lunedì 28 novembre 2011

Cut Off



al servizio di chi serve le emozioni,
di chi racconta storie non necessariamente fatte di parole
o almeno di parole ascoltate e dette.
un corto firmato Dorotea Pace & Giulio Volpe al quale si è affiancata la collaborazione operosa di altri addetti-affetti ai lavori.
tra questi anche Laura Bianco in qualità di segretaria di edizione e assisente alla regia ed io come costumista.
E i pesci rossi che non si possono dimenticare!

Ora semplicemente prendetevi lo spazio che vi serve per tirarvi in mezzo, con la giusta dispersione che vi prende.
ci sono milioni di condizioni che descrivono il nostro stare al mondo.
e quello che si vede fuori non necessariamente è quello che si sente dentro.

mercoledì 23 novembre 2011

cit.



now and then

"(...)E se non volessimo nessun contenitore? E se volessimo essere anime libere e senza progetti? Non si puo' e non si deve. Dovere, potere e gridare. Piangere e ridere sembrano complementari."
cit. M.A. , un così caro pezzo di cuore.

e difatti pensavo a quanto a volte sia stressante e a quante in altre,invece,il fatto di non avere fissi progetti mi faccia sentire a mezzo metro d'aria su.

giovedì 3 novembre 2011

la puttana che legge

La chiamano "la bretella",è la strada nuova che ti porta e ti fa uscire dal paese,che ti evita di attraversarlo tutto dall'interno,bloccarti la in mezzo alle viscere inquinate.
Ma la bretella sembra bella e non ha scoli per l'acqua,griglie nell'asfalto o canaletti ai lati della carregiata.Il solito lavoro del sud che ha tante falle per superficialità o voluta disattenzione.
Avevamo il macchinone oggi,sporchissimo e grigio,un pò ammaccato sul muso.
Una pioggia di cagate di piccione in cima e sul lato sinistro che abbiamo spruzzato via con getti d'acqua fredda e violenta, verso l'ora di pranzo.
Quando la bretella finisce c'è un bivio: tra la strada che va avanti in salita e quella che resta su per giù allo stesso livello, sulla destra.
quella fetta d'asfalto a destra,quella che resta su per giù allo stesso livello,sborda via nel terreno di campagna,una terra incolta come ancora un pò ne restano qui,in quella che Daniele canta "puglia infinita".
E a sbordare ai lati c'è sempre tempo e possibilità.A sbordare ai lati ci si mette niente in verità.
Se percorri la bretella dal mio schifosissimo paese,se poi prosegui al bivio e sbordi a destra,puoi vedere un albero di ulivo sul ciglio della strada ed una sedia in plastica rossa sbiadita,di quelle che si portano al mare di domenica con tutta la famiglia a carico;di quelle che durano da anni e che se la spacchi sono cacchi tuoi perchè s'è rotta e amen e devi mettere il culo per terra.
Anche rompere una vecchia sedia rossa sbiadita e secolare quanto un ulivo, forse,può essere considerato scivolare via dai bordi.
Ma nulla era più sbordato di lei,su quella sedia,sotto a quell'ombrello a fiori e a quell'ulivo,da sola e sciancata e in pieno giorno.
Quel terreno tende ad infossarsi man mano che lo percorri,andando giù per la strada che è su per giù allo stesso livello del pezzo di bretella.
E lei stava li,col piede sinistro piantato nel terreno e l'altro più floscio,disteso in maniera disarmonica e che le faceva pendere il culo più del normale rendendo inutile l'appoggio.
Ma sbordava, e sbordava tanto dai confini della strada e dai confini dell'armonia,della compostezza, senza però minimamente sbordare dai perimetri dell'eleganza. E non riesco nemmeno a immaginare come ci riuscisse.
Sotto al sole insano di novembre,all'ombrello a fiori e alle fronze d'ulivo,su quella sciancata sedia in plastica rossa,si ritagliava i perimetri a modo suo,scucendo alla mia vista le spine della sua professione triste; lei leggeva.
Un libro doppio,pieno zeppo di pagine e lei sembrava essere approdata a poco più della metà.
Gli occhi fissi sull'inchiostro la portavano al centro di chissà quale storia.E sbordava.
Sbordava dai confini delle pagine e del mondo,di quel terreno ai limiti del traffico di città,di una sedia da mare in campagna,dell'attesa di qualche cliente in cerca di sesso facile,dall'immagine asciutta di una puttana vuota.
Che a sbordare ai lati c'è sempre tempo e possibilità.A sbordare ai lati ci si mette niente in verità.
Ma farlo così è difficile,con l'eleganza di una puttana che legge.

venerdì 28 ottobre 2011

restare nudi al freddo

tra il patetico e lo strano.
sorrido adesso anche di te.Certo che no,non mi fai felice tu.
ma io devo pur esorcizzare tutto in qualche modo.
Si scivola sotto a tutto,anche alle cose più frivole,più deboli.
Anche io.
anche se- io- non ti ho abbandonato mai.
Ma se è il dannato vivere,allora che sia.
malgrado questo male io davvero adesso credo che sia meglio così:
restare nudi al freddo per rifarsi dall'inizio.

giovedì 27 ottobre 2011

stanotte no


è una scena super rallentata
di me,del mio corpo che cade nudo nella vasca;
è tutto bianco e nero e questa luce strana mi fa più bello di quel che sono in realtà,da dentro ai miei occhi.
vedo le gocce,vedo la sedia,sento due accordi ma anche l'angoscia.
potessi eliminare le parole,potessi disconoscerle dal garbuglio astratto dei miei rami.
è strano viverci dentro.
è come un momento infinito e mi chiedo quando sbatterò la testa a fondo vasca,adesso che il tempo non arriva ma mi sorpassa e va.ed io resto a cadere.
ogni giorno mi invento tutte le cose che vorrei volere.
ma non mi credono,non la chiamano realtà psichedelica.
ho sentito dire che ci ordiniamo l'identità per sicurezza ma che tanto questo non serve davvero a conoscersi di più.
che prepotenza la mia,che stupidata poi voler ribaltare tutto.
Ma il 68 è finito da un pezzo.
E questi discorsi ormai chi li ascolta più?!!
Piuttosto facciamo guerra in strada che i suoni delle vetrine che si spaccano si sentono meglio,e anche le bombe,anche tutte le marmitte che esplodono.
Mi faccio tante di quelle lezioni che probabilmente non seguirò mai.
e mi racconto più per quello che vorrei essere che per quello che sono.
Qualcuno si arrende a questo.
Ho visto i suoi occhi scuri placidamente ammettere d'essere solo un paio d'occhi scuri.
Avrei detto "immobilità" o "stupidità" o "resa".
oggi mi sa che imparo a credere il contrario.
Sfidiamoci ad accettarci.Qell'ammissione coraggiosa di tutti i vuoti a perdere e di tutte le dobolezze e le mancanze,di tutti quei punti in meno sulla patente del fascino.
non ho voglia di finire nemmeno questo post.
vorrei bandire le parole.
vivere d'altro.basterebbe annusarsi come fanno gli animali per capire un pò chi siamo:
chi sei tu per me,chi io per te,a che ci serviamo.
e se è niente,girarsi e andare via.senza timori,ne pensieri,ne strascichi,ne altruismo.
Solo istinto e necessità.
oggi vorrei essere un lupo,ululare fumo nelle notti di neve.
e non ho più voglia di scrivere perchè non ho più le mani,perchè non so come si fa,perchè ho visto la luna dietro alle nuvole che appendono tempesta e per istinto so dove andare.
tutto il resto non è necessario alla mia sopravvivenza.
stanotte no.

giovedì 20 ottobre 2011

APPARìS

(Luce dalla tour Eiffel.in APPARìS)

ci sono cose che non si dicono,
ci sono velocità che non si prendono anche se il corpo le necessità,
ci si nega alla corsa,per stare buoni,ci si nega per stringere le pupille,per sembrare sempre qui,presenti e vivi,vegeti,esattamente come è giusto essere.
vorrei drogarmi di quell'aria,ingoiare pillole di tutti i colori stanotte,stare come in quel video.
credevo non l'avrei mai detto e mai pensato.
vorrei ridere senza saperne il motivo,scuotere la testa ovunque,sudare 10 amori contemporaneamente,consumare tutta la pelle vecchia in una notte sola,risvegliarmi domani senza niente,avere l'impressione di un'estrema nudità,di un corpo raffreddato fin dentro le ossa.
che me ne farei?
non lo so.
forse vanterei una totale assenza di ricordi.
Allora scrivo adesso e scrivo forte perchè al marasma non vengano messe le briglie.
Perchè oggi ho sentito dire che "un animo profondo non si ferma mai,pure a provarci con impegno,alla superficie delle cose!".
m'è sembrata una condanna.
Sembro sempre così positivo in mezzo alle gente e in mezzo ai parchi. :)
e allora scrivo forte perchè di perdere quota ce lo si può anche concedere e va bene,ma arrivano i giorni o solo i momenti in cui vibrare forte è ciò che serve;ricordare come ci si sentiva a vestirti larghi e con le prime cose prese a caso,correre giù,sui binari spenti,urlando a squarciagola ed invitando Ylenia a farlo.Sentirsi dire "grazie" senza sapere perchè.
APPARìS significa più d'una cosa.

