sabato 21 dicembre 2013

martedì 17 dicembre 2013

il motivo


























c'era la gente che lo cercava;
c'era la gente che ci credeva,
c'era la gente che lo creava;
c'era la gente che ci sperava;
c'era la gente che se ne fotteva
e poi c'era la gente che non ci riusciva;

c'era la gente che ci si aggrappava;
c'era la gente che se lo inventava;
c'era la gente che non ne aveva bisogno
e c'era chi lo diceva ma faceva finta;
c'era poi la gente che se lo scriveva,
per tenerlo bene a mente,per non perderlo
di vista;

c'era la gente che se lo comprava;
c'era la gente che se lo scopava e
in altri casi lo partoriva;
c'era la gente che lo cambiava ogni volta
e poi invece quella che perseverava,
insisteva sempre sullo stesso;

c'era la gente che si perdeva
se non ne trovava uno.

c'era
tutta quella gente là,
e c'è ancora.

poi,un bel pò più sù,
ci stava e ci sta da un pò di tempo anche
l'universo con le sue costellazioni di
giganti rosse e supernove e chissà cos'altro.
e c'era e c'è la gente che s'incantava e che si incanta ancora a
starci su,con la punta del naso verso il cielo.
e sono sicuro che c'era e che c'è ancora, quella stessa gente, che
a quel punto se lo dimenticava,
il motivo.

e si sentiva liberata.

la torrefazione,all'ora d'aria



















era la torrefazione dei nostri muscoli involontari:
c'eravamo messi li tutti quanti,
col cuore in mano  e in attesa del sole più caldo all'ora di punta,
per tostarlo ben bene,arrostire la buccia e
rimettercelo in petto che ancora scricchiolava con l'odore bruciacchiato.
E ad ogni sniffata ci piaceva convincerci che c'eravamo fatti più forti,più controllati,
più impermeabili a quell'immensa bruttura che c'aspettava là fuori.
ecco che facevano noi, innocenti e colpevoli durante l'ora d'aria.
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venerdì 6 dicembre 2013

sintetizzarsi una vita




Esattamente cosa cercano quando ti chiedono una biografia di poche righe?
Perchè si da il caso che anche la più piccola vita,pensavo,possa essere piena di minuscoli dettagli da biografia di poche righe.
Credo,per un attimo,di aver pensato - senza la benchè minima intenzione di sminuirne l'acutezza e la profondità - come la Wisława Szymborska nella sua epica "curriculum",in una sorta di indignazione da pressapochismo,di slavate identità cadute tra faldoni di file preimpostatamente uguali,anonimi,non fosse per il nome da sostituire a piè pagina.

diceva lei:

"(...)
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

(...)"
 
Quindi io oggi mi trovavo a sintetizzare la mia vita in un foglio virtuale intitolato Bio_Nome_Cognome.
"la mia piccola vita biologica?!" ho sbofonchiato tra me ridendo, e poi ho iniziato a scrivere con ritmo nervoso cercando di tralasciare ogni più piccolo trasporto (senza riuscirci) e ho detto:

"Nasco nell’ultimo degli anni ’80 nel tacco d’Italia;cresco silenzioso fuori ed irrequieto dentro.
       Nel frattempo dipingo.
A 18 anni mi trasferisco a Milano per continuare gli studi artistici ed aprirmi ad un primo più ampio pezzo di mondo.Anni bellissimi e difficili.
       Nel frattempo dipingo,faccio da costumista per alcuni cortometraggi e uno spettacolo teatrale.
Sperimento la bruttura dell’uomo e la curo con la bellezza del mondo.
Decido di parlare dei segni (superficiali e non) portandoli ad una dimensione visibile,perciò costruisco un fantoccio alto più di due metri che mi seguirà in diverse avventure,impregnandosi di vita.
       Nel frattempo viaggio,scrivo,mi dispero,esorcizzo dolori,disegno,dipingo,mi laureo in fashion design.
Mi perdo e non capisco che fare e decido di cercare altre strade per andare via.
Per qualche mese prendo parte ad un progetto europeo che mi porta a Malta,dove lavoro presso uno studio di interior design.
       Nel frattempo parlo una lingua diversa,ascolto nuova musica,scrivo,mi libero,dipingo meno e aspetto di dipingere di più.
Non smetto di pensare ai viaggi nè ai segni,nè alla voglia di credere ancora nella curiosità degli uomini e negli incantesimi.Ragiono su ciò che significa diventare “pesci fuor d’acqua” e cerco di raccontarlo.
       Nel frattempo dipingo,cerco un lavoro,mi schifo di molto,mi curo con la bellezza del mondo,mi preparo per esporre a  Firenze con DayOne.

