, per poi approdare nel contemporaneo tra Alva Noto,Sakamoto,Ben Burtt e Lasse Gjertsen...
tanta roba tra taxi driver,alien,wall-e,Alan's psychedeli breakfast dei Pink Floyd.
Allora,per riprendere il giuoco delle libere associazioni con Puppu e Lollo,ieri estasiato ho iniziato a fare attenzione a tutto e a indagare per scoprire se quell'attenzione ai suoni l'avessi già posta in precedenza.
Quasi otto anni fa credo d'aver iniziato davvero.
Ero in camera di mia sorella col suo stereo (perchè il mio l'avevo già rotto...ma và!)
e c'avevo caricato su un cd,ai tempi della finestra di fronte,ai perenni(sembravano interminabili) tempi da "Raul Bova è un figo",per lei,e "Senti la voce di Giorgia" per me.Ossessionavo i miei "ex coinquilini" con le sue canzoni.
Vabbè,comunque quel giorno ero li, nella sua stanza e tornavo indietro e ancora indietro e ancora e ancora su un verso che diceva "quello che non abbiamo",quel punto preciso li,capace di sciogliermi,quel punto preciso li,che sembrava che la voce si piegasse,si abbracciasse sola,come una donna nuda,esposta al vento.
Mi è capitato con le voci,con le lettere marcate,le parole modificate dalla lingua che batte sui denti più del solito,che resta li due secondi in più,ferma.
All'epoca forse puntavo più a quelle parole che alla musica,al suono che provenisse da organismi morfologicamente simili a me.
Col tempo ho talmente svalutato le parole,che anche se con le parole scrivo,se i pensieri sono fatti di parole,se parlare è fatto di parole,ho iniziato a cercare l'inesistenza del silenzio,o la verità in descrizioni espresse in linguaggi sonori differenti.
i tick-tock o i tick-tack,le mascelle;la porcellana;come nella canzone dei pink floyd,perchè con il rumore della porcellana puoi sapere grandi cose su chi la utilizza,la sposta;le fibre...la schiena sudata che alle medie si distaccava dal dorso dello zaino,lo corde da tirare per stringerla addosso,l'attrito;le ciglia,dannate ciglia dall'amore facile;le mani,l'incastro fa rumore;i passi,che hanno infiniti suoni,dipende da dove cammini,dipende da come cammini;quel ticchettio della penna,il legno della matita che si incrina e si spacca sotto i denti d'avorio,la felpa,il cotone che striscia sulla tua pelle,il mio ginocchio contro il tuo,tamburellare di dita,risucchio di saliva nervosa,i capelli mossi dalla mano,il rumore sottilissimo di quel morso alle labbra,le ruote,rugose come le labbra,che sgommano via,le pietruzze dell'asfalto,una contro l'altra,l'altra contro l'una..le mie chiavi di casa.
oddio,che interminabile elenco potrei tirar già.é una vita che conservo sensazioni.Anche i brividi fanno rumore.
Avevo la presunzione di sentirmi alieno nell'appoggiarmi alle note quotidiane,mi pareva fossero il mio universo parallelo dentro alla bolla che escludeva gli altri.
Li additavo,"superficiali",dicevo,li giudicavo.Cattivissimo,ignorante,beando me stesso in un distacco di cui colpevolizzavo gli altri,famosissimi,ignoti,altri.
Senza contare che la placchetta metallica delle nuove scarpe da ginnastica, stava già tintinnando contro il bullone di un tombino in piazza Vittorio,accomodata ai piedi di qualcuno che mi vedeva ridere in lontananza,puntando me e pensando "gli altri!".
L'avessimo saputo tutti quel giorno,in piazza Vittorio che nessuno e tutti eravamo "gli altri",immagino ci saremmo sentiti meno soli e un pò più liberi di fare attenzione ai suoni,di parlare un pò di meno.
Da piazza Vittorio in terra mia ai tavoli di fòrmica qui,in Nuove arti a Milano.

MENO MALE CHE CI SONO LE VECCHIETTE QUI A MILANO A RALLENTARCI IL PASSO(anche se non le ricopriamo di belle parole)

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