APPARì-s dove sono cresciuto
A-pPARìS dove ho sperimentato,dopo tanto tempo.dove ho resettato.dove ho rasato.
A-pPARIs dove sto scivolando adesso,il punto di bep.

esattamente in quest'ordine cronologico.
che anche se smuovo il terreno adesso ed escono i tesori,restano sempre di un'era diversa.
la prossima tappa avrà già un nome diverso.
di Parì ho raccontato più su carta ma forse riprenderò anche qui.
Il consiglio è quello di lasciare andare senza cancellare.
Soprattutto quando scendono da sole le parole,quando si mettono vicine anche senza creare sensi palesi.
che poi forse il vero paradosso sarebbe di creare un senso palese a parole proprio adesso,che non lo faccio di proposito :)


Ma adesso basta.Anzi adesso VIA.
Non ho più voglia di interrogarmi,chiedermi se sono pronto o meno.
Adesso inizio e amen!E decido di essere pronto.Le parole poi verranno,strada facendo.
Se prima sapevo creare interi mondi dal niente,perchè mai non dovrei riuscirci ora?!

lunedì 17 ottobre 2011

risboccio. -prima di morire a terra-

può capitarti di svegliarti di notte a quest'ora,farti un giro in cucina,cercare qualcosa senza la minima fame;può capitarti che poi ti siedi semiassente a mangiare riccioli di mais e a non sentirne il sapore.
può capitarti di rasare i capelli,fare buchi al maglione per infilarci le dita,vederti orribile e voler sprofondare e riemergere,forse risorgere.
può capitarti di possedere volontà che non riesci ad applicare,solo perchè disorienta il bianco dei punti di partenza.
può capitarti di setirti incapace e stupido,vigliacco ed insensato,fallito e scomodo a te stesso.
si,può capitarti.
questi riccioli danno di detersivo!
può capitarti di dimenticarti delle piante,di scoprire le allergie,di odiare giorni appesi,di voler correre forte ma dar ragione alla pigrizia.
può capitare di non trovarti in piedi tra le tue soluzioni di sempre,di non riconoscere scrittura e pittura,nessuna forma e nessuna emozione.
può capitarti di chiudere la porta della stanza buia fino a limitare drasticamente l'affluenza della luce,abbassare anche al minimo il volume dei pensieri.
è come essere assuefatti,inanimati.
io non credo di star facendo niente di buono adesso,di non star contribuendo minimamente al giro del mondo,al cambiamento che spero.
vorrei già smettere di scrivere perchè lascio a metà tutto,tutto mi annoia.voglio andare a letto e spegnermi ma non ha senso.
e stare qui ad occhi aperti e senza lacrime sembra ugualmente inutile.
ora so che si muore e si nasce tante volte in una vita.
io sono un fiore secco. Morire a terra mi rimetterà in circolo.voglio un colore diverso al mio risboccio.

pensieri ritrovati di una notte di dicembre.

giovedì 29 settembre 2011

ma bisogna darsi il tempo

non ho mai veramente scritto dei mostri di questi ultimi mesi e non lo farò nemmeno ora,
probabilmente sbagliando nella convinzione di non dovergli dare spazio alcuno nella mia vita.
Però per ogni loro infiltrazione c'è un pezzetto di spazio che cedi.anche solo per poco.

Adesso che posso rallentare sto crollando.di stanchezza soprattutto.
La mia testa reagisce in modo assurdo,balza nella confusione delle strade parigine e poi ritorna dritta sul mio collo ballonzolando ancora un pò.
un pò di musica,qualche cartolina,un fiume e la voglia di scrivere.
qualcosa non funziona bene.o meglio,qualcosa mi chiede di rovistare ancora tra le convinzioni,capire cosa è andato storto ieri,cosa posso riparare oggi.
piccole e difettose lanterne interne.
E' il momento in cui ricostruirei tutto,il momento in cui rispetto eppure profondamente non sopporto il mio corpo.
Devo ricostruire anche lui,che è la mia casa.
E' un'esigenza che mi segue fin da quella notte.
Ma bisogna darsi il tempo.
Ho tagliato in un gesto impulsivo i miei capelli e devo aspettare che ricrescano,ho rasato la mia barba,ho trattenuto troppe grida e devo aspettare che la mia pelle guarisca.Ho bisogno di sentire l'estensione dei muscoli e dei tendini,lavorare,sudare,spurgare i veleni della cattiveria,ricominciare a tracciare la mia mappa.
devo correre.correre ogni giorno senza scappare,correre solo per rimettere forza nelle gambe e nei polmoni,correre per sentire l'aria bruciarmi dentro,i pori reagire al vento d'inverno.
devo allenarmi,rassodare i contorni dei miei territori,ridefinire i perimetri di chi sono.
Ri-guardarmi,ri-valutarmi,ri-apprezzarmi,ri-piacermi quanto basta.
perché i brividi li sento sempre.

mi sono messo note di demerito in tante cose.
non mi farò sconti,non voglio essere troppo indulgente,non sono nemmeno abituato a farlo con me stesso.
però devo darmi il tempo di recuperare.
stracciare tutto,come uncini che tirano forte,inseriti dentro ai buchi neri.ma che senso ha?!
arrabbiarmi per quello che non so fare,per quello che non arriva subito,per quello che non so smaltire in fretta dilaterà solo l'attesa.
così oggi mi siedo in riva al fiume,anche se già l'ho fatto e ascolterò l'acqua che scorre.solo questo.
imparerò a calmarmi e poi ad allenarmi,senza rabbia.
ho solo bisogno di un pò di tempo.
così come poi è passato settembre.

mercoledì 7 settembre 2011

l'artista migliore - pensieri da un terrazzo

pensieri da un terrazzo al sesto piano.


 "sento i respiri della gente giù in strada,il battito del cuore di un gatto steso su queste mattonelle luride.
chi stiamo cercando in mezzo alla polvere?
c'è stato il mercato qua vicino: odore di pesce,sorrisi di cani,occhi di bimbo,mani di donne.La strada è piena dei resti.E' un casino ogni volta.
Razia di tutto,rispetto per niente o troppo poco.sull'afalto un bastardino ha dipinto un quadro: sangue e marmellata,qualche fico d'india di chissà quale posto;due foglie d'insalata.Ha mosso la zampa come un pennello ma non ha firmato il quadro.
Così qualcuno lo laverà via.e lui lo sa ma non gli importa.
E' l'artista migliore.
Da li,vicino al mare,chiedi al faro di illuminare questo angolo di mondo e questo pezzetto di vita.avrei bisogno anch'io di un cammino giusto per le mie misure.
Sono una trottola di legno un pò indecisa adesso: vago,ruoto e rallento e poi riprendo.a volte capita che la terra dia scossoni alla punta metallica.
aspetto,e forse sbaglio,che questo capitolo sia chiuso per darmi l'aria che mi serve.
intanto vivo.
ma un pò in apnea."

martedì 30 agosto 2011

scomposizione di un momento depressivo

cose tristi che ho pensato stanotte.Alcune sono vere;altre sono solo rigurgiti d'anima in apnea.Ma stare sott'acqua è stare in una dimensione diversa.E guardarci attraverso distorce la realtà.


è inutile,tutte le cazzate che hai detto non cambiano il fatto che te ne sia andata via.E io non riesco a sopportare il fatto che nella vita ci sia anche il bisogno di andare.senza nessun motivo.andare.
E poi ci insegnano che dobbiamo abituarci,che sono solo nuove circostanze.Ed è vero.Ma poi chi li riempie i buchi neri?E poi chi li conosce i buchi neri?
Ho imparato ad andare anch'io.Ad andare sempre.Senza ritegno per nulla.Nemmeno per tutti i buoni motivi che mi chiedono di restare.E per sentire meno male ho smesso anche di ascoltarli,di accorgermi di loro.

sento l'esigenza di togliermi tutta questa pelle di dosso.mi prude,non mi serve.

maledette storie d'amore.
A me l'amore mi fa piangere.ho imparato a riconoscerlo così.Perciò quando mi innamoro faccio piangere.Così so che siamo innamorati in due.

dannata confusione,dannate digestioni lente,metabolismi di gente illusa.

ho mangiato i sogni degli altri perchè avevo lo stomaco troppo vuoto dei miei.
Ho cagato dispersione.


forse ho solo bisogno di stare male per poi stare bene.anche stavolta non me ne sono dato il tempo.
Pur sapendo che alla fine si muore,troppo spesso viviamo la vita come fosse un peccato o un dispetto.


