giovedì 17 maggio 2012

dal tuo divano chiaro alla mia vita.

Avevi un divano chiaro e grande,rivestito di un tessuto morbido e ruvido,intrecciato a maglia grossa.
avevi cambiato casa da poco,mi avevi detto "ecco,è qua che puoi restare" ed io iniziavo a prenderti sul serio nei fatti e ancora troppo poco nella testa.
avevi un sorriso che facevo fatica a comprendere e lacrime che sembravano troppo vere.
e ti guardavo come si guarda qualcosa di cui si diffida;a distanza di tempo mi sembra di poter anche vedere quella smorfia sulla mia faccia.
mi muovevo attorno a te e procedevo tenendoti d'occhio,per capire se eri tu, o forse solo per paura che sparisse tutto poi: la casa nuova,quelle lacrime,il divano,le tue bollette nel piatto grande a centro tavola,la mia giacca sul tuo attaccapanni all'ingresso.
avevi un silenzio devastante in quella casa, di notte.
Ma avevi anche un sonno pesante per poter renderti conto che io ci camminavo in mezzo,a quel silenzio.
Mi sedevo a terra,rannicchiato, perchè mi punivi con lo sguardo  quando salivo sul piano della cucina.
ed io anche di notte non volevo prenderti in giro,infastidirti.
e mi ricordo che non mi hai dato il tempo di restare,mi ricordo che è già passato tanto tempo da quando mi spingevo fino all'estremità di quel divano,fino a premerci le ossa per guardarti scrivere,rovistare tra i tuoi fogli di carta.
Mi ricordo della penna che tenevi stretta,del tempo che mi sembrava rallentato,della tua espressione assorta,di come sapevo innamorarmi di ogni più piccolo gesto.
ma io non me le ricordo più le tue mani.ho una vaga idea dei tuoi occhi e nessun'altra percezione del tuo corpo.non so più nemmeno se ce l'hai ,un corpo.non mi ricordo nemmeno più dei tuoi vestiti.forse solo un cappello e l'odore.si,l'odore.
quanto tempo si spreca dietro alle parole prima di rendersi conto che la vita, intanto, va a farsi un giro con chissà chi altro.
non ho nemmeno più visto la tua bellezza:crollata di colpo assieme alla stima,assieme a tutto.
non ho più saputo sciogliermi,più nessuna vibrazione a guardare la tua fototografia.
Mai poi un corridoio alcolico in un supermercato troppo grande e ci siamo scappati via.
e sono contento così.
tuo malgrado,mi hai insegnato poco e di ciò che ti ho restituito hai capito quasi niente.
La bellezza sta in quella frase che ho sentito: "ci si abitua praticamente a tutto!".
E' vero sai?!E l'ho saputo sempre,anche quando sembravi solo un mucchio di ingiustificata amarezza tra le mie papille.
avevi un divano chiaro e grande,rivestito di un tessuto morbido e ruvido,intrecciato a maglia grossa.
mi ricordo che era tutto in base a come ci passavi su la mano: se da sinistra a destra o viceversa.
ciò che c'è di più triste,la vita lo ribadisce,non è la fine: è realizzare che non ti è rimasto niente se non un mucchio di bugie rimaste appese a uno stendino.come panni lasciati al sole,a seccare,a sbiadire i colori.
e se mi guardo indietro posso vederti ballare nella tua più totale distrazione,in una discoteca-inganno,sulle note della mia illusione. e so che non avresti nemmeno una parola per me,nemmeno una sola in cui saprei riconoscermi.
non hai voluto niente e niente hai di ciò che mi appartiene.
però ho imparato tanto su chi sono io,tanto su quello che è stato il mio passato e molto di più su quello che non vorrei fosse il futuro.
E provo un senso di grande liberazione adesso che è passato tanto tempo e piove ed io riesco a dire tutto quanto;adesso che sono passato dal tuo divano chiaro alla mia vita!

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