 con  UNACCì ;         
il modo in cui va scritto e pronunciato il mio vero nome."


immagine: "becoming a cock", contenuta nel progetto "Vestiti Di-segni" di Nicolò Pertoldi; Ph. di Dorotea Pace.


mercoledì 27 novembre 2013

MI RINCUORA [cose a cui penso -capitolo secondo-]

ho pensato "non lo sai,tu non lo sai,non l'hai capito ne mi hai capito!"
ti ho aperto il cuore,
hai detto "ok"
ti ho chiesto scusa (sto ancora cercando un motivo) ,
hai detto "ok",
ho preso distanze,
hai detto "ok".
ma a me mi stavano già sulle palle tutte le persone a cui sta tutto bene o tutto male.
allora ho pensato "non lo sai,tu non lo sai,non l'hai capito ne mi hai capito!"

Adesso, se avevo ragione, tutto ciò mi rincuora.

domenica 24 novembre 2013

ESAGONI [cose a cui penso -capitolo primo-]

Un uomo si guarda le scarpe rotte; si ferma per strada e si guarda le scarpe.
Nel frattempo le api costruiscono esagoni,così,istintivamente,perchè conservano la certezza di quella forma efficace,intelligente,facile da incastrare.
ed io mi chiedo i perchè.
Perchè?
perchè non siamo come le api?
perchè non abbiamo le stesse innate certezze?
perchè noi non voliamo -bzz bzz- , perchè non costruiamo in modo intelligente?
perchè non ottimizziamo gli spazi del cuore o dentro le nostre stanze;
perchè non incastriamo gli abbracci giusti?
perchè non seguiamo,così,istintivamente,l'unica fonte certa di una vita felice,utile,ben fatta,intuitiva?
perchè a noi è riservato l'incerto e la ricerca di un senso?
Perchè non c'hanno mai messo una bussola nel taschino prima di dirci "adesso vai!" ?


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domenica 17 novembre 2013

per chiamarti cento volte

Com'è soffocante sapere di perderti ora e per sempre;
un sempre che dura fino a che perderò anche me.

Urlando a voce roca e stridula al contempo,
inciampando nei miei stessi passi fino a battere a terra le ginocchia e dopo i pugni,
e dire il tuo nome cento volte almeno senza aggiungere altro,
solo il tuo nome,
al centro di un corridoio dove traballo e cerco equilibrio allargando le braccia non del tutto,
appena flesse sui gomiti e coi polpastrelli a sfiorare due ruvide e gemelle pareti.
E per chiamarti,per chiamarti cento volte e cento volte almeno;
perchè non torni non potendo tornare.
Cento volte che non mi salverai le orecchie da quel tuo nome elegante,
chiamato male e urlato dalla mia gola stretta;
e cento volte e cento volte almeno, che non mi calmerai e non solleverai la vestaglia in raso,
scivolata giù dalla mia spalla.
<< Marcèèèèèèll >> io griderò senza punteggiatura,
fino a che non avrò più voce.

Nessuna voce più nemmeno per chiamarti cento volte e cento volte almeno.



venerdì 8 novembre 2013

Ti cercavo



 
Ti cercavo;
ti cercavo sempre,
in mezzo alla gente,
per la strada a mezzogiorno o la mattina presto,che era un momento prezioso;
nei centri commerciali: tra gli scaffali dei biscotti che non posso mangiare più o al banco verdure,a immaginarti di desiderare di avere il tempo per sceglierle con cura,ma a ritrovarti -forse a decidere- di non averne abbastanza.
ti cercavo;
cercavo la tua lentezza mentre provavo a fabbricare la mia velocità,in un adattamento a volte facile ed altre impossibile;
ti cercavo in lavanderia,come in quei film ormai troppo banali e
ti cercavo al centro di una piazza grande,
con il mio stesso senso azzerato dell'orientamento.
ti cercavo in un'attesa del tram o in una comparsata su una panchina,quella davanti al parco ma non dentro,
ad aver voglia di interrompere (e chissà perchè)
il mio flusso di pensieri malinconici e rilassati.
Ti cercavo;
Ed arrivavi ogni volta fino a che non alzavo gli occhi o non facessi il minimo gesto, abile a distrarre la mia immaginazione.
Ti cercavo.
Poi ho notato di aver lasciato un pò di me in ciascuno di quei posti,fino a non aver più niente da riportare a casa.
E mi ricordo che ho inventato mille nuove cure assurde;mi sono ammonito ogni volta che ho alzato di nuovo la testa per scorgere di te e non di me.
Ma poi ho imparato che è proprio vero che ci si abitua a tutto:
a cercarti ancora
come anche a camminare soli.
E se l’indole t’aiuta,in un certo senso è come essersi fregati da soli.
Ancora.