Ho tante borse.Ogni volta ne prendo una diversa e la riempio di qualcosa.Poi parto da solo e vado a buttare la mia vita in qualche posto in cui spero intimamente di affondare le radici.Ma poi non riesco a lasciarmi amare veramente,faccio la conta dei buoni motivi per una nuova partenza e a fine anno chiudo un'altra borsa e ci riprovo.Sorrido,piango,mi dispero.Ri-sorrido.
Senza i luoghi del ritorno.

domenica 28 agosto 2011

perso

Sentire agonizzare una latente voglia di cercare una svolta,di fare qualcosa,uccisa dal non avere la minima,fottutissima idea di cosa.
perso.

E intanto arriva settembre.

martedì 16 agosto 2011

quando ci siamo noi

io non abito più là ma non abito più quà,nemmeno.
c'è una perpetua mancanza ,una
perpetua domanda e una
discontinua,intermittente risposta.
Poi non lo so.
Già non lo so.
E quando tornerò,prima o poi,spero di poter credere ancora in un abbraccio e un filo rosso che hanno visto tante forbici ma che non si sono mai spezzati fino in fondo alle lame.
Altrimenti fino a qui non ci saremmo arrivati,
senza rendercene conto.
Spero di continuare a costruire ricordi da raccontarti,da condividere,da suggerirti,da farti assaggiare.
Spero che Patty non abbia ragione a cantare che domani il tempo parlerà di un'altra illusione.
Spero che scavare nelle vene ci abbia dato abbastanza forza da sopportare tutto l'ossigeno,pure quello che verrà.
Io ti trovo nel cuore,ti trovo negli alberi,nel vento,nel mare,nella luna,nelle mani,nei riccioli che vorrei,nei fiori tra l'asfalto e nelle stazioni abbandonate.
Si impara a sorridere prima o poi,quando si smette di ribellarsi alla vita e si impara a guardarsi e sentirsi un pò più pieni,un pò meno abbandonati,come quelle stazioni,quando ci siamo noi.


lunedì 25 luglio 2011

sarà una corsa


per ora è di 20 scatole di modeste dimensioni e qualche maxi valigia il resoconto dello spazio che occupano gli ultimi tre anni della mia vita,anche se molte di queste contengono roba vecchia di non so quanto.
sarà una corsa il prossimo mese ormai alle porte,
sarà una corsa controvento ogni volta che tenterò di strappare mare e sole ai miei doveri;
sarà una corsa ogni volta che nel prossimo mese soffocherò qualche bisogno più profondo;
sarà una corsa tornare qui,raccogliere tutto e scendere ancora;
sarà una corsa scrivere appunti,ancora sulle mie caviglie,sognando quella california al profumo di spuma d'oceano;
sarà una corsa in bicicletta verso tutto quello che non troverò nei giorni del prossimo mese e magari anche in quelli dopo ancora;
sarà una corsa e in questa corsa tutto questo schizzerà via dai miei fianchi alle mie spalle, e probabilmente mi ritroverò sperduto ed eccitato.
L'ha detto anche papà,che poi si salpa per un'avventura nuova,si volta pagina.
Stai tranquillo Nicolò,dai,stai tranquillo.
Vivere senza i brividi,anche quando questi portano un gelo tremendo,lo sai,per te non ha mai avuto senso.
Sarà una corsa.In qualche posto arriverai.

domenica 17 luglio 2011

con la luce che parla di pioggia.col suo profumo.

mi innervosisce quando sto così,quando sento di aver bisogno di dover metter fuori qualcosa che puntualmente non trova parole,che non sa spiegarsi,che rimane irrisolto,bloccato da qualche parte che non so,impedendomi così anche di forzarlo,spingerlo fuori.

e mi innervosisce non riuscire nemmeno più a scrivere,perché a differenza di un pò di tempo fa,adesso non ho più i miei vecchi testi,parole che mi aiutavano a capire il "prima" per indagare "l'ora".

Ma non posso risolverla così.

Non conosco più le mie vecchie parole perché la mia testa le ha trasformate in immagini e non c'è alcun suono in quelle.

così oggi metto una canzone,una sua,vecchia.una che nessuno mai sospetterebbe io possa ascoltare.

Diventa quasi la piccola parte di me che piange e grida in silenzio,che si crogiola in un angolo di inverno dal quale probabilmente non scapperà mai.Le maniche lunghe,giù fino ai polsi,il cappuccio sulla testa,le ginocchia al mento.

Eppure quanta strada,quanto tempo e quanta vita per farla diventare piccola quella parte d'inverno che prima era l'unico spazio che abitavo.

C'è una ragazza che non conosco ma che sento forte e da lontano.Lei a vederlo bene avrebbe chiamato "bolla" quello spazio.

Io la bolla ce la vedo ancora,è solo un pò più leggera,ha solo un colore diverso.

"Solo" piccoli mutamenti con conseguenze molto più ampie.

Probabilmente questo senso di soddisfazione che ogni tanto riscopro nei confronti di me stesso è dovuto al fatto che,più di tutto,con le mani mie ho afferrato spine grandi e forti e le ho strappate via nel tentativo di liberarmi con tutta la rabbia del mondo.

Riuscirci,per una persona che è stata come ero io,è una gran,gran cosa!

Respirare è stato come scoprire la vita per la prima volta,come il pianto di un bimbo appena nato.Come aver appena preso coscienza che occorre l'ossigeno per potersi muovere.

Credo tutti i cambiamenti più grandi ci sembri arrivino all'improvviso solo perché l'euforia di scoprirli ci rende incapaci di ricordare quanto esercizio abbiamo fatto prima.

Eppure c'è qualcosa che non cambia,come questo trasformare,col tempo,in piccole piccole le gesta che prima ci sono sembrate enormi,eroiche,solo perchè siamo affamati ed affannati nel tentativo perenne di scavalcarci e non darci pace,come se essere uomini non ci bastasse mai.

Ma c'è anche qualcosa d'altro;intendo altro che non cambia:

se quel piccolo inverno rimpicciolisce e poi a volte s'espande,come una piccola cassa toracica che gode di vita propria,un piccolo inverno che forse domani sparirà o forse mi accompagnerà anche in minima parte per tutta la vita,c'è qualcosa,quel qualcosa che anche quando lo chiamo "mancanza" so bene che sto dicendo "vita" e che sto dicendo "speranza".

Io alle volte mi fermo,lo faccio in maniera stupida ma necessaria,però c'è dentro,è innata ed è la curiosità di vedere quel che c'è dopo,è la voglia di credere in tutte le possibilità,in tutte le sorprese,magari anche nell'amore o, per meglio dire,soprattutto in quello.Un amore che è ben più distante dalla concezione e dalla forma che quotidianamente svisceriamo con le parole ed è più vicino invece a quella che ogni giorno si manifesta,perchè ci siamo,perchè la creiamo,aldilà di tutte le regole e di tutti i contorni che vogliamo appiccicarci addosso,riuscendo malamente,ma pur sempre riuscendo,mio malgrado,a farcela.

non rileggerò queste parole.probabilmente avrò scritto cose difficili da interpretare anche per me.

ma è la mia caratteristica quella di complicare sempre un pò le cose,anche se sono ormai tre anni che lavoro per semplificare tutto.e mi piace un sacco quando ci riesco.

ora basta.

un sauto.al profumo di pioggia.


sabato 16 luglio 2011

giovedì 14 luglio 2011

braccia


Si chiamano braccia.Abbiamo messo in forma fisica l'intero mondo inafferrabile che abbiamo dentro.

Perciò alle braccia abbiamo dato funzioni e, dalle braccia, ne abbiamo ricavata una su tutte.

Braccia da allargare mentre sei ad occhi chiusi in mezzo al vento, braccia per abbracciare un corpo diverso dal tuo,provare a sentire,a volte ad ingannarsi, che non siamo così soli come ci sembrava.


Braccia per dire che possiamo estenderci nel mondo un pò di più, quando già siamo in piedi ma non siamo ancora in grado o non vogliamo saltare più su.

Braccia per dire che non ne abbiamo mai avuto un paio estensibili,piumate,aerodinamiche, ma ci sono,son quelle che abbiamo,le usiamo per allontanarci,per allontanare,anche.

Braccia per estendersi a ripescare quello che abbiamo allontanato o avvicinarsi a qualcosa di completamente nuovo.

