giovedì 3 novembre 2011

la puttana che legge

La chiamano "la bretella",è la strada nuova che ti porta e ti fa uscire dal paese,che ti evita di attraversarlo tutto dall'interno,bloccarti la in mezzo alle viscere inquinate.
Ma la bretella sembra bella e non ha scoli per l'acqua,griglie nell'asfalto o canaletti ai lati della carregiata.Il solito lavoro del sud che ha tante falle per superficialità o voluta disattenzione.
Avevamo il macchinone oggi,sporchissimo e grigio,un pò ammaccato sul muso.
Una pioggia di cagate di piccione in cima e sul lato sinistro che abbiamo spruzzato via con getti d'acqua fredda e violenta, verso l'ora di pranzo.
Quando la bretella finisce c'è un bivio: tra la strada che va avanti in salita e quella che resta su per giù allo stesso livello, sulla destra.
quella fetta d'asfalto a destra,quella che resta su per giù allo stesso livello,sborda via nel terreno di campagna,una terra incolta come ancora un pò ne restano qui,in quella che Daniele canta "puglia infinita".
E a sbordare ai lati c'è sempre tempo e possibilità.A sbordare ai lati ci si mette niente in verità.
Se percorri la bretella dal mio schifosissimo paese,se poi prosegui al bivio e sbordi a destra,puoi vedere un albero di ulivo sul ciglio della strada ed una sedia in plastica rossa sbiadita,di quelle che si portano al mare di domenica con tutta la famiglia a carico;di quelle che durano da anni e che se la spacchi sono cacchi tuoi perchè s'è rotta e amen e devi mettere il culo per terra.
Anche rompere una vecchia sedia rossa sbiadita e secolare quanto un ulivo, forse,può essere considerato scivolare via dai bordi.
Ma nulla era più sbordato di lei,su quella sedia,sotto a quell'ombrello a fiori e a quell'ulivo,da sola e sciancata e in pieno giorno.
Quel terreno tende ad infossarsi man mano che lo percorri,andando giù per la strada che è su per giù allo stesso livello del pezzo di bretella.
E lei stava li,col piede sinistro piantato nel terreno e l'altro più floscio,disteso in maniera disarmonica e che le faceva pendere il culo più del normale rendendo inutile l'appoggio.
Ma sbordava, e sbordava tanto dai confini della strada e dai confini dell'armonia,della compostezza, senza però minimamente sbordare dai perimetri dell'eleganza. E non riesco nemmeno a immaginare come ci riuscisse.
Sotto al sole insano di novembre,all'ombrello a fiori e alle fronze d'ulivo,su quella sciancata sedia in plastica rossa,si ritagliava i perimetri a modo suo,scucendo alla mia vista le spine della sua professione triste; lei leggeva.
Un libro doppio,pieno zeppo di pagine e lei sembrava essere approdata a poco più della metà.
Gli occhi fissi sull'inchiostro la portavano al centro di chissà quale storia.E sbordava.
Sbordava dai confini delle pagine e del mondo,di quel terreno ai limiti del traffico di città,di una sedia da mare in campagna,dell'attesa di qualche cliente in cerca di sesso facile,dall'immagine asciutta di una puttana vuota.
Che a sbordare ai lati c'è sempre tempo e possibilità.A sbordare ai lati ci si mette niente in verità.
Ma farlo così è difficile,con l'eleganza di una puttana che legge.

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