Ti cercavo.

venerdì 1 novembre 2013

quelle parole nonsoloparole,divenute soltanto -vecchie stregonerie-

" ma i tuoi occhi?i tuoi occhi che dicono? i tuoi occhi solitamente di che piangono?


Le note...la musica risale le mie vene a flusso contrario,combatte col sangue,trova il suo spazio e si espande nel petto.vorrei sapere di te,vorrei dirti di me.
non distrarti,non distrarti,non distrarti,non distrarti..baciami,sorridimi,stanotte resta.

"Ma tutti quelli che scappano dall'amore,n'dò vanno?"
hai scritto una volta.
ti prego,ricordamelo sempre,insegnamelo,tatuamelo su ogni singola costola.
no,non le conosci le mie costole,non lo conosci il mio corpo,le mie costellazioni di stelle brune.
due corpi si piacciono sempre se le anime hanno fame?
io son scappato,io son fuggito.tante,tante volte.indole,paura,tutto.
"ma tutti quelli che scappano dall'amore,n'dò vanno?"
come si fa ad impararlo?
come si fa a trovarlo, un posto dove restare senza sentire la necessità di andar via?
ma dove,dove vanno?
con la speranza di trovare l'amore ed i piedi già pronti a scappare via,nella direzione opposta.
le cose belle,quelle belle da guardare,quelle belle da sentire,fanno anche piangere.
ma non è un motivo buono abbastanza.

E io piangerei stanotte.
potrei guardarti dormire,il tuo corpo girato su un fianco,con le mani vicine al viso.
proprio in questo momento ha iniziato a piovere.
una di quelle piogge estive che iniziano lente e potrebbero sfogarsi poi,più ingombranti,più pesanti,più passionali.
Perchè la pioggia è un bacio del cielo alla terra; ai visi di chi resta ad aspettarla,col naso in su.

Stanotte piangerei per la bellezza;
stanotte mi scioglierei di più e se anche fossi sveglio,non avrei parole per raccontarti del mondo dentro. ma tutto il resto parlerebbe.
e sarebbe una notte di piccoli suoni,di scricchiolii e di grilli, di gambe che si muovono fra le tue lenzuola bianche, di ciglia che si districano piano,
di luccichii di pupille,di fiato che esce da un sorriso in mezzo al buio;del tuo sonno che tarda ad arrivare.
non distrarti,non distrarti,non distrarti,non distrarti..baciami,sorridimi,stanotte resta.

Sono un pazzo ad abbandonarmi a questo flusso di coscienza,sono un pazzo a dirmi che non c'è problema,sono un pazzo ad
immaginare tutto questo se nemmeno so se esisti,se nemmeno so dove.
sono un pazzo a credere che tu sia sostanza così vivida dentro alle mie immagini.
ma in tutti questi anni di storia,nel mondo qualcuno a un certo punto  i pazzi li ha anche elogiati.
Se c'è qualcosa di sano in tutto questo, in un giorno qualunque incontriamoci al sole e guardiamoci senza caselli,dogane da pagare con un testa e croce al timor di vivere ancora.
Non per giocare a dimenticarci chi siamo o fingere d' essere altro;piuttosto per non confonderci e ri-provare a credere che
non esista  limite troppo ingombrante per chi prova a rincorrere la bellezza.
E quello che succederà poi,mi auguro, sarà un'altra stregoneria. "

venerdì 11 ottobre 2013

Di(s)Sapori


E poi c'era quella storia delle gomme da masticare,che non mi piacevano e nemmeno sapevo come chiamarle;che tutti avevano un modo diverso e tutti convinti che il proprio fosse giusto:
"ciùingàm; no, cèwingàmm; no cìcles; no,confetti..".
E dalle che io poi continuavo a chiedere solo "gomme", che pure il dentista mi aveva detto di masticarle per pulire bene i denti inarrivabili,quelli del giudizio.
Però a me non piacevano lo stesso e quindi stricavo di più e masticavo di meno.
Però poi ti ho conosciuto.
Mi ricordo che quante sigarette che fumavo,una dietro l'altra,per riempire di qualcosa quei silenzi,fino a quando ti veniva in mente qualcos'altro da dirmi.
Io invece di cose te ne dicevo ma più che parlare avrei voluto ascoltarti,curioso e chissà,forse in cerca di una sorpresa che mi rubasse gli accendini e condensasse tutto il fumo in una nuvola sola,da soffiare in un colpo e via.
Però tutte le volte che me ne stavo in silenzio mi pareva di appesantirti o di non intrattenerti e allora credevo che mai ci saremmo piaciuti abbastanza.
E me ne andavo alzando le spalle,convinto che non sarei più tornato.