Più di tutto braccia,su cui far forza,imparare a sostenersi,braccia per incorniciare il collo di chi ti cammina accanto una sera o due,improvvisando a raccontarti un dolore o la rabbia non detta da una vita intera.E quelle braccia,baciate per fiducia e gratitudine,le stesse che da solo tu non curi mai,a causa d'un angolo di cuore inaridito.che scemenza!


parliamo un pò.

non so che dire.

usa le braccia!

martedì 5 luglio 2011

il professore di inglese

Così che alle volte ti fa strano ,mentre tutti i tuoi
"compagni-sconosciuti" sono giù a fumarsi la pausa,riscoprirti da solo in aula,affacciato alla finestra davanti a quel bollente corridoio di luce sospesa,mentre ti capita di credere di non pensare a niente e invece ti stai sentendo piccolo,con la mano sotto il mento,l'espressione che non controlli,in perno sul gomito in un tremolio che non avverti.
Così che poi,quando i primi "compagni-sconosciuti" rientrano e rientra pure il professore di inglese,lui ti fa : "How are you? It's all ok?What are you thinking,Nicolò?"
con quella precisissima fonetica a cui noi dobbiamo abituarci e che lui dice che dobbiamo conoscere "like the back of your hands",la stessa che dimentico nel tentennare frastornato,nel guardarlo come fossi appena sceso da un altro pianeta, rispondendogli "I don't know.Nothing...i think!".
Così che in un attimo poi,tutto quello che ti capita attorno diventa una nebulosa ricca d'afa e l'unica cosa a cui pensi è quale faccia dovessi avere per preoccupare anche lui.E sai che potresti pentirti di un desiderio compulsivo di rispondere a quelle tre domandine,non sapendo bene come,provando a raccontargli qualcuna delle tue storie.
E' strano,un pò destabilizzante quando,qualcuno che non conosci,se non per i suoi occhiali ed il suo accento, ti pone domande così semplici e a tratti così intime.
E' strano passare dai mega sorrisi di una squadra improvvisata giù in colonne di ieri, agli occhi in apprensione di oggi del professore di inglese.



E' strano.tutto qua.

venerdì 1 luglio 2011

preludio di una vita da bohemian

Si avvicina il periodo delle incertezze,dei palazzi sospesi a mezz'aria,dei biglietti di andata e ritorno e quelli di sola andata.
Tu come stai?
Io non lo so. Qui direbbero "un pò di para". Mille cose da fare e poche energie rimaste.
Di combattere si combatte sempre,anche per un corso di inglese e quattro punti di credito in più.

lista delle lunghe cose da fare nel prossimo corto periodo:

- aumentare ore e giorni di lavoro dal prossimo lunedì (meglio.soldi in tasca);
- iniziare a preparare quella cazzo di consegna per display (se potessi me ne fotterei altamente perchè sono stufissimo di sta storia);
- cercare di sbattermi ancora per questo corso e sperare sempre più intensamente che elemosinare un aiuto funzioni.Di conseguena aggiungere 4 h intensive ogni giorno dopo il lavoro;
- preparare gli esami che restano e lasciare spazio alla tesi che non ho ancora assolutamente inizato..e che mi preoccupa il fatto di non riuscire a preoccuparmene;
- impacchettare il mondo perchè per il primo settembre dovrò sgombrare casa e non so da dove iniziare.Maybe dal buttare via la maggior parte delle cose;
- in tutto questo inserire la palestra di cui il mio corpo necessita e metterci pure qualche giorno di mare perchè la mia testa ha subito particolari manipolazioni e manomissioni in questi ultimi mesi,e il mare si sa,can cure everything;
- partire per Parigi il 24 settembre,ritornare in data non stabilita,cercare poi di abbozzare idee per le mosse successive.


Comincerà così la mia vita da bohemian in cui potrei anche trovare la direzione da prendere.
E dire che però,in tutto questo marasma e pieno di periodiche confusioni,ieri,mentre facevo la doccia,m'è quasi venuta l'illuminazione.
E non mi pareva nemeno troppo una fuffa.

Fare,brigare,andare.Completare sta cazzata,viaggiare soprattutto,riconoscersi da qualche parte.

Nel frattempo molto,molto,tanto zen!

sabato 25 giugno 2011

Ode a Luca Flores

"Baba, quasi non ho il coraggio di dirlo ma.. sono felice.
Forse era destino,forse dovevo attraversare tutti i deserti che ho attraversato e arrivare fino a qua,dove ogni cosa è semplice e essenziale,come noi non siamo."

( da una lettera di Luca Flores a Baba in "Piano,Solo" di Riccardo Milani.2007 )

Come vuoi spiegare al mondo tutti i brividi che corrono attraverso l'intero spazio che occupa un corpo solo?!
Come si chiama questo piano,chi se ne frega delle sue paturnie,chi è che suona la musica,di che Colore ha gli occhi,da dove arriva il vento che fa sbattere la porta,quanta polvere c'è in casa,quando ci rivedremo,che cosa cambierà,quando arriva domani,non hai più la gonna a fiori,c'è una macchina capovolta,mi sta scoppiando il cuore,non ti so trovare,mi è finita l'acqua,l'odore di bucato,il basilico sta crescendo,sono rimasto a secco,c'è l'aurora boreale.

Nulla ha più senso se in bocca ad ogni poro c'è un sapore così.


mercoledì 22 giugno 2011

più soddisfazione

le cose che ho pensato in questi giorni non riesco a riordinarle perchè sono come piccoli spot di luci intermittenti in una stanza buia.sulla retina rimane un pò il bagliore ma a luci spente torni ad essere disorientato.
Avevo il presupposto di concludere questa sessione con un bel 6 su dieci,il che sarebbe significato solo altri 4 esami a settembre prima della laurea a febbraio.
Al momento ho tentato il quinto ma ho rifiutato il voto,cosa che non avevo ancora mai fatto.
Ho rifiutato un 26 che mi sembrava una gran presa per il culo: la sintesi di come vanno adesso le cose,ovvero il tempo e le possibilità che il mondo ti dedica equivalgono a mezza ed oltre quella sembra inutile andare perchè ormai te la sei giocata e tutto è stabilito.
Diciamo pure che difronte alla soddisfazione personale di aver affrontato con caparbietà gli ostacoli dell'ultimo periodo e relative conseguenze,difronte al fatto che non mi sia perso d'animo ed abbia raggiunto almeno quota cinque(le prove restano 6 comunque!!!),c'è che mi sento profondamente e fottutamente preso per il culo.
Ora,premetto che sono uno che ha la media di un qualcosa appena più in su del 27 e ciò vuol dire che non sono mai stato uno tanto attaccato al punteggio ne alla supplica,e,ammetto,il mio impegno si è di certo espresso soprattutto in quello in cui ho creduto di più,fatto sta che questo cazzo di impegno non è detto che serva ad arrivare per forza al raggiungimento di un obiettivo,o quanto meno non per forza a quello che ti hanno fatto credere fosse l'obiettivo.
E sentirsi dire "non credo ci sia molto da aggiungere sul tuo metodo di lavoro" e "le tue proposte mi sono sempre piaciute" senza praticamente aver mai ricevuto una critica ne costruttiva ne distruttiva,un pò ti fa sperare in un trenta che solleva la media.MA NO!
Sia chiaro,mi sono portato a casa un 28 niente male e mai l'avrei rifiutato ma di base io mi chiedo: "quanto ancora ci resta da prenderci per il culo?!!"
Credo d'essere una persona al quanto umile e ammetto di aver ricevuto in passato anche punteggi ben più alti di quello che meritassi in verità, e per tutti quei punteggi non ho mai sentito un senso di soddisfazione,ugualmente invece la scarsa attenzione e la stessa identica presa per culo.
Ora,non è da me scivolare in discorsi tanto materiali quassù, ne tantomeno sono quello a cui piace blaterare circa il suo libretto universitario;tutto quello che mi auguravo è che almeno stavolta potesse esserci un pò più d'attenzione,di sincerità e di criterio.
Ora ditemi quanto uno possa credere in un punteggio di laurea con questi presupposti?
Quello che professionalmente valiamo,non è detto che venga premiato anche fuori dal circuito universitario,però,e cazzo riconosciuto o no sarà così,di certo lo dimostreremo fuori.
D'altronde un libretto coi voti sulla vita mica l'hanno mai fatto,almeno per quella non devi andare a cacciarti firme e punti di credito.Che senso ha poi tutta sta menata se il tuo valore è espresso con un paio di cifre da parte di qualcuno che non riesci nemmeno a stimare?
Cazzo,il conto al ristorante,quello si che da più soddisfazione!

martedì 7 giugno 2011

parole. -senza cattiveria alcuna-

"Ha lasciato fluttuare i pezzetti di tovagliolo fino al pavimento e ha fatto una strana riflessione sull'efficacia delle parole per esprimere l'essenza delle cose, e sulla loro inefficacia per esprimere ciò che le cose non sono"

"Di suo fratello gli piaceva la capacità di far diventare le persone ciò che non pensavano di poter diventare."

