domenica 17 luglio 2011

con la luce che parla di pioggia.col suo profumo.

mi innervosisce quando sto così,quando sento di aver bisogno di dover metter fuori qualcosa che puntualmente non trova parole,che non sa spiegarsi,che rimane irrisolto,bloccato da qualche parte che non so,impedendomi così anche di forzarlo,spingerlo fuori.

e mi innervosisce non riuscire nemmeno più a scrivere,perché a differenza di un pò di tempo fa,adesso non ho più i miei vecchi testi,parole che mi aiutavano a capire il "prima" per indagare "l'ora".

Ma non posso risolverla così.

Non conosco più le mie vecchie parole perché la mia testa le ha trasformate in immagini e non c'è alcun suono in quelle.

così oggi metto una canzone,una sua,vecchia.una che nessuno mai sospetterebbe io possa ascoltare.

Diventa quasi la piccola parte di me che piange e grida in silenzio,che si crogiola in un angolo di inverno dal quale probabilmente non scapperà mai.Le maniche lunghe,giù fino ai polsi,il cappuccio sulla testa,le ginocchia al mento.

Eppure quanta strada,quanto tempo e quanta vita per farla diventare piccola quella parte d'inverno che prima era l'unico spazio che abitavo.

C'è una ragazza che non conosco ma che sento forte e da lontano.Lei a vederlo bene avrebbe chiamato "bolla" quello spazio.

Io la bolla ce la vedo ancora,è solo un pò più leggera,ha solo un colore diverso.

"Solo" piccoli mutamenti con conseguenze molto più ampie.

Probabilmente questo senso di soddisfazione che ogni tanto riscopro nei confronti di me stesso è dovuto al fatto che,più di tutto,con le mani mie ho afferrato spine grandi e forti e le ho strappate via nel tentativo di liberarmi con tutta la rabbia del mondo.

Riuscirci,per una persona che è stata come ero io,è una gran,gran cosa!

Respirare è stato come scoprire la vita per la prima volta,come il pianto di un bimbo appena nato.Come aver appena preso coscienza che occorre l'ossigeno per potersi muovere.

Credo tutti i cambiamenti più grandi ci sembri arrivino all'improvviso solo perché l'euforia di scoprirli ci rende incapaci di ricordare quanto esercizio abbiamo fatto prima.

Eppure c'è qualcosa che non cambia,come questo trasformare,col tempo,in piccole piccole le gesta che prima ci sono sembrate enormi,eroiche,solo perchè siamo affamati ed affannati nel tentativo perenne di scavalcarci e non darci pace,come se essere uomini non ci bastasse mai.

Ma c'è anche qualcosa d'altro;intendo altro che non cambia:

se quel piccolo inverno rimpicciolisce e poi a volte s'espande,come una piccola cassa toracica che gode di vita propria,un piccolo inverno che forse domani sparirà o forse mi accompagnerà anche in minima parte per tutta la vita,c'è qualcosa,quel qualcosa che anche quando lo chiamo "mancanza" so bene che sto dicendo "vita" e che sto dicendo "speranza".

Io alle volte mi fermo,lo faccio in maniera stupida ma necessaria,però c'è dentro,è innata ed è la curiosità di vedere quel che c'è dopo,è la voglia di credere in tutte le possibilità,in tutte le sorprese,magari anche nell'amore o, per meglio dire,soprattutto in quello.Un amore che è ben più distante dalla concezione e dalla forma che quotidianamente svisceriamo con le parole ed è più vicino invece a quella che ogni giorno si manifesta,perchè ci siamo,perchè la creiamo,aldilà di tutte le regole e di tutti i contorni che vogliamo appiccicarci addosso,riuscendo malamente,ma pur sempre riuscendo,mio malgrado,a farcela.

non rileggerò queste parole.probabilmente avrò scritto cose difficili da interpretare anche per me.

ma è la mia caratteristica quella di complicare sempre un pò le cose,anche se sono ormai tre anni che lavoro per semplificare tutto.e mi piace un sacco quando ci riesco.

ora basta.

un sauto.al profumo di pioggia.


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