Ma poi quando rifacevo la strada verso te,o quando stavo lì ad aspettarti tra una tua distrazione e un'altra,ma quante gomme che mi mangiavo.Alla menta,
con la sola idea che forse,da un momento all'altro ti sarebbe venuta la voglia di baciarmi ed io non volevo che i nostri baci ti sapessero di fumo.
Mentre per me un tuo bacio sarebbe stato un bacio tuo,di qualunque cosa sapessi tu.
Da allora compro gomme alla menta,continuo a chiederle nello stesso modo e tutta una metà del pacchetto la offro e l'altra me la tengo in tasca,nella sinistra soprattutto;
ne mangio poche e raramente, e le conservo per i baci inaspettati,quelli a sorpresa.
Ma per le sorprese non c'è allenamento e preparazione,mi hanno detto.
Allora quel giorno,io spero,avrò mangiato normale e fumato uguale,e che non sia invece uno raro e mentolato da gomma da masticare.
Che magari anche un mio bacio sarà un bacio mio.


(ph: Seattle gum wall by web)

venerdì 5 luglio 2013

nel resto del tempo si vive in silenzio.


"tutto quello che senti io lo sento...
e so qual'è la sensazione di andare, di non permettere a nessuno di entrare, di fuggire
da tutto ciò che ci rende vulnerabili
lo so, io lo so..."

sabato 23 marzo 2013

i just want to




non credo la storia sia così semplice. a volte si hanno desideri compatibili,non uguali,compatibili.
Il che vuol dire che teoricamente ognuno riempie lo spazio vuoto dell'altro.
Ma no,non credo la storia sia così semplice:
a volte resta il margine di un qualcosa,oltre il bisogno.
E',forse, l'amore?

lunedì 11 marzo 2013

PrecariatoAmoroso


























Ciao amore precario,ciao!
Come stai?ti senti più libero adesso,hai trovato il tuo punto di snodo oltre i tabù infiocchettati da anni ed anni di buon costume?
E com'era quel costume buono ma stretto?
Che anche "buono" sai, a volte mi suona un aggettivo ridicolo perchè lo immagino di un frescolana pungente,fino ai rossori e fino all'allergia,fino a dita che si infilano sotto ai bordi a grattare al meglio che riescono.
E' la tua epoca,quella in cui ti manifesti onestamente,magari nudo e magari nemmeno perfetto nelle proporzioni fisiche,massì,onesto: contro le resistenze dei saccenti,contro i vincoli dei moralisti,contro i romanzi rosa scaduti negli anni 90, ma mai contro la fantasia dei romantici.
E' la tua epoca,quella nuda,quella del precariato amoroso.
Esci adesso,vai a passeggiare,ritagliati lo spazio tra le nostre dita; intrecciati alle nostre storie dall'inizio e senza fine; guastaci i capelli, entra nei nostri abbracci spaccacostole; riposati nelle nostre curve del collo; scivolaci dalle spalle,come le tracolle piene di tutto quello che sappiamo raccontare di noi. sei libero.
Adesso che sappiamo che si può scegliere e che nessuno sa consigliarci cosa; adesso che sotto la confusione cerchiamo insistentemente un'ambizione, grande quanto basta per essere inseguita per una vita intera;adesso che possiamo prendere più aerei anche se non abbiamo soldi abbastanza; adesso che non c'è lavoro per i soldi abbastanza; adesso che i bambini devono venire per amore ma che l'amore stiamo attenti a farlo,non volesse il cielo che si sconquassino i nostri vaghi progetti per una svista,una disattenzione;adesso che per quella svista,a trent'anni,uguale non c'è lavoro per i soldi abbastanza.
Benvenuto,stai con noi, parlaci chiaro, parlaci bene, parlaci sempre. Ma senza speranza. Da quella tienici salvi; da quella tienici.. tienici.
Adesso che non ci fermiamo, adesso che abbiamo tutti dei mezzi sogni un pò diversi e un poco uguali, adesso che io me ne vado mentre l'altro resta o che resto io mentre l'altro va, perchè a ognuno tocca cercarsi da sè,perchè ognuno non sa più trovarsi negli occhi dell'altro.
E allora benvenuto: benvenuto nei weekend,negli hotel per scappare dal resto del mondo; benvenuto nelle strade buie (che di notte non si sa mai se tutto è realtà); benvenuto nelle ore di magia mangiate a bocconi enormi, benvenuto tra le dita dei miei piedi contro le sue caviglie; benvenuto in tutti gli aeroporti del mondo,in tutti i progetti sovvenzionati dai ministeri o dalle finte unioni europee che non ci fanno sentire immobili,che ci regalano rate mensili di storie esotiche e case sporche e ritorni alle insicurezze da fine viaggio,da cosa faccio adesso.
Rivelati e raccontaci di come si allontano i gesti,di come si allontana la gente,di come di chiudono le mani e si aprono i laptop; di come una sera puoi perderti dentro agli occhi di un altro che non hai mai conosciuto e sperando abbia mani gentili o tra le strade deserte e bagnate di piscio e sgretolate ai lati,sperando non ci siano pistole;
parla del sediderio,della pancia molle,dello stomaco sotto,delle coperte umane senza nome, di come si sperimentano i baci pieni e di come anche quelli vuoti;
di come passano in fretta due giorni, di come si fanno le valigie in un attimo; di quanto costano i treni e il cibo precotto o il vino con i solfiti che fanno male, o le sorprese improvvise o l'eccedenza bagaglio, o il gel per capelli che finalmente non metto più.
O gli arrivederci a non so più quando.
Che devo andare anche se non so perchè.
Che devo andare,magari a vedere se è la volta buona che mi trovo e nel caso ti scrivo da lì.
che devo andare e tanto basta a far finire almeno uno di questi atti.
Atti precari,di amori precari,di precariato amoroso.