"Le stelle erano chiodi conficcati nel cielo:togline qualcuna e l'oscurità precipita."

"il mondo è governato da uomini brutali e ne sono prova i loro eserciti.Se ti chiedono di stare immobile,danza.Se ti chiedono di bruciare la bandiera,sventolala.Se ti chiedono di uccidere,ricrea.Teorema,antiteorema, corollario,anticorollario.Sottolinealo due volte.E' tutto lì nei numeri.Ascolta tua madre.Ascoltami,Joshua.Guardami negli occhi,ho qualcosa da dirti (...) La sola cosa che devi sapere sulla guerra,figlio mio,è: non andarci."

"Piove sui vivi e sui morti,mamma,solo che i morti hanno ombrelli migliori."

"Aspira un'altra profonda boccata,lascia che il fumo le penetri nei polmoni: ha sentito dire da qualche parte che le sigarette attutiscono il dolore.Una bella tirata e ti scordi come si piange.Il corpo è troppo occupato a gestire il veleno.Non c'è da stupirsi che distribuissero sigarette ai soldati.Lucky Strike. Il colpo fortunato.Gratis"

"Lui,immobile,continuava a guardare in alto,chiedendosi come lo avessero visto loro,quale prospettiva del cielo egli avesse interrotto.Un giornalista con una coppoletta bianca gridò:
-Perchè?-
Ma non trovò le parole per dirlo.Non amava l'idea di un perchè."

"A volte era a distesa della città che rivedeva,i corridoi di luce,la forma a cembalo del ponte di Brooklyn,la tegola di fumo grigio sopra New York,il rapido scarto d'ala di un piccione che fa apparire facile il volo,i taxi giù in basso. (...)Provò un enorme sollievo ma anche una stanchezza infinita mentre scivolava di nuovo nella propria vita."

"Se io avessi un castello abbasserei il ponte levatoio e sarebbero liberi tutti."

"Una volta mi ha detto che la maggior parte delle persone usano la parola amore per dire in modo diverso che hanno fame.Lui aveva detto più o meno così: per glorificare i loro appetiti."

"tu dovresti essere esperto di amori disabili!"
"che brutta frase"

"a volte il mondo è un posto che vallo a capire."
"Qui le lesbiche le chiamano busone. Non so perchè:a volte le parole sono strane."


La verità è che mi hanno portato via le mie storie,quelle che aprivo di tanto in tanto e riprendevo a cucire con doppio filo rosso.La verità è che al momento non riesco a tralasciare il fatto che esista un'idea troppo pallida di un progetto personale.E l'assenza di tutti quei pezzi già scritti spesso mi rode,come tutte le volte che ho voluto disciogliere in acido il passato.
Non sono una di quelle persone che si china a pensare alla tragedia della cattiveria umana,piuttosto sono una di quelle persone che tenta invano di disincastrare le molle per arrivare all'inizio e ripartire col gioco in maniera diversa.Ciò nonostante non è detto che non ne esca un casino peggio di prima.
Un'altra verità,ed è chiaro che parlando di verità non posso che decifrarle come mie e poco estendibili,è che credo che tutte le consapevolezze che un uomo ha,non diventino altro che limiti paradossali.Come una sera in cui,se non ne avessi avuto abbastanza di quelle consapevolezze,piuttosto che respirare,avrei strattonato il mondo e mi sarei ribellato,con incoscienza,con ira,con la voglia di strapparti di bocca tutto quello che non sai di me.Perchè forse in un impeto d'esagerazione,qualunque pentimento poi,non avrebbe sottratto nulla al mio senso di libertà.
Ma ho abbastanza di quella consapevolezza per capire che siamo fuori posto tutti ogni tanto,anche se per niente ci piacerebbe ammetterlo,forse.
E da più o meno due anni ormai,strappato il mantello da supereroe, penso che siamo solo esseri umani e che a volte abbiamo la bocca troppo piena di parole.Senza cattiveria alcuna.



nb*: tutte le frasi virgolettare riportate in times, appartengono al romanzo "Questo bacio vada al mondo intero" di Colum Mc Cann, il resto è sottratto alla (mia) vita reale.

venerdì 27 maggio 2011

cose che non avevo pubblicato prima che l'anno nuovo arrivasse

facciamo pure che per l'ultimo dell'anno ti racconto come mi sento,tanto dicono che cambi tutto dopo la mezza notte e in sostanza metà di questa giornata è già andata,che ti costa,in fondo..che mi costa,in fondo..

"come sciabole negli occhi",non riesco a smettere di pensarci da ieri,e l'associo a te,unico vero dolore ancora pieno.sei vittima della mia elaborazione ma sei scappata alla digestione.niente metabolismo assassino,non ancora.ma vedrai,un pò di tempo e poi..un pò di tempo ancora e magari..
ho ripreso ad usare questi fottuti puntini di sospensione.ma tanto è l'ultimo dell'anno e mezza giornata e già praticamente andata e allora sarà che posso..e allora sarà che..
dove sei?


cose che ho capito e imparato quest'anno:
ad andare più veloce della luce;
a stupire me stesso;
a fare buoni risotti con il radicchio tondo che è meno amaro di quello lungo (ma anche con quello lungo i risotti vengono buoni);
a respirare di nuovo,a fermarmi a scrivere e appuntare al sole;
a guardarmi nello specchio e a uscire di casa con estrema leggerezza anche quando mi faccio particolarmente schifo;
che posso bere tantissimo,davvero tantissimo te,più di quanto ne ricordassi;
che posso disegnare meglio di sempre(il sempre che viene prima del sempre di domani);
che Como è bella anche quando piove;
che basta un sorriso a farti dimenticare tutto;
che ballare sotto la pioggia era la sensazione migliore che avevo lasciato indietro;
che mamma e papà mancheranno anche a 30 anni,specialmente se torno a casa così poche volte l'anno;
che l'amore è più incoerente di quanto lo ricordassi ma che non è stupido,sa il fatto suo e se gli stai bene torna a trovarti;
a vivere da solo,per davvero.stando bene!
a fare più cose e a dirne di meno;
a mettermi in gioco,ad allargare le braccia e cantare in metro anche se sembro pazzo;
a vivere senza di lei e a vivere senza di lui;mi son detto che tanto senza di loro ci son nato,prima o poi avrei ritrovato un equilibrio..
(quei puntini di sospensione significano che la stabilità non è perfetta,giacchè si va solo in avanti ed una volta che qualcuno c'è, è difficile viverci senza.ma succede.e devi affrontarlo,e va bene così.);
a capire che non sono più quello che ero,che ora mi sento meglio,ho fatto pace con me;
che prima o poi tornerò a dipingere e che allora sarò davvero felice;
che viaggerò da solo quest'estate e mi andrò a prendere il mio pezzo di vita senza farlo decidere a nessun altro;
che mi manchi,che non siamo più quello che eravamo,che ho perso fiducia e tanta e non solo in te..
che voglio ritrovarla ma so che servirà altra vita,altro ossigeno;che non so se in tutto questo, ci sarà ancora nuova aria per noi;
che so essere un sacco simpatico,che non sono più cinico,anche quando va tutto storto;
che stare fuori ti porta inevitabilmente ad un'evoluzione che in pochi sanno decifrare al tuo ritorno;
che le mie mezze misure non sono più così mezze;
che non mi sta più bene l'ipocrisia,smorzo subito anche la mia;
che so amare e anche tanto,a dispetto di tutto,a dispetto di quello che pensavo;
che se avessi deciso io le sorti del mondo,allora Freddy Mercury sarebbe ancora vivo e si godrebbe la vita lontano dalle voci e le infamie, e Oskar sarebbe vero e abiteremmo vicinissimi, e quell'incidente due anni fa non ci sarebbe stato, e che il mare sarebbe pulito ancora, perchè il petrolio sarebbe cioccolato, e comunque sempre una droga meno schiavista dell'amore per il futuro sconosciuto,la vita in se,e la Huston starebbe bene e canterebbe ancora;
che prima o poi cambierà tutto un'altra volta,che la libertà ha una casa e quella casa sta nei tuoi polmoni;
che Milano mi ha cambiato ma che ogni volta che torno a casa,una volta appurata la mia posizione geografico-emotiva,c'è una parte di me che risale e scopro che "mi manco" e capisco che sono ancora vivo;
che mi bastano solo due anni e poi tento il salto;
che ci sono rapporti speciali che si curano da soli,anche se sai che devi prendere e andare,che li non è casa;
che io imparo dai bambini;
che mi emoziono per ogni stronzissima virgola,che tutto questo è un corridoio di preparazione in cui io non vivrò in eterno,che nel frattempo posso mettere i miei sogni nell'incubatrice;
che le persone di cui senti parlare sono diverse quando le senti parlare;
che i fastidi ora si sbrandellano presto,tanto poco mi interessa stare male;
che i vuoti ci sono,è umano sentirli,è giusto non ignorarli,è necessario non ingigantirli,prima o poi saremo più sereni di così,se pensi che fin ora siamo arrivati fino a qui.

Ho voglia di sorridere stasera,ne ho davvero voglia perchè ho passato due giorni ad accasciare la testa contro il finestrino e questo significa che mi sono lasciato trasportare dal tuo costante fluire via. ed io non voglio,non voglio respirare il tuo abbandono,non voglio sentirmi stanco,voglio solo sentirmi così,come mi sento adesso,con la voglia di iniziare qualcosa di nuovo,di più bello,in un posto più fresco,in una stanza senza bugie,anzi,vorrei iniziare tutto all'aria aperta.
Se fossi io a decidere le sorti del mondo,ti lascerei comunque andare anche se magari accenderei un lumino in più a ogni singhiozzo di speranza.
il fatto è che l'ultima volta che ho ricordato cos'è il singhiozzo,è stato perchè Ernesto sobbalzava.Ernesto è un bassotto.

sabato 21 maggio 2011

però

ne avrei da dire di tutto quello che è successo...si,ne avrei da dire tante, come ad esempio il fatto che ho appena usato i puntini di sospensione dopo circa una vita.
però,l'unica cosa che scrivo è il pensiero di oggi nato mentre osservavo un video che parlava dell'androginia.
A volte il corpo non ti appartiene.
tu senti d'essere una cosa che non vedi,che non si vede,che non vedono.E lo sai.
c'è un "però" a tutto questo e non è uno di quei "però" che giustifica il pensiero e nè che lo risolve;questo "però" risale a ieri:
il mio corpo,il colore delle mie palpebre,la mia pelle chiazzata di stelle brune,il taglio storto delle labbra,la mia altezza,son quelle che sono e a conviverci ho imparato.Questo sono.
Nella pioggia però ieri,così com'ero,come un pò sono ancora oggi,brutto come in quella fotografia che testimonia l'evento,io mi sentivo bello.
Sotto la pioggia io mi sentivo aria,bella aria.
subito quella che spaccio per umiltà ma che non so bene cos'è, mi ha portato all'esterno per guardarmi da fuori e la normalità è tornata davanti agli occhi.
ma dentro,dentro agli occhi intendo,quella bellezza c'era e con quella bellezza,che era il mio pensiero,che era il mio "però" ,io me ne stavo fregando.

domenica 8 maggio 2011

la morte

" (...) Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?

(...) Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente."

Kahlil Gibran

sabato 26 marzo 2011

venerdì 25 marzo 2011

pensieri strappati agli ultimi giorni -4- conclusione.

Poi un giorno dopo o due,quel treno è arrivato.Cinzia é scesa e ha riempito casa mia di quella semplicità che era solita abitare con noi negli anni che abbiamo condiviso,ovunque decidessimo di alloggiare,anche solo per un secondo.

Mi stavo per intrufolare in giorni strani,l'ho capito quando venerdì mattina scorso siamo andati a fare colazione al nabar.Non c'ero più entrato dopo Freddy e avrei volentieri continuato così.Ma non fa bene evitare.

Non lo so che succede quando mi fermo a pensare in astrazione dal mondo,non so bene a chi mi rivolgo:quelle poche volte in cui pronuncio nomi scopro che la lista finisce al numero due ed uno di questi è un nome proprio di persona,Mamma.

Mamma è un'entità,è donna,e ciò che più conta,non è suprema.

Allora quel venerdì là,siamo entrati al nabar e le ho chiesto:

“Mamma,com'è che tutto cambia in fretta?!Insomma,quando butti qualcosa nel fuoco e tu resti a guardare, ti accorgi dell'ossigeno che si consuma,della materia che incenerisce.La vedi accartocciarsi su se stessa,sai che sparirà.Ma Mamma,com'è che invece ci son cose che non bruciano,che non si accartocciano,che non hai il tempo di salutare?!”

Ho capito che tutte le volte che chiamo quell'entità non è nel tentativo di ricevere risposte,piuttosto quello di giustificare il mio capriccio di bambino,colpevolizzando quel che non si può incolpare.

E' l'intolleranza,l'inutilità dei pugni che daresti all'aria,invisibile complice dei più elementari mutamenti.

Ed io che credo nell'evoluzione,nella combustione perenne;si,anch'io provo difficoltà ad accettare un cambiamento grande come la morte.

“Perchè Mamma,tu non mi dai le risposte ed io a volte non sono pronto,tutto succede e basta.

E cambia tutto.Guarda Mamma,guarda qui,nel mio bicchiere.Al nabar anche il solito succo alla mela non è lo stesso da quando Freddy non c'è più!”

pensieri strappati agli ultimi giorni -3-

Credo che il cuore abbia un attimo rallentato.
No,non dico nella sua funzione primaria,anzi.Il sangue lo pompa sempre,l'ossigeno arriva.
Per fortuna però mi ha concesso di riparare con l'impalpabilità di un raggio di sole a quell'euforia grigia da abbandono.
Giurando che la vita è un gioco dell'assurdo (solo perchè l'assurdo l'abbiamo inventato noi!),ad ogni passo c'è da sorprendersi.Tutto quello che avevi sottovalutato in partenza sa rivelarsi efficace mentre tutto il resto effimero,scivolando via,non con meno fatica,alle leggi del muscolo supremo.
Quanto conforto in un treno che viaggia verso te,per tanti chilometri.
Però questo è un ciclo di appunti (ormai quasi concluso) di giorni di rodaggio dell'anima.
Faccio finta di dimenticarmi dal meccanico i sorrisi di oggi per non far passare troppo tempo e sputar via le ultime spine,nella volontà di non volermi abituare al dolore di punture costanti.
E poi il tempo trasforma tutto,anche i ricordi;li solleva e li distacca dal reale.Più tempo passa e più sarà diverso.
Ecco perchè io prendo appunti.

Una notte prima o due che quel treno arrivasse in Milano,stazione centrale, ho incubato.
Incubare stavolta sta per "fare un incubo talmente ingombrante e vivido che ti entra nella pancia e sembra una gestazione".E' una definizione un pò lunga effettivamente ma mica sempre si può contare sul dono della sintesi!

C'era mio padre,c'era il diavolo,c'era una stanza bianca,di una pulizia chirurgica;c'erano enormi anfore tozze,bianche anche loro,disposte su scalinate improvvisate,come quelle che si trovano nei campetti da calcio dei campi sportivi.
Che c'entra papà?! Non lo so: io racconto,non interpreto.
Quello che so è che quelle anfore sulla mia destra erano colme di liquido rosso e vitale ed io ero capace di guardarmi da fuori,in un'astrazione,oltre che di sentire esattamente ogni minima vibrazione del corpo.
La mia prospettiva astratta non era centrale: osservavo quella piccola stanza diafana disposto diagonalmente davanti all'entrata,tra la scalinata e la porta.

La traiettoria del mio sguardo aveva il punto di fuga aldilà della soglia e tagliava il centro vuoto di quel posto così bianco e così oscuro.

Quindi la mia astrazione era difronte all'entrata e al me corporale,fisico,che a sua volta era di spalle a quell'unica via d'uscita.

In questa complicata trasmissione dell'immagine,scrivo qui i miei appunti veloci e freddi aggiungendo soltanto che quel dolore fisico mi ha distrutto anche al risveglio:


“Ho parlato col diavolo,non so che volesse.Mi ha conficcato il ferro nei tendini dei piedi,come enormi aghi attaccati a cannucce di plastica trasparente.Mi ha appeso a testa in giù ad una sbarra di ferro,nudo ed ha succhiato tutto quello che poteva.Tirava il ferro,tirava la forza di gravità.

Ho sentito il male dentro e non capivo dove corresse via tutto quel sangue.