sabato 9 marzo 2013

Oh, the Places You'll Go! by Dr. Seuss




















Waiting for a train to go
or a bus to come, or a plane to go
or the mail to come, or the rain to go
or the phone to ring, or the snow to snow
or waiting around for a yes or no
or waiting for their hair to grow.
waiting for the fish to bite
or waiting for wind to fly a kite
or waiting around for friday night
or waiting, perhaps, for their uncle Jake
or a pot to boil, or a better break
or a string of pearls, or a pair of pants
or a wig with curls or another chance.
Everyone is just waiting.

Dr Seuss

domenica 17 febbraio 2013

Different Pulses _ conleparole deglialtri





My life is like a wound I scratch so I can bleed 
Regurgitate my words, I write so I can feed 
And Death grows like a tree that's planted in my chest 
Its roots are at my feet, I walk so it won't rest 

Oh, Baby I am Lost... 

I try to push the colors through a prism back to white 
To sync our different pulses into a blinding light 
And if love is not the key. If love is not a key. 
I hope that I can find a place where it could be 

I know that in your heart there is an answer to a question 
That I'm not as yet aware that I have asked 
And if that tree had not drunk my tears 
I would have bled and cried for all the years 
That I alone have let them pass 

Oh, Baby I am yours...


#asaf_avidan

giovedì 14 febbraio 2013

ventod'isola




















le cose da dire,poi,me le dimentico tutte.

fuori tuona,grandina.vorrei che il vento forte di quest'isola spazzasse via anche la musica orribile che suonano quaggiù,
nel bar dell'hotel.
alzo la mia,metto i pink floyd.due giorni di questa musica e il cuore impazzisce anche peggio di prima.
forse è anche meglio.
forse non lo è per niente,forse al diavolo tutto.
come sono vere oggi le parole di ottobre e come mi piacerebbero poi,quelle di aprile.
non credo sarebbero mie però. o forse si,che il tempo e il vento fanno la loro parte,
il loro giro  e magari io incontro l'alfabeto,ad un angolo e per caso,
un giorno che ha pure smesso di piovere.
che se almeno potessi slacciarmi gli alamari sul petto e lasciarti guardare,sarebbe più semplice 
o almeno sarebbe.




"[due]

Guardarti [vista] con occhi di altri, riflessa in altri specchi, nel desiderio del vetro e in un vento che non ha il nostro respiro, è cosa per cui non ho mestiere né arte. E oggi comunque, vorrei solo sedere con te e tenerti la mano bevendo un caffè in mezzo al fruscio dei camerieri. Parlami, facendo finta che è aprile, se puoi. Di questo ho bisogno. Di te, del caffè [come dicevo] di cose normali."

di Hobbs