Papà non si è accorto di niente,lui già non c'era più.”


lunedì 21 marzo 2011

pensieri strappati agli ultimi giorni -2-

Un giorno di questi,credo fosse giovedì,sono andato a prendermi il gelato,quello allo yogurt di Grom,vicino alle colonne di S. Lorenzo;
ero solo e mentre aspettavo il mio turno ho visto affacciarsi due ragazze,avranno avuto quattordici anni credo, erano magrissime e indossavano la divisa blu del corpo di ballo del teatro La Scala,avevano lo chignon della lezione con la sottilissima rete a tono dei capelli e anche il borsone,sempre blu.
Io non lo so com'è,probabilmente la gente penserà alla mia idiozia ma in certe occasioni non trattengo i sorrisi davanti alla bellezza.
Mamma,ricordami,oggi che c'è il sole,io che faccia avevo quando inseguivo i sogni?
Le ho guardate esitare su un gelato: -Prendiamo un gelato,è buono qui!- , -si,lo so,è che non so se mi va...- , -eddai,sei la solita!-.
Erano bellissime,avevano l'aria nervosa di chi cerca di farcela,avevano la sensazione di far parte di qualcosa anche se di un qualcosa che alle volte le fa sentire stanche.Le ho guardate,una di loro aveva attaccato un piccolo portachiavi di peluche alla sua borsa/divisa,un topolino.Erano così piccole e così piene di nodi e di forza.
Dei topolini liberi in cerca di qualcosa,a passo di danza verso la vita.
Mamma,ma dimmi un pò,perchè non mi hai detto niente quando i miei occhi hanno cominciato a spegnersi?!
Ho sorriso a loro,al mio gelato,al sole,a quella Milano che tentava di curarmi negli spazi liberi,tra una riunione e l'altra,distrattamente;
ho sorriso allo scalino che ha ospitato il mio culo e il mio gelato sciolto,le mie suole piene d'asfalto calpestato.Cercavo un brivido,l'avevo trovato.Non mi bastava.
Mamma,dimmi,perchè in questa bella giornata io sto bene e sto male?E cos'è questa malinconia?
Io ho freddo e mi sento come chi ha perso le chiavi di casa.Eppure ho la mia solita giacca,stringo i denti da un pò d'anni,ho già aperto il portone,qui ci sono ancora tutte le mie cose.
Posso addormentarmi accanto a te,posso poggiare la mia testa sul tuo cuscino,soltanto stanotte?
Ti prometto che poi crescerò,ancora un pò.
Ho solo bisogno del tuo respiro caldo.Magari può aiutarmi a fare un altro sogno.
Essere solo grandi,ogni giorno,continuamente,è un mestiere pesante.

domenica 20 marzo 2011

appunti strappati agli ultimi giorni -1-

Riempio di pensieri uno spazio provvisorio per poi trasportare tutto.
Un tempo c'erano i tuoi occhi verdazzurri ed erano il luogo in cui il tutto trovava il posto giusto.
L'avevo scelto ad undici anni e adesso ne sono passati undici in più.Non si può mica pretendere di durare per sempre!
Ma vorrei poterti sentire ancora in questi giorni solitari.
Non perchè non ci sia qualcuno;solo perchè ci si sente orfani.
Ma non ti sento,non ti sento più in quel modo.
Io credo che questo sia il punto di stacco,adesso ho messo limiti anch'io.
Il mondo nuovo è quello senza di te.
Senza di te dentro.
Non l'ho scelto io,è successo.
E poi l'hai fatto succedere.Perchè non l'hai scelto tu,ti è successo.
Anche se fai finta di no.

sabato 19 marzo 2011

inchiostro blu

18 marzo 2011.

Ti ho riconosciuto,anche se ci ho messo un pò a ricordarmi di te.
Però ti ho visto,ti ho sfiorato un attimo;
avevi i capelli lunghi e un pò arruffati,lo sguardo come perso.
E sputavi tutto quell'inchiostro blu.

lunedì 14 marzo 2011

venerdì 11 marzo 2011

sorrideva

giovedì,10 febbraio 2011

"Siamo in un processo di crescita costante,una combustione perenne. Nel metabolismo bruciamo tutto tranne l'amore per il sentire la vita. Oggi ho percorso fisicamente molta strada,mi sono seduto al sole su una panchina di legno tra il parco e l'asilo; quel qualcosa che mi abita dentro ha parlato senza che lo interrogassi; ha detto: -Un giorno ti comprerò un gelato e tu avrai la faccia più felice del mondo!- .
Non so a chi mi stessi rivolgendo, forse a mio figlio, forse al mio amore.
Ho visto degli innamorati in piazza della scala mentre cercavo ancora un altro raggio: bellissimo lui nella perfezione dei tratti nordici; perfetta lei nella sua raffinatezza asiatica. Ho riscoperto quanta eleganza possa filtrare dai gesti lenti, come lui che accompagna con la mano bianca i movimenti di lei e lei che si stringe nelle spalle, cosí, dolcemente."

Un'altra sera l'ho passata ad ascoltare; io non lo so perchè ma il vento sembra mio amico anche se l'ho sognato minaccioso e garbato per niente.
Domani saluterò Freddy e lui non saprà che sarò lì; lui non saprà che li in mezzo respireranno persone a cui ha strappato sorrisi anche nei giorni bastardi.
Io e Freddy non eravamo amici, non ci siamo raccontati la vita ne siamo mai usciti assieme; io non avevo il suo numero ne ho mai pensato di chiederglielo, però lui un giorno si è nascosto dietro la mia sagoma per bere un pò durante il lavoro ed ha sorriso; ha riempito il mio cappuccio di cacao e mi ha sorriso; mi ha consigliato la brioche più calda e mi ha sorriso; mi ha detto di sparecchiare la tavola con aria di mezzo rimprovero e quando l'ho fatto mi ha detto grazie e mi ha sorriso.
Nella sua dinoccolata gestualità, chiunque tu fossi, Freddy non mancava mai di salutarti, ora all'entrata, ora all'uscita.
Non lo so che gli piaceva, so che beveva birra e si intratteneva volentieri a chiacchierare : un giorno mi ha insegnato che differenza c'è tra le macchine da caffè espresso tradizionali e quelle veloci di starbucks, motivo per il quale il loro fa notoriamente schifo e si son presi una denuncia. Quando ha finito ha colorato il marocchino di una ragazza con gli zuccherini ed ha ripreso a sorridere.
Io domani andrò a salutare Freddy, non perchè io e lui fossimo amici, non perchè io mi sia nel tempo guadagnato un posto nella sua vita o lui nella mia, non perchè ora che è andato via io trovi la necessità di elogiare gesta che nemmeno conosco; io domani andrò a salutare Freddy perchè Freddy, anche quando lo sopportavi meno, sorrideva, quasi fosse immune al mondo fuori da quel bar.
Ma Freddy, anche lui come noi, non era immune affatto.
Eppure era lì e sorrideva.

giovedì 10 marzo 2011

per questo, poi basta un giorno

Poi basta un giorno e la gente ti sorride,sventola mani in lontananza,bisbiglia qualcosa,te ne grida un'altra.
Poi basta un giorno e la gente ti sorride,assottiglia il tono di voce,stringe gli occhi come esercizio di contenta mimica facciale.
E sugli ultimi giorni nessuna parola.
Una risatina,un'alzata di spalle,un piccolo crescere che sempre fa bene alla mente.
Ma nessuna parola,solo qualche fotografia.
La gente dà importanza a cose a cui non dò importanza.
Per questo, poi basta un giorno e ti sorride.

martedì 22 febbraio 2011

belle parole,quasi da piangere

(illustrazione per il mio piano di marketing.ma che avevo in testa?!)

Belle parole,quasi da piangere,le sue,lette adesso e per caso in un momento in cui soddisfo questa non voglia di studiare e concentrarmi su qualcosa che non sia il divago.
Belle parole,quasi da piangere,forse perchè son due giorni che mi scioglierei senza un perchè e tanti perchè;o forse per i sogni che ho fatto,per quella pseudo rabbia che ho trascinato tra le ciglia al mio risveglio,o sarà perchè poi mi sono messo a ricordare,o sarà perchè non faccio altro che guardare aerei e innamorarmi del volo.
Sarà che certe volte mi accorgo che non parlo più tanto di me,che non vuol dire che se cambi e cresci allora non puoi stare male,di notte,ogni tanto.
Succede.
E' successo che da un pò,tu,mia reminiscenza buona e un poco amara,sei la fonte di questo mio disarmo di fili rossi.
Non è poi sempre così geniale l'idea di prenderla con filosofia:un dolore,piccolo o grande che sia,non si prende:si vive,avidamente e nervosamente si mastica,si sputa via.
Tu,piccola reminiscenza di sapore,un poco amara.
E' solo un giorno così,forse è solo troppo tempo che non trovo tempo;tempo per piangere,magari per piangerti.Piangerti via.
Nell'incapacità del racconto,vivo tutto,sotto pelle.
Belle parole,quasi da piangere,ho letto poco fa,per caso,sognando qualcosa che forse non ti racconterò.
Belle parole,quasi da piangere.
Ma non ho pianto.

mercoledì 9 febbraio 2011

sintetizzando,un romantico Montale.

e così oggi,prima di sapere che ci hanno ancora una volta posticipato l'esame di storia dell'arte,noi eravano in tre intenti studiacchiare nel giardinetto e ci sembrava una cosa un pò bella e un pò disperata;si,insomma,un pò da vecchi tempi e si sa bene che il vintage ultimamente piace un sacco.

allora niente,Crocco mi chiede in due parole la differenza tra neoclassicismo e romanticismo e mentre io son li che sforzo parolacce per raccontargliela lei sfoglia il libro e mi indica prima Goya e poi va più su,fino al titolo e assorta ma anche distratta mi dice:
-essì perchè io l'avevo interpretata così,questa forte introspezione,i sentimenti da esternare,la solitudine e la piccolezza in confronto alla natura,la melanconia,che come quando quardi gli scavi a Pompei e dici "cacchio è tutto andato,finito!",e che poi secondo me il romanticismo sei tu!- .
Io tra una parolaccia e l'altra che ancora le raccontavo delle differenze mi son bloccato e le ho detto :
-Ma no dai che noia,è un pò parecchio meglio di così.e poi che depressione!-
Cazzavernicolo,l'ho sbrigata in due parole e ho sminuito tutto,l'ho "scemizzato" con allegria pur sapendo che c'ha visto bene(riguardo a me,non al romanticismo),anche se in un tempo troppo diverso da quello che mi descrive adesso.ADESSO CHE LA VITA E' UN'ALTRA PER ME!
Non fa freddo stasera a Milano,raggiungo apici di tranquillità che non credevo sopportabili :)
eppure,mi sento di far ode a quella piccola parte di me che forse mi segue ancora un pò nonostante io non me ne accorga,nonostante i miei modi si siano raffreddati così tanto.

Ecco Montale,un Montale che m'era venuto in mente in un'estate di cambiamenti

(matera,in una calda estate,in un bell'abbraccio di parole)

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(Eugenio Montale)

giovedì 20 gennaio 2011

di nebbie e ninna nanne

una canzone,il passo che cede alle regole del tempo e della musica,la mimica che cambia,la voglia di gridare un pò di più,le mani che si aprono e richiudono,prendere a pugni l'aria.
una notte d'acqua e sale,la speranza sempre pronta per un futuro diverso.
ninna nanna...
"passa tutto" è una consolazione a doppia valenza.irreversibile,comunque.
shh,ninna nanna...
"andrà tutto bene",era questo che avevo bisogno di sentire.
ninna nanna...
il lettone azzuro è il lettone azzurro:mi andrà bene anche stanotte.
questo è un conto alla rovescia di ninna nanne.
tutto quello che accade nel frattempo viene archiviato in un faldone verde con etichetta bianca sulla quale un pennarello ha scritto: "imprevisti e sorprese"-frutto del tentativo di riempire il tempo e meritarmi un viaggio.-
in questa Milano,ogni scombussolamento è lieto,va e viene finchè lo tiri a te,finchè lo cacci via.
di nebbie e ninna nanne sia pregna questa canzone.

lunedì 3 gennaio 2011

tolgo molto,metto poco.

"ci sono cose nella vita che mi sembrano più vere ed altre che mi sembrano di plastica.."
lo cantava Alex Britti,no?!Si,mi pare fosse proprio lui.
E' così,anche per me adesso.
Avevo scritto un lungo post qualche ora prima della fine dell'anno per chiudere tutto mettendo fuori quello che ancora non le avevo detto.poi mi sono accorto che le avevo già detto tutto,che quelle parole erano solo un altro patetico tentativo di aggrapparmi ad un'idea che è idea e niente più.

Sono al sud dal 17 di dicembre..ci vuole tempo per abituarsi a questo posto,a questo modo di vivere.Ci vuole tempo per abituarsi anche ad andare via.
Quante cose ho eliminato nel frattempo,sono fiero di me ma farò ancora meglio di così.
C'è stato un tempo in cui l'unica cosa che sapevo fare era accumulare:
accumulavo lettere,libri,parole,fotografie,conoscenze,amicizie,dolori,capricci,magliette,orecchini,perline di legno,strati di pittura e carta sui muri della mia stanza..
mi faceva sentire bene il sol fatto di riempire uno degli spazi vuoti,vederli sparire man mano.
Eppure quanta guerra che mi facevo,alle mie stesse spalle.

Adesso,adesso come dire ora,il 3 gennaio 2011(è la prima volta che scrivo 2011!) alle 21:58,a seguito di un pomeriggio passato in piscina a perdermi in quella porzione di vetrata sul soffitto dalla quale posso vedere il cielo,bene oggi,dicevo,in quel silenzio solitario mi sono effettivamente accorto che sono passato dall'altra parte:adesso tolgo!
E tolgo perchè cerco l'essenziale,perchè ho bisogno di concretezza,di un punto fermo che mi è sempre mancato,magari,perchè no,di qualcosa di definibile per me,non per qualcun altro.
Perciò tolgo:tolgo roba in eccesso dalla valigia,poi tolgo anche la valigia e passo allo zaino,poi tolgo anche i colori di troppo e le mille collane(i bracciali no,che sennò mi sento nudo),tolgo i preconcetti per certa musica mai ascoltata e le storie mai vissute,tolgo i lucchetti ai bauli(che esca pure quel che vuole uscire!),tolgo gli abbracci e i baci di dovere,tolgo la bontà dovuta,tolgo le carezze che le mie mani avevano un tempo ed ora non hanno più.
ma tolgo anche la rabbia,tolgo le troppe misure in più ai miei pantaloni,tolgo stupidi vincoli all'amore egoista,tolgo,essì magari purtroppo ma magari anche meglio,le mie speranze.

E allora passa della gente e mi fa: "che stronzo,sei qui da quanto?E nemmeno una telefonata,nemmeno un messaggino per vederci due minuti?"(tempo fa dicevo"perdonami,ho avuto un sacco da fare!") ed io che ribatto "son già tre anni che torno a natale,se non sai il giorno esatto almeno chiamami il 23 e informati se tanto ci tieni!",brusco,si lo so,ma mò basta.
Non perchè ci sia qualcosa di orribile e irrispettoso nel non vedersi,è solo che mi son rotto delle paternali gratuite fatte in un momento,così,per caso,o,per meglio dire,per risollevarsi (credo io) da un senso di colpa che io non stimolo affatto.
Tolgo l'ipocrisia!

Sono nel momento "va bene così",senza più pensieri disperati,senza dolori trascinati,senza inutilità estreme.Ho raccontato solo due volte,l'ho fatto quasi con respiro pacato,l'ho detto perchè sono un essere umano;per il resto del tempo ho taciuto e mi sono portato il mio ago sotto l'unghia in silenzio,perchè è così che ho imparato a fare,meglio di prima.

Tolgo: informazioni del passato che non mi aiutano a vivere bene l'adesso;tolgo ricordi per non esserne ostaggio,tolgo il mio assalto a casa sua,quel mega abbraccio,la tavernetta,tolgo quello che mi sembrava indispensabile per convincermi che non lo è;tolgo i marchi a fuoco(ma non son mai stato una vetrina vivente),tolgo la scarsa stima di me,tolgo l'indecisione in cambio di una posizione;tolgo quel che vuol esser tolto ma non ha coraggio di dirlo per bene.

tolgo perchè adesso,appunto,va bene così.Quando uno è troppo pieno non può che svuotare e capire di che vorrà poi riempire.Tolgo, per una scelta un pò più consapevole,oppure,semplicemente nuova.
tolgo in un inverno che è "ritorno",se pur momentaneo,in terra mia,terra che man mano si svuota,terra che tolgo,anche lei,da questi spilli al veleno.La libero.
tolgo,ancora una volta,una porta di casa,un mazzo di chiavi,una presa elettrica,una cucina,il parquet e marmo,il solito bagno con la solita doccia,e tolgo la solita destinazione aerea.
metto un "chissàdove" che adesso è profondamente mio e profondamente io.
io solo e più nessuno.
metto,quelle luci tra le piante sul balconcino,nostro,una sera di primavera,e quella pasta in un tegame di coccio,e l'aria fresca e la musica bella.metto,i sorrisi e le mani e il piacere del non sapere cosa mai potesse accaderci poi.
metto la mia risposta a quella domanda sulla solitudine.
tolgo la domanda,per ora,e ne faccio un'affermazione.
tolgo le aspettative altrui,ci metto le mie.
tolgo i "sensa senso" che procurano dolore allo stomaco,ci metto invece la libertà di invertire la rotta,all'improvviso,in un giorno qualunque,con una qualunque straordinaria necessità di prendere aria e cambiare tutto.
cambio,ancora,adesso.
tolgo molto,metto poco.